mag 22

Anche agli ubriaconi facevano le statue!

Posted by Alice in ROMA

CHI: Alice

città: Roma

CHE: Roma, si sa, è la città delle fontanelle. Oltre alle tante fontane monumentali, si contano ben 2.500 fontanelle. Le più comuni sono quelle con la classica forma cilindrica di metallo con un tubo arcuato dal quale sgorga l’acqua, e che per questo vengono chiamate “nasoni”. Alcune sono rionali, ognuna col suo stemma, e altre purtroppo sono scomparse. Ma tra le sopravvissute ce n’è una, probabilmente la più particolare di tutte, che non può sfuggire a chi di solito si ritrova a passeggiare per via del Corso.

Se si passeggia in centro a Roma, questa chicca fatta fontana è da non perdere.

Ci troviamo tra il rione Trevi e il rione Pigna, rispettivamente, il secondo e il nono di Roma. Quasi all’inizio del Corso, venendo da Piazza Venezia, la seconda strada sulla sinistra è via Lata. E già questo è un bel mistero, visto che in latino “lata” significa “larga” e invece la via che vi troverete di fronte è piuttosto corta e stretta. La via Lata in realtà era l’antico nome di Via del Corso, prosecuzione di Via Flaminia, una volta passata Porta del Popolo. Il nome fu poi cambiato nel 1400.

Comunque, appena arrivati su Via Lata subito visibile sulla destra incastonata nel muro del Palazzo della famiglia borghese De Carolis (1774, oggi palazzo del Banco di Roma) c’è la Fontana del Facchino realizzata tra il 1586 e il 1598. Rappresenta un “acquarolo”, il termine romano dell’”acquaiolo”, che era il facchino di questo rione che di notte si recava a raccogliere acqua al Tevere o alle tre bocche dell’antica Fontana di Trevi e di giorno la distribuiva per le strade di Roma raccolta in piccole botticelle. La statua tiene in mano una botticella, per l’appunto, dalla quale sgorga l’acqua e il costume che indossa è stato riconosciuto e convalidato dall’ Università degli Acquaioli.

L’indentità del personaggio e la paternità dell’opera però rimangono ancora piuttosto ambigue. L’antica iscrizione in latino che è andata persa nel trasferimento della fontana, per facilitare il passaggio, dalla facciata del palazzo (su via del Corso) alla via laterale, sembrava infatti riferirsi più a un portatore (e gran bevitore) di vino, che di acqua!

Recitava così: “Ad Abbondio Rizio, coronato [facchino] sul pubblico selciato, valentissimo nel legar fardelli. Portò quanto peso volle, visse quanto poté; ma un giorno, portando un barile di vino in spalla e dentro il corpo, contro la sua volontà morì”.

In passato c’è chi pensò si trattasse di una statua di Martin Luther, il teologo tedesco iniziatore della Riforma protestante. Anche sullo scultore molti dubbi: attualmente è attribuita all’artista fiorentino Jacopo del Conte, ma nel 1751 il pittore e architetto italiano Luigi Vanvitelli l’attribuì, nientemeno, a Michelangelo!


FONTANA DEL FACCHINO

Via Lata (Guarda la mappa).

Bus: qualsiasi da Termini con fermata Piazza Venezia (40, 64, 60, H…)

Da sapere che… la Fontana del Facchino è la più giovane “statua parlante” di Roma. Si definiscono così le sculture antropomorfe che i romani utilizzavano per affiggervi satire clandestine di solito indirizzate al governo. La prima e più importante è sicuramente la statua di Pasquino, da cui nacque, appunto, il termine “pasquinate”, la satira made in Roma!

A due passi… troppe cose! Santa Maria in Via Lata, Palazzo Doria Pamphili, Liceo ginnasio Visconti, Collegio Romano, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Biblioteca Casanatense, Santa Maria sopra la Minerva, Sant’Ignazio, Antica Birreria Peroni, Santissimi Apostoli…

Anche agli ubriaconi facevano le statue! suona come Litfiba – In fondo alla boccia.


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