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	<title>CHIcCHE &#187; PARIGI</title>
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	<description>L&#039;altro volto delle città.</description>
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		<title>Quando il vino insegna a cantare (in francese).
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 13:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[dove andare a parigi]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra tutte le incertezze e i dubbi che lo straniero formula inevitabilmente nel corso del suo soggiorno a Parigi, vi sono fortunatamente alcune verità che imparerà a riconoscere rapidamente, pena la sua stessa sopravvivenza! Oggi voglio prendermi la briga di mostrarvene due che reputo fondamentali.
Uno: ai parigini piace bere. Come in tutte le metropoli  [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/04/05/quando-il-vino-insegna-a-cantare-in-francese/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>:Giuliano</p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong><strong>ittà</strong>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Tra tutte le incertezze e i dubbi che lo straniero formula inevitabilmente nel corso del suo soggiorno a Parigi, vi sono fortunatamente alcune verità che imparerà a riconoscere rapidamente, pena la sua stessa sopravvivenza!</p>
<p>Oggi voglio prendermi la briga di mostrarvene due che reputo fondamentali.</p>
<p>Uno: ai parigini piace bere. Come in tutte le metropoli dell’Europa centro-settentrionale, anche qui si è radicata l’usanza del dopolavoro alcolico, che però sortisce su questo popolo, forse geneticamente predisposto al vino rosso e ai distillati da secoli di pratica, effetti rocamboleschi. E così, dal mercoledì al sabato i caffè e i ristoranti si riempiono di impiegati dalle camicie chiazzate, studenti in cerca di avventure e disoccupati affamati di socializzazione in una kermesse di incontri che non guarda a razza, colore, età o implicazioni future.</p>
<div id="attachment_5790" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/levieuxbelleville.jpg"><img class="size-medium wp-image-5790" title="&lt;p&gt;levieuxbelleville&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/levieuxbelleville-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Le Vieux Belleville.</p></div>
<p>Due: Qui la musica la fa da padrona. Dalla chanson française alla House, passando per il jazz Manouche, il rap e la afro-beat, ogni serata è buona per andare alla scoperta di un concertino di qualche tipo. Su un campione “tipo” di tre caffè scelti a caso il primo ha sempre un palco, il secondo una plancia di missaggio e il terzo troverà un modo per organizzarsi se necessario. Per non contemplare poi i teatrini, i centri sociali e i numerosi festival a basso costo che si organizzano durante tutto l’anno tra il centro della città e la provincia.</p>
<p>La domanda che mi pongo è: se volessimo verificare questi due assunti in un colpo solo e rendere il tutto un’esperienza memorabile per il turista romantico che mette piede, magari per la prima volta, a Parigi, dove potremmo indirizzarci?</p>
<p>Risposta pronta in tasca, vi do per la seconda volta appuntamento a Belleville, tra le strade affollate e multietniche di un quartiere che avevamo già visitato durante la scoperta di uno dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://chicche.org/2010/03/20/signor-malaussene/" target="_blank">più famosi artisti francesi del nostro tempo</a></span>.</p>
<p>Oggi però ci addentriamo nella parte più alta e residenziale di questa cittadella, imboccando una viuzza che si stacca dal caos e dagli odori della rue de Belleville per raggiungere una delle terrazze più suggestive della Parigi popolare.</p>
<p>Scaliamo dunque la cima della rue Piat, recuperiamo un attimo il fiato e affacciamoci pure sul belvedere del parco di Belleville. Questa terrazza, animata l’estate dai tavolini dei caffè e da occasionali concertini di quartiere, è quasi sconosciuta al turista medio nonostante offra una vista quieta e magnifica che nemmeno la cima della Butte Montmartre, con i suoi chioschi di gelato, i violinisti e i caricaturisti può eguagliare. Appoggiate pure lo sguardo sul profilo rosso dei tetti incastrati nel tramonto, ma non attardatevi troppo; il freddo della sera si avvicina minaccioso e abbiamo un pasto caldo che ci attende con impazienza!</p>
<p>Volgete le spalle al palco e dirigetevi un po’ più a est, verso l’imbocco della rue des Envierges, una “ruelle” residenziale dall’aspetto alquanto anonimo se non un po’ sciatto.</p>
<p>Tra tutto quel cemento industriale immerso nella semi-oscurità, vi sarà facile riconoscere la nostra meta, un piccolo porticato di legno color canarino, la tenda rossa sfilacciata che mostra un’insegna bianca dalla grafica un po’ retro, quattro avventori appoggiati all’automobile di turno con il bicchiere e la sigaretta in mano e, <em>dulcis in fundo</em>, una melodia che si fa sempre più invadente man mano che ci si avvicina.</p>
<p>Non so voi, ma se c’è una cosa che adoro del vivere in città sono queste epifanie urbane che spuntano misteriosamente in luoghi.</p>
<p>E allora non abbiate paura, permettetemi pure di aprirvi la porta e fate il vostro ingresso trionfale al “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.le-vieux-belleville.com/fr/bar-restaurant-musette-le-vieux-belleville.html" target="_blank">Vieux Belleville</a></span>”.</p>
