set 03

Una notte per mille e una. – ZANZIBAR

Posted by Alice in DAL MONDO

CHI: Alice

città: Zanzibar Town

CHE: Il Time l’ha definito: “il paradiso in un hotel”. E in effetti chi ha voglia di levarsi lo sfizio di una notte dal sapore orientale che ne vale mille e una proprio come raccontava Sharazad, deve fermarsi qui, al “236 Hurumzi”, hotel meraviglioso nel cuore di Stone Town, la città vecchia, di pietra, di Zanzibar Town, nell’isola di Zanzibar, Tanzania. Il nome dell’hotel è il suo indirizzo, ma oggi si estende dal 234 al 240, affacciandosi su una piazza dal nome dolcissimo “Peace of love”.

Zanzibar è caratterizzata da una predominante cultura islamica, in quanto già dal I millennio tutta l’Africa orientale fu teatro di una intensa espansione commerciale araba e persiana. Il palazzo principale fu infatti costruito interamente in stile arabo, dagli Omani, i primi arabi che nel 1698 ebbero il controllo su Zanzibar. Lo si vede dalla porta di legno dagli intricati intagli che si trova al piano terra dietro la hall e che risale alla prima metà dell’’800. La facciata del palazzo è stata invece costruita nel 1870 da Tharia Topan che fu il principale consigliere e capo ismailita delle dogane del sultano omanita Bargash, all’epoca uno degli uomini più ricchi di Zanzibar. Ricco mercante di origine indiana, per i suoi servizi al sultano e al protettorato inglese, fu soprannominato Sir Tharia Topan dalla regina Vittoria del Regno Unito (e imperatrice d’India). In questo modo l’hotel è un interessante mix di elementi persiani, indiani e arabi. Le camere così spaziose sono tipicamente arabe, mentre le finestre, i lavori in legno e i dettagli hanno invece una chiara influenza persiana e indiana. Questa contaminazione di stili dà vita a quello che viene chiamato “stile zanzibarino”: finestre intagliate, vetri colorati, decorazioni particolari come solitarie piastrelle dai disegni a colori in mezzo ad altre bianche.

Quando la tratta degli schiavi fu ufficialmente abolita a Zanzibar nel 1883, le autorità inglesi dichiararono che tutti i proprietari dovevano liberare i propri schiavi, ma molti si rifiutarono, il governo inglese allora istituì un fondo di rimborso per comprare la loro libertà. Il palazzo usato per stipulare questi “contratti di compensazione” fu proprio il 236 Hurumzi. Il nome deriva infatti da due parole swahili “uhuru-mzee” che significa “libera gli uomini”. Da quel giorno sia la strada che il palazzo presero questo nome. Successivamente il palazzo fu venduto alla missione cattolica. Passò poi di mano in mano, di famiglia in famiglia, decadendo sempre di più per gli alti costi di manutenzione fino a che la rivoluzione socialista del presidente della Tanzania Julius Nyerere del 1964 non rovesciò definitivamente il sultano, costringendo alla fuga tutti i nobili nel 1991. Ormai abbandonato fu acquistato da tale Thomas Green, ballerino texano che negli anni ’80 calcava, nientemeno, i palcoscenici della Rai nel corpo di ballo di Raffaella Carrà. Costui insieme a Emerson Skeens decise di ripristinare l’antico splendore del palazzo per farne un hotel da sogno, quello che è il 236 Hurumzi oggi (inizialmente si chiamava “Emerson & Green”).

Tower Top Restaurant (da 236hurumzi.com)

Oggi l’hotel conta 10 stanze standard (quelle nel palazzo antico) più altre 6 standard e 8 suite negli edifici nuovi. Ma vi assicuro che le standard sono già delle suite, essendo tutte molto grandi, con letti con zanzariere e ventilatori dentro al letto. Tutte le stanze hanno vasche in pietra verde bellissime, tranne la Kipembe. Non immaginatevi inoltre un palazzo normale. L’Hurumzi si sviluppa tutto verso l’alto (è uno dei palazzi più alti di Zanzibar Town, per questo le stanze all’ultimo piano sono le più ambite) ma in modo intricato, le scale sono altissime, in mezzo c’è un cortile e ai lati molte ali separate che danno al palazzo forme diverse e labirintiche. La strana struttura culmina infine con l’altissimo Tower Top Restaurant.

Queste le standard: Ballroom, la più grande delle standard. Gallery, letto in legno teak e finestre dipinte a mano. Lavender, sui toni blu e lavanda, letto in ottone e le 4 “cardinali”, North: stanza semi-aperta con vista sull’Oceano Indiano e vasca all’aperto. South: veranda con giardino, vasca sotto le stelle. East: visuale sull’alba, brezza leggera e visuale spettacolare. West: per chi è più romantico e vuole il tramonto con una grande vasca araba. Crystal: specchi e candelabri con balcone, la vasca è a fianco al letto. Kipembe: stanza centrale molto intima. Zenana due stanze molto grandi con balcone.

Zenana è stata la mia stanza per (mille e) una notte.


UNA NOTTE PER MILLE E UNA

www.236hurumzi.com

236 Hurumzi Street, Stone Town, Zanzibar Town, Zanzibar, Tanzania (Guarda la mappa).

E-mail: 236hurumzibookings@zanlink.com

Tel: 255-(0) 77-7423266. Fax: 255-(0) 77-7429266.

Da sapere che… ovviamente i costi non sono propriamente economici. Vanno dai 100 ai 200 dollari, ma spenderli anche solo per una notte vale davvero la pena. Se non ve la sentite provate però la cena (rigorosamente swahili), al Tower Top Restaurant, dove si va scalzi seduti su cuscini e tappeti con le pietanze su piccoli tavolini in legno. 25 dollari e vi arriveranno 3 antipasti (gustosi anacardi tanzaniani, humus di ceci e cocco in salsa di soia), zuppa del giorno molto speziata (non a caso per alcuni Zanzibar deriva dall’arabo zanjabīl, che significa “zenzero”, una delle spezie commerciate da “Zanzibar, l’isola delle spezie”), il piatto principale da scegliere tra carne e pesce o vegetariano (la tajine – pentola di terracotta – di verdure al curry o senza è molto abbondante e buonissima), il dolce o la macedonia di frutta (meravigliosa, con mango, papaia, ananas e il succo acidulo del frutto della passione), tè arabo o caffè del Kilimanjaro piuttosto forte. Il tutto in cima a una torre altissima che guarda l’intera Stone Town e l’oceano punteggiato dalle tipiche imbarcazioni dhow a vela, musica orientale e drink squisiti, tra cui il Zanzibar Dowa, una specie di Capirinha/Mojito zanzibarino con lime, zucchero di canna, Konyagi (rum locale) e miele.

A due passi… l’Oceano Indiano!; il Beit-el-Ajaib (letteralmente, il Palazzo delle Meraviglie), sede del museo di Zanzibar, che deve questa denominazione al fatto di essere la più grande struttura architettonica di Zanzibar, il primo edificio dell’isola a essere dotato di energia elettrica e il primo in tutta l’Africa orientale a essere dotato di ascensore; Forodhani Gardens affacciati sull’oceano, di notte si animano di venditori e ristorantini all’aperto.

Una notte per mille e una suona come Takfarinas – Zaama Zaama.


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