feb 08

Cameriere, c’è un topo nel mio piatto! – AREQUIPA

Posted by CHIcCHE Guests in DAL MONDO

CHI: Alessandro

città: Arequipa

CHE: C’è una pietra, tra le rovine nebbiose di Machu Picchu, dalle strane forme. Questa “roccia sacra”, com’è conosciuta, poggia su un piedistallo al limite nord della cittadella e rappresenta il cancello per la scalata di Huayna Picchu, la montagna che nelle foto di Machu Picchu ricorda il naso di un volto indio. Si dice che le forme di questa roccia rappresentino proprio la montagna alle sue spalle. Altri studiosi sono convinti si tratti di un puma, che ha sempre giocato un ruolo molto importante nei miti incaici.

Un’altra teoria, forse meno conosciuta, vuole invece che questo ammasso di granito raffiguri i lineamenti di un animale meno regale del puma ma altrettanto importante per la cultura Inca: il cuy, conosciuto da noi con il nome di porcellino d’India.

Il Cuy arrosto.

Il cuy, troppo radicato nelle tradizioni andine, fu una delle poche icone autoctone che la Chiesa ha trovato difficile estirpare durante la colonizzazione. Si narra che ai prelati spagnoli fu sconsigliato lo sterminio di massa di questi piccoli roditori per evitare una rivolta popolare.

Se non si fosse messa d’intralcio la mia avversione nel dover pagare l’entrata per visitare una chiesa (e se avessi saputo prima della chicca presente nella cattedrale), avrei potuto ammirare un quadro molto significativo dell’importanza culturale di questo animaletto. Nella cattedrale di Cusco, infatti, vi è una rappresentazione alquanto singolare dell’ultima cena di Cristo, opera del pittore Marcos Zapata, in cui Gesù e i suoi apostoli si trovano di fronte a un vassoio con un cuy arrostito.

Avete letto bene: oltre a essere considerato un’ottima cavia scientifica e l’animaletto domestico perfetto da regalare alla vostra sorellina, il porcellino d’India vanta nel suo curriculum anche un ruolo da “principale fonte di cibo” per gli Inca. Piatto destinato alle famiglie nobiliari dell’Impero Inca, nel tempo è diventato il cibo dei contadini e della popolazione fino a presentarsi ai giorni nostri come pranzo della domenica per alcune famiglie e attrazione culinaria per turisti e viaggiatori.

Ebbene sì, anche io ho assaggiato un cuy. Dopo tanto tentennare, ho finalmente deciso di svezzare il mio palato ad Arequipa. È il simpatico Jose, il proprietario dell’ostello dove alloggio, a convincermi che non posso certo pensare di lasciare il Perù senza aver assaggiato una delle prelibatezze che ha da offrire. Quando gli chiedo che sapore abbia un cuy, Jose mi risponde con un secco quanto franco “yo que sé, nunca me comí una rata…”, cosa vuoi che ne sappia, non ho mai mangiato un sorcio io!

Più ricco di proteine di un pollo, più facile da allevare di un maiale e più economico di una mucca, il cuy, così chiamato probabilmente dal suono dei versi che emette (almeno in vita!), si presenta arrostito in tutta la sua interezza. Infatti, non si ordina un filetto o una coscia di cuy: quello che vi vedrete servire sarà un cuy completo, spiaccicato sul piatto con tanto di zampe e dentoni sporgenti.

Dopo aver superato lo shock iniziale, si rimane piacevolmente sorpresi nello scoprire che la carne del cuy e la sua pelle croccante hanno un sapore a metà tra il pollo e l’agnello che lo rende più familiare.

Un consiglio: per farvi coraggio prima di affondare i denti nell’animale, a nulla servirebbe rivolgersi ironicamente alla cameriera chiedendo se la testa è commestibile. Potreste sentirvi rispondere che “claro que sì,” se ti piace puoi mangiarla…


CAMERIERE C’E’ UN TOPO NEL MIO PIATTO

Arequipa, Peru’ (Guarda la mappa).

Da sapere che… Leggende metropolitane raccontano che nelle zone periferiche più povere di Lima, e in mancanza d’altro, ci sia l’abitudine di cucinare e mangiare il cacciatore di roditori per eccellenza: il gatto. Ma a me le leggende piacciono in quanto tali e, per il bene del mio stomaco e al pensiero del mio gatto a casa, ho preferito non scoprire se esistesse il famoso fondo di verità.

A due passi… È possibile mangiare un cuy quasi dappertutto in Perù, anche se ogni zona ha il suo modo di cucinarlo. “A due passi” dal cuy trovate il ceviche, vero piatto tipico peruviano a base di pesce.

Cameriere, c’è un topo nel mio piatto! suona come Elio e le Storie Tese – Il vitello dai piedi di balsa.

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