<p>Aperto nel 1992 da Joseph Pantaleo, francese di origini siciliane, questo locale sorge sulle ceneri del cafè Escale, osteria dopolavoro della vecchia classe operaia del quartiere.</p>
<p>Il locale non è meraviglioso, tutt’altro. Gli anni passati a sorreggere il viavai di migliaia di avventori hanno formato una patina di vecchiume che ricopre tutta la sala, dal mobilio alla aria che si respira.  A nulla valgono le ristrutturazioni estive che il buon Joseph intraprende di anno in anno.</p>
<p>La cucina… “corretta” per usare un’espressione francese. Menu alla giornata rigorosamente presentato, lavagna alla mano, dal cameriere di turno. Piatti di carne abbondanti, dolci sfiziosi tipici della tradizione parigina e il tutto per un prezzo abbordabile, vino permettendo. In ogni caso nulla di brillante se si considera il panorama gastronomico locale.</p>
<p>La cosa che rende veramente speciale questo angolino di quartiere, di recente frequentato addirittura da qualche timida coppietta di giapponesi sperduti, è l’atmosfera.</p>
<p>Innanzitutto l’accoglienza. Nella mia esperienza quadriennale non ho mai visto un bar o ristorante a Parigi in cui la clientela del posto si mischiasse così facilmente ai nuovi arrivati.  Qui gli habitués, un misto di maghrebini, francesi e stranieri provenienti da tutto il mondo in sosta prolungata a Belleville discutono e scherzano con i nuovi clienti tra il bancone e i tavoli. Le tematiche di discussione non sono difficili da trovare; le uniche condizioni sono avere sempre un bicchiere in mano per un brindisi improvvisato e non avere pregiudizi di fronte al proprio interlocutore.</p>
<p>Ma la cosa migliore è che quando non si chiacchiera al Vieux Belleville beh… si canta!</p>
<p>Infatti per ben due sere a settimana (a volte anche tre secondo gli umori del padrone o quelli dei clienti) la sala si riempie delle note di alcuni delle più autorevoli e classici pezzi della chanson Française, interpretate da anziani e rispettati artisti del ventesimo arrondissement.</p>
<p>Il giovedì sera è il turno del vecchio Riton, con il suo metro e sessanta di buonumore, i baffi da ussaro e un giro vita che farebbe invidia a un mappamondo. Il suo organetto di Barberia, azionato rigorosamente a manovella, conosce tutto il repertorio di Polin, Brassens ed Aznavour ed il suono che produce vibra con malinconia e malizia.</p>
<p>Il sabato invece, pronti a scatenare l’ugola sulla fisarmonica di Minelle. Questa signora dal sorriso sguaiato e dallo sguardo tagliente, la cui mise ricorda spesso quella di una energica matrona della belle epoque, non vi darà tregua finché non darete almeno una volta prova delle vostre capacità canore sulle note di qualche vecchia canzone partigiana (insospettabilmente energica e incalzante l’interpretazione della nostra Bella Ciao!)</p>
<p>E allora lasciatevi pure trasportare dalla musica, mischiate la vostra voce a quella degli altri avventori, non abbiate paura di versarvi quel quinto bicchiere di Beaujolais e fatevi servire tutto il buonumore che volete da uno degli ultimi bistrot d’eccellenza della capitale.</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;">QUANDO IL VINO INSEGNA A CANTARE (IN FRANCESE).</span></p>
<p><strong>Il vieux Belleville, 12 rue des Envierges, 75020 Paris (<a href="http://maps.google.it/maps?q=12+rue+des+Envierges,+75020&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;hnear=12+Rue+des+Envierges,+75020+Paris,+%C3%8Ele-de-France,+Francia&amp;gl=it&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.le-vieux-belleville.com/fr/bar-restaurant-musette-le-vieux-belleville.html">http://www.le-vieux-belleville.com/fr/bar-restaurant-musette-le-vieux-belleville.html</a></strong></p>
<p>Metro 11 (Pyrénees)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong>Nonostante Parigi sia la città più visitata al mondo, mestieri come il fisarmonicista da strada, tipici della tradizione turistica locale, sono soppiantati da atmosfere sempre più discrete, locali design e compilation di musica lounge. Se però, come me, siete cultori del genere e non vi accontentate delle performance da metropolitana, potete sempre recarvi a pranzare in uno dei numerosi ristoranti disseminati per il mercato delle pulci di Saint-Ouen, il più grande d’Europa, dove tra fisarmoniche, chitarre gitane e voci graffiate troverete di che deliziare il vostro lato “retrò”.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;"><em>A due passi&#8230;</em></span></strong>Per chi volesse continuare la serata tra un bicchiere e tanta compagnia, il quartiere è pieno di locali a prezzi modici dall’atmosfera piacevole. Segnalo:</p>
<p>“Aux Folies” (8 rue de Belleville). Locale sempre pieno frequentato da artisti e fuorisede, dove spesso si fatica a trovare un posto a sedere.</p>
<p>“Le Culture Rapide” (Incrocio tra Rue Lacroix et rue de Belleville). Uno dei bar più economici del quartiere. Vive di concertini jazz, gare di Slam e uno zoccolo duro ma ospitale di avventori tra i 25 ed i 40. Decoro molto simpatico.</p>
<p>“La Zorba”. (137 rue du Faubourg du Temple) Per chi ha un po’ di pelo sullo stomaco, uno dei pochi bar da dopolavoro per operai artisti e clochard rimasti in tutta Parigi. Dopo le 23 si organizzano dj-set nella cantina.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Quando il vino insegna a cantare</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0ca5e_DF12Y&amp;feature=related" target="_blank">Juliette Greco –Accordeon</a>.</p>
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		<title>Un castello per condominio.
