set 27

Nerone, la Papessa e San Giovanni – 1° parte

Posted by Alice in ROMA

CHI: Alice

città: Roma

CHE: San Giovanni in Laterano, oltre a essere la Cattedrale della diocesi di Roma, la sede ecclesiastica ufficiale del Papa, la prima delle quattro basiliche papali e la più antica basilica d’Occidente, è anche, o forse proprio per tutto questo, un luogo che ha attirato su di sé una serie di misteriose e intricate vicende a metà strada tra storia e leggenda che riguardano i famigerati “secoli bui” dell’Alto Medioevo (476-1066) dominati da caos, violenza e superstizione, oltreché da scarse testimonianze storiche. Sta di fatto che sono tutte storie curiosamente caratterizzate da strani mescolamenti tra elementi maschili e femminili.

La Papessa Giovanna.

La storia più particolare è quella che riguarda la Papessa Giovanna, leggendaria papa donna che avrebbe regnato sulla Chiesa dall’853 all’855. Era una donna inglese che iniziò a vestirsi in abiti maschili per protezione paterna e per poter avere accesso all’educazione, diventando monaco con il nome di Johannes Anglicus. Colpì molti uomini di Chiesa per la sua intelligenza e la sua erudizione e così venne eletta papa succedendo a Leone IV e prendendo il nome di Giovanni VIII. A Giovanna successe poi papa Benedetto III, che regnò per breve tempo, ma si assicurò che il suo predecessore (e tutta la storia che segue) venisse omesso dalle registrazioni storiche. Il nome papale che Giovanna assunse venne in seguito utilizzato da un altro papa Giovanni VIII (872-882).

La papessa non praticava l’astinenza sessuale, rimanendo così incinta di un suo amante. Durante una processione di Pasqua (nella quale il Papa torna al Laterano dopo aver celebrato messa in San Pietro) il corteo si trovava nei pressi della basilica di San Clemente al rione Monti. L’enorme folla fece imbizzarrire il suo cavallo che la fece cadere portandola a un travaglio prematuro. C’è chi dice che morì così di parto, altri dicono invece che fu la folla a ucciderla: scoperto il “satanico segreto” la fece trascinare per i piedi dal cavallo attraverso le strade di Roma, lapidandola poi a morte nei pressi di Ripa Grande. Venne comunque sepolta nello stesso punto in cui partorì, tra il Colosseo e San Clemente, dove venne posta un’iscrizione: il cosiddetto, quasi esoterico, “versetto delle 6 P”: “Petre Pater Patrum Papissa Pandito Partum” ovvero “Pietro, Padre dei Padri, rendi Pubblico il Parto della Papessa”. Ancora oggi a Roma all’angolo tra la basilica dei Santi Quattro Coronati e Via dei Querceti, si vede un “sacello”, una piccola edicola buia chiusa da un’inferriata, risalente all’XI sec. Qui, dove secondo i credenti la Madonna ha perdonato Giovanna, si va a pregare per peccati che riguardano la lotta tra razionalità e amore. Un altro elemento che accredita la leggenda sta nell’esistenza di una statua di donna con un bambino presso S. Clemente con un’iscrizione. Entrambe vengono ricordate nei Mirabilia Urbis Romae del sec. XIV (le guide turistiche dal Medioevo al Rinascimento): «Item iuxta Coliseum in platea iacet ymago que dicitur papa femina, cum puero».

Pare che da quel giorno il Vaticano corse ai ripari, e lo fece utilizzando un rito al limite della volgarità, il cosidetto probatio sexus. Il papa appena eletto, prima dell’investitura ufficiale, veniva fatto sedere su una sedia che aveva sul pianale un foro a mezzaluna. La sedia era chiamata “stercoraria”. L’etimologia è proprio “quella lì”!, si dice, per ricordare al nuovo papa la sua origine umana, e perché il salmo cantato durante l’incoronazione papale era De stercore erigens pauperem (“Sollevando il povero dal letamaio”). Il nome comunque ha a che fare anche con la loro origine romana: latrine di lusso o “sedili da parto” (nel passato era molto usato il “parto seduto”). E proprio l’esistenza in Vaticano di sedili da parto, crea non poche suggestioni, tra storia e leggenda, sulla papessa. Alcuni dicono che il papa doveva sedersi su due sedili: sul primo il neoeletto riceveva lo scettro del comando e le chiavi di S.Pietro, sul secondo una cintura rossa dalla quale pendevano dodici gemme; altri ancora su tre sedili, per richiamare il valore della trinità. Sta di fatto che durante la cerimonia un cardinale era incaricato di inserire una mano nel foro per constatare il sesso del futuro papa. Se l’investigazione andava a buon fine, esclamava “Virgam et testiculos habet!” e tutti gli ecclesiastici rispondevano “Deo Gratias”. Addirittura si ha un riferimento di questo calibro: “Ha due palle e ben appese”, pronunciato dal cardinale addetto durante l’incoronazione di papa Innocenzo X nel 1644.

Alcune fonti dicono in realtà che il probatio sexus è rimasto in vigore fino al 1513, ci sono anche delle illustrazioni. Una delle sedie più note era un trono di porfido rosso che si trovava proprio nel portico della basilica di San Giovanni in Laterano, la cattedrale del papa, ora conservata nei Musei Vaticani. Un’altra sedia è al Louvre di Parigi.

