ago 06

Il palazzaccio e la bambolina.

Posted by Alice in ROMA

CHI: Alice

città: Roma

CHE: Questa è una storia di Roma molto particolare che unisce, nientemeno, le vicende del Palazzo di Giustizia con quelle di un’antica ragazza romana. Anzitutto sapete che cos’è il Palazzaccio? I romani delle vecchie generazioni lo sanno sicuramente, ma i più giovani mi sa che cominciano a scordarlo, perché sempre più raramente ci si riferisce al Tribunale con il suo antico soprannome. Eh sì, il Palazzaccio è proprio lui, quello che nei Tg viene chiamato Tribunale di Roma o Palazzo di Giustizia o Corte di Cassazione.

Bambola di Crepereia (da silviadue.net)

Bambola di Crepereia (da silviadue.net)

Il Palazzo di Giustizia fu costruito tra il 1888 e il 1910. Il 14 marzo 1888 alla presenza dei reali (il secondo re d’Italia Umberto I – non a caso è il nome del ponte che è di fronte al palazzo – e Margherita di Savoia – sua sposa-cugina e prima regina d’Italia) fu posta la prima pietra. Ma non era una pietra qualunque, era un pesante blocco di cemento armato rivestito di travertino per dargli un aspetto neobarocco. 22 anni per ultimare uno dei primi esperimenti in Europa di costruzione in cemento armato. Il 1888 fu dunque un anno simbolico che segna in qualche modo la nascita della giustizia formale e laica in Italia. Il palazzo di Giustizia era stato voluto infatti per rappresentare un nuovo ordine che doveva soprattutto riparare le ingiustizie del governo pontificio. Ma i romani sono sempre molto propensi ai soprannomi, soprattutto quando una cosa non li convince. Non credendo che quel palazzo avrebbe davvero risolto tutte le ingiustizie lo ribattezzarono da  subito “Palazzaccio”, “il grande e brutto palazzo”. Un altro esempio famoso riguarda il Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, o Vittoriano (dedicato a Vittorio e non alla vittoria) che già erroneamente viene chiamato dai romani Altare della Patria (che è solo una parte del complesso) e che fu poi soprannominato “macchina da scrivere” o “torta nuziale”. Anche qui poco convinti della riuscita: della funzione e, soprattutto, dell’aspetto. Comunque in qualche modo il soprannome divenne una saggia premonizione delle minacce di crollo che il palazzo registrò nel 1970, anno in cui fu abbandonato. Dopo un lungo restauro oggi è sede della Corte di cassazione, com’era negli intenti originali, visto che la Cassazione è proprio il giudice di ultima istanza in Italia, il giudice Supremo. Di fronte al Palazzaccio c’è un gruppo scultoreo che rappresenta la Giustizia al centro, tra la Legge e la Forza. Ai lati davanti ai finestroni centrali ci sono due figure con corona e tromba che rappresentano la fama, divinità romana molto particolare che è conosciuta pochissimo. La fama (dal latino fari, parlare) è la personificazione della voce pubblica, immaginata come un mostro alato gigantesco in grado di spostarsi a grande velocità, coperto di piume che nascondevano centinaia di occhi per vedere, centinaia di orecchie per sentire, e centinaia di bocche e lingue per parlare. Questo mostro alato rappresentava allegoricamente le voci, le dicerie, le notizie che nascono, si diffondono, acquistano credibilità, si confondono, si amplificano o si distorcono.

Sta di fatto che in tutta questa storia all’insegna della “pesantezza” ci fu una scoperta “gentile e leggera” che commosse tutta Roma. L’anno successivo all’inaugurazione, durante i lavori di fondazione del palazzo, successe che dalle sabbie fangose del Tevere uscì fuori un sarcofago che ospitava il corpo e il corredo di una ragazza romana di circa 20 anni, Crepereia Tryphaena, del II secolo d.C. La ragazza teneva vicino a sé una bambola, una delle più antiche mai ritrovate, d’avorio con delle fattezze minuziose, braccia e gambe snodabili come nemmeno le Barbie, unghie e anelli, probabilmente indossava un vestito da sposa, perché l’acconciatura dei capelli era proprio quella delle spose romane: 6 trecce raccolte insieme. Il che fa pensare che la ragazza morì poco prima o poco dopo le sue nozze. Sepolto al suo fianco c’era un altro corpo, l’iscrizione riporta il nome di Euhodus Tryphaena. Entrambi sono nomi di origine greca, ma ampiamente usati a Roma da persone prevalentemente di estrazione servile. Oggi la bambola è conservata nei Musei Vaticani.

Con queste parole ricche di commozione l’archeologo Rodolfo Lanciani descrisse l’apertura del sarcofago di Crepereia avvenuto sul luogo del ritrovamento, due giorni dopo il recupero, il 12 maggio del 1889.

“Tolto il coperchio e lanciato uno sguardo sul cadavere attraverso il cristallo dell’acqua limpida e fresca, fummo stranamente sorpresi dall’aspetto del teschio, che ne appariva tuttora coperto dalla folta e lunga capigliatura ondeggiante sull’acqua. La fama di cosi mirabile ritrovamento attrasse in breve turbe di curiosi dal quartiere vicino, di maniera che l’esumazione di Crepereia Tryphaena fu compiuta con onori oltre ogni dire solenni, e ne rimarrà lunghi anni la memoria nel quartiere Prati. Il fenomeno della capigliatura è facilmente spiegato. Con l’acqua di filtramento erano penetrati nel cavo del sarcofago bulbi di una tal pianta acquatica che produce filamenti di color d’ebano, lunghissimi, i quali bulbi avevano messo di preferenza le loro barbicine sul cranio. Il cranio era leggermente rivolto verso la spalla sinistra e verso la gentile figurina di bambola…”

Ancora oggi la Fama ne parla, di Crepereia e il Palazzaccio.


IL PALAZZACCIO E LA BAMBOLINA

www.cortedicassazione.it

Piazza Cavour 1, Roma (Guarda la mappa)

Lungotevere Prati. Bus: 30, 40. Metro A: Lepanto.

Musei Vaticani, Viale Vaticano. Bus: 46, 64. Metro A: Ottaviano o Cipro. Info: 06 69884676 – 06 69883145

Da sapere che… se leggendo vi siete chiesti, come mai al primo re d’Italia non corrisponde la prima regina d’Italia. Margherita è la prima regina del Regno d’Italia perché Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d’Italia, sposò la sua amante Rosa Vercelana, detta (in piemontese) La Bela Rosin, diventando in seguito sua moglie “morganatica”. Un matrimonio morganatico è un tipo di matrimonio che può essere contratto in alcune nazioni, solitamente tra persone di diverso rango sociale, che impedisce il passaggio alla moglie dei titoli e dei privilegi del marito. Vittorio Emanuele concesse però a La Bela Rosin i titoli di Contessa di Mirafiori e Fontanafredda.

A due passi… Castel Sant’Angelo, Mausoleo di Augusto, Museo nazionale romano di Palazzo Altemps, Basilica di San Pietro.

Il palazzaccio e la bambolina suona come The Dresden dolls - Girl anachronism.

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