</title>
		<link>http://chicche.org/2012/03/14/un-castello-per-condiminio/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 22:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[castel beranger]]></category>
		<category><![CDATA[chicche parigi]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi parliamo di un uomo di grande creatività, un fantasista che per vent’anni ha imposto al conservatorismo della Parigi borghese la sua visione originale creando uno stile visivo di cui nessuno ebbe il coraggio di prendere l’eredità ma che ancora oggi marca il tessuto della capitale francese. Di un misterioso castello che è un condominio. Di una visita che è un'esperienza in un luogo delle meraviglie [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/03/14/un-castello-per-condiminio/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">c</span></strong>ittà: Parigi</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Cari lettori sempre a caccia di nuovi spunti, è un piacere ritrovarvi.</p>
<p>Oggi parliamo di un uomo di grande creatività, un fantasista che per vent’anni ha imposto al conservatorismo della Parigi borghese la sua visione originale creando uno stile visivo di cui nessuno ebbe il coraggio di prendere l’eredità ma che ancora oggi marca il tessuto della capitale francese.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hector_Guimard" target="_blank">Hector Guimard</a> giunse a Parigi nel lontano 1882, ancora diciannovenne, per intraprendere gli studi di architettura alla Scuola Nazionale di Arti Decorative.  Dopo sette anni di formazione e due di gavetta, dove il nostro venne a conoscenza dei principi teoretici del grande architetto Viollet-Le Duc sull’utilizzo del metallo nell’architettura e sulla valorizzazione dello stile neogotico, Guimard ricevette la sua prima comanda: l’Hotel (residenza) Roszé, situato nel sedicesimo arrondissement.</p>
<div id="attachment_5721" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche001.jpg"><img class="size-medium wp-image-5721" title="&lt;p&gt;parigi-beranger-chicche001&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche001-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Benvenuti nel condominio delle meraviglie.</p></div>
<p>La realizzazione di questa sorta di villetta urbana, situata nel cuore dell’antico villaggio di Auteuil, integrò alle regole architettoniche allora in voga presso il buongusto borghese, gli elementi di uno stile nuovo, “moderno”, sorto a chiazze nell&#8217;Europa di fine Ottocento e poco esaltato in una città ancora traumatizzata dalle grandi riforme urbanistiche Haussmaniane.</p>
<p>L’”<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Art_Nouveau" target="_blank">Art Nouveau</a>” &#8211; questo il nome francese di una corrente che nel corso di trent’anni sconvolse con mille nomi e forme diverse gli accademismi del vecchio continente, creando le basi per la nobilitazione di forme espressive odierne quali il design e l’illustrazione – che ispira d’ora in avanti Guimard è destinata a impiantarsi nella memoria visiva di chiunque abbia visitato almeno una volta la Ville Lumière.</p>
<p>Ma andiamo per gradi. Permettetemi innanzitutto di mostrarvi “de visu” il vero motivo di tutto questo girotondo storico. Appuntamento all’incrocio tra Rue de l’Assomption et Rue Jean de La Fontaine – ci si arriva facilmente scendendo alla stazione  della metropolitana di Ranelagh. “Dove ci hai portato, cos’è quel grosso stadio di metallo circondato da palazzine grigie e cantieri? Non c’è niente di niente qui!”</p>
<p>Niente paura, non è uno scherzo di cattivo gusto. Il luogo di appuntamento, se posso osare, è ben scelto e lo stadio di metallo altri non è che la sede di Radio France, equivalente transalpina della nostra Rai.Vedete, il sedicesimo arrondissement di Parigi, uno dei più grandi e dispersivi della città, è fatto così. Grandi avenue minacciose, circondate da palazzine costruite nell&#8217;ultimo quarantennio, alternate a silenziosissime aree residenziali, dove non troverete nulla da fare se non lunghe passeggiate meditative. E, disseminate a caso tra queste due realtà così antitetiche, si nascondono delle vere e proprie perle dell’architettura francese, tra cui quella che vi mostrerò oggi.</p>
<p>Risaliamo dunque la più placida rue La Fontaine fino al civico 14, ma senza alzare gli occhi, mi raccomando. Eccoci arrivati di fronte ad un largo arco di pietra sorretto da due colonne smussate i cui motivi floreali fiancheggiano l’accesso ad un misterioso corridoio che scintilla appena nella penombra. Mi piacerebbe farvi entrare, ma le inferriate color verde foglia del cancello principale – il cui motivo fa pensare a una rissa tra note e chiavi di violino degenerata su uno spartito – si aprono solo per pochi fortunati. In compenso possiamo sempre schiacciare le guance tra le grate e scoprire così il meraviglioso androne decorato da motivi di metallo e gres focato che cela i segreti di questo meraviglioso condominio.</p>
