mag 03

In memoria di madame Guillottine.

Posted by Giuliano in PARIGI

CHI: Giuliano

città: Parigi

CHE: Sono  in molti i viaggiatori che, passando per Parigi, non perdono occasione per una visita spirituale al Père Lachaise, il gotico e monumentale cimitero che ospita  le tombe di alcuni illustri personaggi della storia Francese ed Europea.

Questo enorme camposanto, che con i suoi tortuosi vialoni alberati rappresenta la superficie verde più grande della città, fu eletto come ultima dimora da nomi del calibro di Delacroix, Flaubert, Oscar Wilde (la cui tomba coperta di rossetto e graffiti è un monumento all’isteria adolescenziale) e, palma d’oro delle visite, il leader dei Doors Jim Morrison.

Non tutti sanno però che, a pochi metri dai portoni del cimitero, potreste incappare, con un po’ di fortuna, in un’altra illustre “lapide” che per importanza e atmosfera non ha nulla da invidiare alle sue più conosciute vicine.

Se siete incuriositi da questa premessa, una volta terminata la caccia alle vostre tombe preferite provate a uscire dall’ingresso principale del cimitero, su boulevard de Menilmontant e a discendere rue de la Roquette, giusto di fronte a voi.

Una volta raggiunto l’incrocio con la più modesta rue de la croix Faubin (non più di duecento metri) fermatevi e date un’occhiata intorno.

Alla vostra destra dovreste avere il cancello d’ingresso a un grande parco pubblico, guardato a vista da una coppia di grandi uccelliere in legno. Davanti a voi la strada scende per perdersi nel caos cittadino, di cui non si vede la fine, mentre alla vostra sinistra la Croix Faubin, più simile a un viottolo che non a una strada, sprofonda nell’anonimato di una zona residenziale.

Prima di mandarmi a quel paese e  tornare alla metro più vicina, date una rapida occhiata sotto i vostri piedi. All’altezza del passaggio pedonale dovreste trovare cinque lastre rettangolari disposte a croce, ben infossate nel cemento.

Place Roquette (da laroquette.site.voila.fr)

Se tutto è andato bene, vi trovate su una delle piazze di esecuzione più prolifiche di Parigi, e le lastre che vedete non sono altro che i supporti per la ghigliottina che per oltre mezzo secolo servì fedelmente le esigenze repubblicane della più temuta tra le carceri cittadine, ed ora costituiscono la sola testimonianza di un capitolo nero della storia francese.

Ora concentratevi un attimo e non muovetevi, perché voglio tentare con voi un esercizio di ricostruzione visiva.

Pronti?

Osservate il porticato all’ingresso del parco che vi sta di fronte e abbattete tutti gli alberi che vedete, fino ad appianare l’intera superficie dell’area. Al loro posto cercate di figurarvi un grande e tozzo edificio grigio, i cui cancelli, guardati a vista da baffuti poliziotti in mantella, accolgono il triste e continuo viavai di gruppi di ragazzini, vestiti di pochi stracci. Avete appena ricostruito il carcere della piccola Roquette, la più grande prigione femminile e minorile di Francia, famosa per la sua estensione, la forma esagonale simile a quella di un bastione medioevale e gli interminabili corridoi, una rete lunga più di due chilometri.

Ora volgete lo sguardo in tutte le direzioni e provate ad eliminare la maggior parte degli edifici intorno a voi.

Immaginatevi circondati da una grande area rettangolare. Per comodità e drammaticità posizionate la nostra ghigliottina al centro di questa piazza, un tempo alberata.

Adesso avanzate una decina di metri sulla rue de la Croix Faubin e poi voltatevi in direzione del parco.

Fatto? Vi trovate ora sotto il portico di ingresso della Grande Roquette, dove un tempo venivano imprigionati i condannati a morte e i futuri deportati, e quei dieci metri che avete appena percorso sono il tratto di strada che divideva il futuro decapitato dal patibolo, di cui ora osservate i resti.

La prigione della grande Roquette, che, contrariamente a quanto si può credere, era di dimensioni decisamente più modeste rispetto alla sorella minore, deve il suo appellativo ad una triste ed immensa fama. Dal  1851 al 1899 fu infatti il centro di detenzione dei peggiori criminali provenienti da gran parte dell’Ile de France. Figuratevi che il nome ufficiale della struttura era “Deposito dei Condannati”.

Chi vi entrava era sottoposto a condizioni detentive durissime e ne usciva solamente per essere trasferito nei campi di lavoro coloniale o, non di rado, davanti al patibolo.

La Grande Roquette fu abbattuta dopo quasi 50 anni di attività e ben 69 esecuzioni, nonché una delle più grandi fucilazioni pubbliche avvenute all’epoca della Comune. La Petite Roquette sopravvisse fino al 1974, quando fu demolita provocando non poco rumore nelle cronache locali.

Di quest’ultima struttura oggi non rimane altro che il grande porticato, che funge ormai da ingresso per un ridente giardino piantato verso la fine degli anni settanta e che, insieme alle cinque pietre sulle quali vi trovate, costituisce l’unica testimonianza di un macabro ma affascinante spaccato della storia parigina.

Un ringraziamento particolare a Thomas e a http://laroquette.site.voila.fr/ per le immagini e l’aiuto nella ricerca delle fonti

Un gros merci à Thomas et a http://laroquette.site.voila.fr/ pour les images et l’aide à la recherche des ressourcés.


IN MEMORIA DI MADAME GUILLOTTINE

Rue de la Croix Faubin, incrocio con Rue de la Roquette (Guarda la mappa)

Metro: Voltaire (linea 9  oro) o Père Lachaise (linea 2 blu)

Da sapere che: Le esecuzioni avvenivano all’alba. La ghigliottina, o “Veuve” (Vedova), veniva portata durante la notte, trasportata su un carro da un deposito situato a pochi isolati di distanza. Le teste dei condannati più illustri, come quella dell’italiano Enrico Pranzini, erano poi utilizzate per creare dei calchi utilizzati come maschere mortuarie. Se volete saperne di più, recatevi al museo della prefettura di Polizia di Parigi, dove potete “ammirare” alcune delle maschere sopravvissute al tempo.

A due passi: Provate a scendere ancora lungo la Rue de la Roquette. Dopo una lunga passeggiata tra bistrot, kebab house e ristoranti cinesi sfocerete dritti dritti su Place de la Bastille.

In memoria di Madame Guillotine suona come Johnny Cash – Ain’t no Grave


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