Della papessa Giovanna ne parlarono molti storici e intellettuali di spicco tra cui il teologo Guglielmo di Ockham, il poeta romano Gioacchino Belli («D’allora st’antra ssedia sce fu mmessa / pe ttastà ssotto ar zito de le vojje / si er pontescife sii Papa o Ppapessa») e anche Boccaccio nel suo “De mulieribus claris” narrò che il vero nome della donna era Giovanna Angelica, una giovane così desiderosa di studiare che si vestì da maschio e seguì un monaco che partiva per l’Oriente. Compare in realtà anche in alcuni elenchi di Papi, principalmente nel Duomo di Siena, dove la sua immagine appare tra quelle degli altri pontefici.

Se ne parla così tanto e siamo così abituati a veder manipolate tante verità, e gli indizi e i riferimenti sono comunque tanti, che non mi stupirebbe se in questa storia bizzarra ci fossero degli elementi veri e storicamente fondamentali. In ogni caso vero fu lo strapotere delle vere padrone di Roma nel X secolo che si conoscono molto poco, e in riferimento alle quali, al limite, la papessa Giovanna è un riferimento simbolico. Erano le patrizie romane Teodora e (soprattutto) la figlia Marozia, amanti, madri e assassine di diversi papi, appartenenti alla potente famiglia dei conti di Tuscolo. Un periodo molto buio per il papato tanto che viene appellato “Epoca della Pornocrazia”, per significare che il potere era nelle mani delle cortigiane e, soprattutto direi, per svilire che lo era! Poteri così forti che Marozia, per esempio, riuscì a far eleggere papa suo figlio, che aveva solo 12 anni, con il nome di Giovanni XI, il cui padre era inoltre un altro papa, Sergio III (904-911), esercitando su di lui una forte influenza. Sergio III arrivò al punto di far strangolare i suoi avversari e Papa Giovanni X fu deposto e lasciato morire di fame in carcere. Per dire che è possibile, in realtà, che per scherno il piccolo Giovanni XI venisse chiamato “papessa”, ossia Giovanna, perché in realtà era lei, Marozia, una donna, a decidere.

D’altra parte vista con gli occhi di oggi, una donna travestita da uomo in quell’ambiente e in quell’epoca, oltre ad essere tecnicamente possibile, tra le vesti abbondanti e l’effeminatezza di molti ecclesiastici, si unisce alla storia dei papi di quel tempo piena di ricatti, imposizioni e deposizioni violente. Prima e dopo la “papessa” quasi tutti i papi sono restati in carica per pochi anni o mesi, spesso morti in modo misterioso. Un papa, Stefano II (752) morì addirittura 4 giorni dopo essere stato eletto.

Curioso che si chiamava Giovanna, come Giovanna d’Arco, altra donna “eretica” della storia che si è deciso di eliminare. Nella chiesa primitiva esisteva la figura della diaconessa, stato clericale al quale era affidato la cura dei malati e dei poveri e anche alcuni uffici liturgici. Alla fine questo istituto finì con l’essere dimenticato lasciando aperti alle donne solo i conventi e nessun ufficio religioso.

In tutta questa storia il detto “Testiculos qui non habet Papa esse non posset” deriva proprio dall’usanza del probatio sexus, metafora di un’atavica paura maschile verso il femminino e tutto ciò che rappresenta. Il che sembra sorprendentemente collegarsi a certi ragionamenti politici di oggi: se alcune categorie di uomini avevano e continuano a tenere il potere grazie ai testicoli, perché è così scandaloso che le donne lo ottengano grazie alla vagina?

Rimane il fatto che ancora oggi il pontificato è vietato alle donne. E non si capisce davvero perché.


NERONE, LA PAPESSA E SAN GIOVANNI

San Giovanni in Laterano e San Clemente

Piazza di San Giovanni in Laterano (Guarda la mappa) e Piazza di San Clemente (Guarda la mappa).

Bus: 117. Tram: 3 Metro A: San Giovanni

Da sapere che… la Papessa esiste nell’immaginario comune come secondo arcano maggiore dei Tarocchi. In alcuni mazzi viene rappresentata proprio la Papessa Giovanna, come nei Tarocchi Visconti-Sforza eseguiti da Bonifacio Bembo nel 1450 (v. foto). La Papessa rappresenta il potere femminile dell’intuizione, dell’irrazionale e dell’inconscio, una delle chiavi che porta alla saggezza. Sono stati realizzati anche due film sulla leggenda: “La Papessa Giovanna” di Michael Anderson del 1972 e “La Papessa” di Sonke Wortmann del 2009.

A due passi… Dalla parte di San Giovanni: Ministero per i beni e le attività culturali dipartimento spettacolo e sport, Museo storico della lotta di liberazione di Roma. Tra San Giovanni e San Clemente: palazzo del Laterano, Istituto pontificio Giovanni Paolo II, Ospedale San Giovanni. Dalla parte di San Clemente: Celio, Colle Oppio, Tempio di Claudio.

Nerone, la Papessa e San Giovanni suona come Bathory – The woodwoman.

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