<p>Avete sentito bene, il “Castel Beranger” a discapito del suo nome è un condomino a tutti gli effetti, e anche abbastanza popolato se non ho fatto male i calcoli delle finestre. Se osservate la parete esterna a sinistra di questo singolare portone scorgerete immediatamente due date &#8211; 1895-1898 &#8211; un nome &#8211; quello di Hector Guimard &#8211; e una didascalia che recita pressappoco“Palazzo vincitore del concorso delle facciate della città di Parigi”.</p>
<p>Tra la realizzazione dell’Hotel Roszé e l’inizio dei lavori per il Castel Beranger trascorsero quattro anni, due realizzazioni e un viaggio a Bruxelles dove Guimard scoprì nell’opera del contemporaneo Victor Horta (considerato il padre dell’architettura Art Nouveau) le possibilità di questo stile che ha come imperativi la rottura dell’angolo retto e il richiamo dell’arte alla natura. Ora che avete ben chiare alcune basi – mi perdonino gli esperti &#8211; allontaniamoci dal portone e raggiungiamo l’incrocio tra rue La Fontaine e un viottolo privato la cui targhetta recita “hameau”(borgo) Beranger. Potete finalmente alzare gli occhi e lasciarvi invadere dai torrioni colorati che incorniciano la facciata di questa palazzina alle cui finestre, disposte alle altezze più disparate, si appendono gatti di pietra e draghi d’acciaio che fanno bella mostra di sé incuranti dei passanti.</p>
<p>Ma il vero fiore all’occhiello del Castel Beranger lo si scopre visitando il cortile interno del condominio, esplorazione che vi lascio volentieri intraprendere da soli, basta imboccare il viottolo di questo fantasmagorico borgo. Mi raccomando la discrezione, vi trovate in una proprietà privata!</p>
<p>Prima di lasciarvi vi regalo l’ultima chicca della nostra visita. Il successo del Castel Beranger valse al suo fondatore un appalto ben più importante. Guimard fu infatti incaricato di disegnare tutti gli accessi della metropolitana di Parigi- allora in costruzione &#8211; molti dei quali sopravvivono ancora oggi lasciando un marcato ricordo dell’opera dell’artista nella memoria cittadina e in quella del turista che per forza di cose si trova spesso a spostarsi nella ragnatela del Metro Parisien.</p>
<hr size="2" /><strong><span style="color: #0000ff;">UN CASTELLO PER CONDIMINIO</span></strong></p>
<p>Le Castel Beranger</p>
<p>14 Rue Jean de La Fontaine, incrocio Hameau Beranger (<em><a href="http://maps.google.it/maps?q=14+Rue+Jean+de+la+Fontaine,+Paris,+France&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=18.194768,43.286133&amp;oq=14+Rue+Jean+de+La+Fontaine,+paris&amp;hnear=14+Rue+Jean+de+la+Fontaine,+75016+Paris,+%C3%8Ele-de-France,+Francia&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a></em>)</p>
<p>Metro: 9, Ranelagh</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong> come accennato in precedenza Guimard impose il suo stile sul gusto dell’epoca. L’opinione pubblica della borghesia a lui contemporanea non ebbe reazioni positive al fiorire di quel nuovo “Style Metro” che deturpava la maestosa sobrietà dei grandi boulevard. L’artista non ebbe seguaci, e il suo stile morì con lui a New York, dove trovò asilo durante le persecuzioni a causa della moglie ebrea.  Solo negli anni Sessanta iniziò un processo di riscoperta dell’opera Guimardiana, sulla quale a detta degli esperti,rimangono ancora delle ombre numerose ombre.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi&#8230;</span></em></strong> Rue La Fontaine nasconde altre realizzazioni interessanti dell’architetto, ma se proprio non ne potete più di passeggiate istruttive vi consiglio una pausa caffè tra i vialetti del Village Auteuil, (potete usare la stazione della metro Eglise d’Auteuil come riferimento, prima di perdervi un po’). In questa sorta di villaggio di lusso dall’atmosfera retro e comprensivo di tutte le comodità potrete scoprire il rifugio della upper-class parigina.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Un castello per condominio</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=c_NyNHSaF44" target="_blank">Debussy – Arabesque</a>.</p>
<hr /><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5740" title="&lt;p&gt;parigi-beranger-chicche002&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche002-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /> </a> <a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche003.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5741" title="&lt;p&gt;parigi-beranger-chicche003&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche003-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
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		<title>Sulle tracce del “Magistero”.
</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[leggenda]]></category>
		<category><![CDATA[magistero]]></category>
		<category><![CDATA[nicolas flamel]]></category>
		<category><![CDATA[pietra filosofale]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste una Parigi che si cela ai grandi circuiti turistici; una città che s’imbriglia tra vicoli stretti e palazzi sbilenchi lontano dai rumori delle grandi avenue e dalle luci acide delle vetrine.
Esiste e resiste, ancora oggi, una capitale pietrosa e umida, silenziosamente profonda e insospettabilmente maestosa che si nasconde agli sguardi superficiali dei più pigri scrutando furbamente
[...] -PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2011/11/16/sulle-tracce-del-%e2%80%9cmagistero%e2%80%9d/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fchicche.org%2F2011%2F11%2F16%2Fsulle-tracce-del-%25e2%2580%259cmagistero%25e2%2580%259d%2F&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>c</strong></span></em>ittà: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Esiste una Parigi che si cela ai grandi circuiti turistici; una città che s’imbriglia tra vicoli stretti e palazzi sbilenchi lontano dai rumori delle grandi avenue e dalle luci acide delle vetrine.</p>
<p>Esiste e resiste, ancora oggi, una capitale pietrosa e umida, silenziosamente profonda e insospettabilmente maestosa che si nasconde agli sguardi superficiali dei più pigri scrutando furbamente il viavai frenetico di migliaia di persone.</p>
<p>Quella che voglio presentarvi è una città timida e al contempo possente che, nonostante le ferite, ha saputo resistere a cambiamenti di governi, rivoluzioni, ricostruzioni e conquiste.</p>
<p>Lasciamoci trascinare dalla sua cordiale e gutturale lentezza, riposiamo le gambe e sediamoci un attimo ad ascoltare una delle tante storie che sa raccontare.</p>
<p>Eccoci di colpo calati nel cuore del tardo medioevo, nell’Anno del Signore 1350, il cui calendario ospita un evento importante e speranzoso per la vita della capitale.</p>
<p>Siamo in un periodo nero per la Francia. L’ombra della peste si è appena allontanata dal paese, lasciando dietro di sé una scia di desolazione e un focolaio di conflitti interni, mentre le armate inglesi si organizzano sulle coste della Normandia e della Bretagna con risultati che si riveleranno devastanti.</p>
<p>Ma il 1350 reca un barlume di speranza con l’incoronazione di Giovanni II, monarca cavaliere, che promette di rinverdire la potenza bellica dello stato francese e alleggerire il peso della depressione economica che grava ormai da un <strong>anno sulla capitale.</strong></p>
<p>Ed è in questo momento di sofferenza e giubilo che Parigi fa (probabilmente) la conoscenza di un giovane scrittore, sfuggito alla pestilenza che aveva ridotto in ginocchio Pontoise, sua città natale, per trovare asilo all’ombra delle grandi torri capitoline.</p>
<p>Questo giovanissimo studioso borghese muove i primi passi in una città complicata, piena di conflitti e povertà, ma che sempre riserva un posto a chi sa governare le lettere e le belle arti.</p>
<div id="attachment_5381" class="wp-caption alignright" style="width: 216px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/lapideflamel.jpg"><img class="size-medium wp-image-5381" title="&lt;p&gt;lapideflamel&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/lapideflamel-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lapide di Flamel conservata al Musée de Cluny.</p></div>
<p>Gli anni si susseguono, e mentre il paese subisce in continuazione le ingiurie di governi mal gestiti e conflitti di confine, la fortuna e la generosità di <strong>Nicolas Flamel</strong>, ormai uomo fatto, cominciano a dar bella mostra di sé di fronte all’opinione pubblica.</p>
<p>Scrittore, libraio e giurista ricercato, personalità pubblica di manifesta generosità (finanzia la costruzione di diverse opere pie e chiese tra cui Saint-Jaques la Boucherie) e nonostante tutto uomo di modeste abitudini, il nostro raccoglie intorno a sé il fiore della nuova borghesia intellettuale, in un susseguirsi di scambi culturali, politici ed economici che portano sempre più lustro alla sua figura.</p>
<p>Ed è proprio durante uno di questi mercati che Flamel mette le mani su un manoscritto di antica fattura, che risveglia in lui la memoria di un sogno fatto in gioventù. Nel sogno un angelo avvolto dalla luce di una nube dorata gli aveva predetto, mostrandogli proprio quello stesso testo:  “Osserva questo libro, Flamel. Tu ora non puoi comprenderlo, come molti altri, ma un giorno vi vedrai ciò che nessun altro ha saputo vedervi”.</p>
<p>Questa nuova acquisizione cambia la vita dello studioso dando inizio a quella che sarà nota nei secoli a venire come la leggenda di Flamel, l’alchimista che completò il “Magistero”.</p>
<p>Infatti, secondo alcuni storici delle arti ermetiche, Flamel fu uno dei pochi saggi che grazie a un commisto di scienza e fede fu in grado di portare a compimento la creazione della <strong>Pietra Filosofale</strong>, sostanza in grado  di tramutare il piombo in oro, donare la vita eterna e cambiare la natura della materia.</p>
<p>Flamel intraprende dunque una formazione alchemica, assecondato e persino aiutato dalla moglie Pernelle, lasciando crescere l’ossessione per il suo antico e incomprensibile libro. Comincia così a raccogliere studiosi e uomini di fede da ogni parte d’Europa, chiedendo loro consiglio, senza però mai mostrare il testo originale tenuto gelosamente nascosto.</p>
<p>Sconfortato dall’assenza di risultati, si decide a partire per la Spagna dove spera di trovare nella sapienza della dottrina Ebraica, cacciata nel 1394 dalla Francia a seguito degli editti di Carlo VI, una risposta sulla natura del testo, che sapeva essere di antichissima origine semitica.</p>
<p>Dopo un anno di frenetiche ricerche Flamel trova proprio in un ebreo, il maestro Canches, la prima chiave di lettura per iniziare la tanto agognata decifrazione.</p>
<p>Il nostro torna a Parigi, dove persegue nell’ampliamento delle sue fortune e nelle ricerche alchemiche fino alla data della sua morte, avvenuta nel 1418 come registrato sulla lapide conservata nel museo di Cluny.</p>
<p>A noi curiosi di oggi non è dato sapere se il ricco e famoso alchimista abbia davvero succeduto nel completare il magistero (vi lascio liberi di approfondire da soli), certo è che la nostra cara Parigi Medioevale, sempre prodiga di storie, vuole lasciarci con un indizio nascosto tra le tracce della sua antica geografia.</p>
<p>Raggiungete il confine meridionale del quarto arrondissement e posizionatevi i in uno dei più antichi giardini di Parigi dando le spalle al lato nord della tour Saint Jaques, punto d’inizio dello storico cammino di Santiago nonché unica memoria della scomparsa chiesa di Saint Jaques la Boucherie (proprio la chiesa finanziata, tra altri, dal nostro benefattore).</p>
<p>Prendete ora la via che vi sta di fronte, conosciuta anche come rue Flamel e raggiungete l’incrocio con la rue Pernelle. Tracciate con lo sguardo (o con le gambe se siete sportivi) il percorso delle due strade e poi ritornate al punto di partenza, all’ombra della torre.</p>
<p>Avete appena disegnato il “globo crucigero”, uno dei simboli più potenti della cristianità medioevale e in misura minore rappresentazione della materia prima nella tradizione alchemica cristiana.</p>
<p>La nostra passeggiata storica di oggi si conclude con questa curiosità. A chi sia esperto di queste tematiche, mi scuso per l’imprecisione e per aver dato credito a una versione trascurandone altre; a chi sia appassionato di misteri, auguro una pausa affascinante nel tram tram turistico. Per tutti gli altri grazie di avermi seguito fino a qui, sperando che vi siate lasciati stuzzicare.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">SULLE TRACCE DEL &#8220;MAGISTERO&#8221;.</span></strong></p>
<p>Torre Saint-Jaques, incrocio tra rue de Rivoli et rue Flamel 75004 (<a href="http://maps.google.it/maps?q=rue+de+Rivoli+et+rue+Flamel+75004+paris&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=48.858574,2.348864&amp;spn=0.010165,0.01929&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;hq=rue+de+Rivoli+et&amp;hnear=Rue+Nicolas+Flamel,+75004+Paris,+%C3%8Ele-de-France,+Francia&amp;sqi=2&amp;t=m&amp;z=16&amp;vpsrc=0" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: 1-11 (Hotel de ville) 1-4-7-11-14 (Chatelet, uscita place de Chatelet)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong>La chiesa Saint Jaques, la cui storia nasconde ben altri misteri per gli appassionati di alchimia e storia massonica, fu smontata pezzo per pezzo e venduta come pietra di costruzione nel 1797, durante la prima Repubblica. Sarebbe curioso sapere quanti e quali edifici della Parigi ottocentesca ospitino ancora oggi un pezzo dell’antica chiesa, di proporzioni notevoli vista la taglia della torre sopravvissuta.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;"><em>A due passi&#8230;</em></span></strong>La chiesa di Saint-Merry e la casa di Nicolas Flamel, che saranno oggetto di una storia di quartiere un po’ particolare.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Sulle tracce del Magistero</span></strong><strong> </strong>suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7eehMhx5VSI&amp;feature=related" target="_blank">Dead Can Dance – Mesmerism</a>.</p>
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		<title>Un tocco di british a Parigi.
</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 17:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[cosa vedere a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare&Company]]></category>
		<category><![CDATA[Tea & Tattered Pages]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai tempi dei tempi si sa che i francesi non hanno un grande rapporto con i vicini d’oltremanica, vuoi per competizione, vuoi per invidia/ammirazione. Le due nazioni si sono fronteggiate diverse volte, basti pensare alla Guerra dei cent’anni (116 per l’esattezza), o a quella dei sette anni.
Riflettere su questa questione però mi ha fatto tornare in mente una scoperta contro tendenza, fatta proprio a Parigi [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2011/09/05/un-tocco-di%c2%a0british%c2%a0a-parigi/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Alessandra</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><em>c</em></span></strong>ittà: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Dai tempi dei tempi si sa che i francesi non hanno un grande rapporto con i vicini d’oltremanica, vuoi per competizione, vuoi per invidia/ammirazione. Le due nazioni si sono fronteggiate diverse volte, basti pensare alla Guerra dei cent’anni (116 per l’esattezza), o a quella dei sette anni.</p>
<p>Riflettere su questa questione però mi ha fatto tornare in mente una scoperta contro tendenza, fatta proprio a Parigi un mese fa. Per essere più specifici, nel cuore di Parigi, accanto alla cattedrale di Notre Dame.</p>
<p>Esistono a Parigi due posti speciali e unici nel loro genere, uno accanto all’altro: due deliziose librerie inglesi, che per la loro storia e particolarità potrebbero definirsi due musei.</p>
<div id="attachment_5219" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/16072011411-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-5219" title="Shakespeare and Company" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/16072011411-2-300x112.jpg" alt="Shakespeare and Company" width="300" height="112" /></a><p class="wp-caption-text">Shakespeare and Company</p></div>
<p>Una si chiama <a href="http://www.shakespeareandcompany.com/index.php" target="_blank">Shakespeare&amp;Company</a>, l’altra <a href="http://www.teaandtatteredpages.com/" target="_blank">Tea &amp; Tattered Pages</a> ed entrambe sono localizzate nel quartiere latino della patria dell’amore. La prima libreria venne aperta nell’estate del 1951 niente poco di meno che da George Whitman, poeta della Beat Generation insieme a Kerouac o Ginsberg, e nel corso degli anni è diventata un’istituzione.</p>
<p>L’interno della Shakespeare&amp;Company è assolutamente caratteristico, gli scaffali arrivano fino alla volta e ovunque è un tripudio di libri di ogni genere. Purché siano in lingua inglese. Il luogo è sempre affollatissimo, non solo da clienti ma anche e soprattutto da turisti incuriositi, vi vengono tenute periodicamente delle letture ed esposizioni. Al secondo piano la libreria esprime il suo meglio con salettestracolme di divani e scaffali, una sorta di santuario di post-it lasciati dai “fan” e un lucernaio pieno di oggetti strambi come macchinine, aeroplanini, fiori finti.</p>
<p>La Tea &amp; Tattered Pages si trova esattamente accanto all’altra libreria ed è accomunata alla sua vicina dalla tematica, infatti anche qui potrete trovare libri esclusivamente in inglese, ma potrete anche sorseggiare una specialità molto british, il tè. Infatti potrete tranquillamente sorseggiare una tazza del biondo infuso e sgranocchiare qualche biscotto mentre leggete un classico, come The Tempest in lingua originale. Entrambi i locali sono gestiti rigorosamente da personale inglese.</p>
<p>Una sorpresa dai colori della Union Jack nel cuore della romantica Parigi, con vista su Notre Dame…quasi uno sberleffo, giusto per non far mai assopire l’eterno amore/odio tra le due grandi nazioni!</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;">UN TOCCO BRITISH A PARIGI.</span></p>
<p><strong>Tea &amp; Tattered Pages</strong></p>
<p><a href="http://www.teaandtatteredpages.com/">http://www.teaandtatteredpages.com/</a></p>
<p>24 rue Mayet, Paris 75006 (Guarda la mappa)</p>
<p>Tel: 01.40.65.94.35</p>
<p>Fax: 01.42.19.05.54</p>
<p>e-mail: <a href="mailto:mail@teaandtatteredpages.com">mail@teaandtatteredpages.com</a></p>
<p>Orario estivo 2011: Lunedì- sabato dalle 11:00 alle 19:00.</p>
<p>Occasionalmente è aperto la domenica e oltre gli orari prestabiliti.</p>
<p><strong>Shakespeare&amp;Company</strong></p>
<p><a href="http://www.shakespeareandcompany.com/index.php">http://www.shakespeareandcompany.com/index.php</a></p>
<p>37 rue de la Bûcherie 75005 Paris (Guarda la mappa)</p>
<p>Tel: 0033(0)1 43 25 40 93</p>
<p><a href="mailto:news@shakespeareandcompany.com">news@shakespeareandcompany.com</a></p>
<p>Aperto ogni giorno dalle 10 di mattina alle 23 tranne il Sabato e la domenica, in cui l’orario di apertura è posticipato alle 11.</p>
<p>Per raggiungere entrambe le librerie</p>
<p>Metro: Duroc/ Falguière</p>
<p>Bus: 28, 39, 70, 82, 87, 89, 92</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che… </span></em></strong>La Metropolitana di Parigi, la cui costruzione iniziò in occasione dell&#8217;Expo del 1900, è un&#8217;opera particolare dal punto di vista artistico, in particolare se si osserva la lavorazione degli accessi delle stazioni in stile liberty. Ben 141 ingressi furono realizzati in stile Art Nouveau, così come l’interno di alcune stazioni.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>A due passi&#8230;</strong></em></span> Chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre, unica chiesa melkita di Parigi (i melkiti sono anche detti &#8220;Cattolici orientali&#8221;, &#8220;Cattolici bizantini&#8221; o &#8220;Greco cattolici).</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Un tocco di british a Parigi</span> suona come  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6oqXVx3sBOk&amp;ob=av3e" target="_blank">Coffee and TV &#8211; Blur</a>.</p>
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		<title>Stasera birretta al canale?
</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[Artazart]]></category>
		<category><![CDATA[Belleville]]></category>
		<category><![CDATA[canale Saint-Martin]]></category>
		<category><![CDATA[montmartre]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste un serpente d’acqua che attraversa il dorso della rive droite, un canale che dalla periferia nordorientale di Parigi scava i quartieri popolari fino rintanandosi e sbucando a più riprese prima di gettarsi nel porto della bastiglia.
Le squame di cemento di questo bestione fangoso grattano pigramente le rive dei vecchi mattatoi e i quartieri delle stazioni settentrionali tra mercatini turchi e  [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2011/04/12/stasera-birretta-al-canale/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<div><span><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</span></div>
<div><span> </span></div>
<div><span> </span><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong>ittà: Parigi</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Esiste un serpente d’acqua che attraversa il dorso della <em>rive droite</em>, un canale che dalla periferia nordorientale di Parigi scava i quartieri popolari, rintanandosi e sbucando a più riprese, prima di gettarsi nel porto della Bastiglia.</p>
<p>Le squame di cemento di questo bestione fangoso grattano pigramente le rive dei vecchi mattatoi e dei quartieri delle stazioni settentrionali tra mercatini turchi e giardini pubblici, mentre la coda schiarita scompare nell’orizzonte della banlieue parigina. Sempre qui,  le spire si stiracchiano sotto i numerosissimi ponticelli brulicanti di automobili posti a distanze così brevi e regolari da dare alla schiena della bestia l’aspetto striato e minaccioso di un pitone.</p>
<p>Questo corso d’acqua ha tanti nomi quanti i territori che ferisce, ma a noi interessa quello più modesto, il più vicino alla testa dell’animale e al cuore della città.</p>
<p>Eccoci dunque sulle sponde del canale Saint-Martin, il cui nome evoca una tranquilla sacralità da medioevo, ma le cui sponde ospitano una parte assai particolare della multiforme movida parigina.</p>
<div id="attachment_4796" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/canalourq_francesco_luciani.jpg"><img class="size-medium wp-image-4796" title="&lt;p&gt;canalourq_francesco_luciani&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/canalourq_francesco_luciani-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Canale dell&#39;Ourq - Credit Photo: Francesco Luciani</p></div>
<p>La prima volta che sbarcai a Parigi avevo 22 anni, e da buon universitario abituato ai quartieri nostrani del divertimento studentesco, mi misi subito alla ricerca di un approdo serale che mi ricordasse i vicoli di San Lorenzo a Roma, il caos della via Zamboni a Bologna o i canti del Portello a Padova . Fui stupito dal fatto che Parigi, nonostante i sui quattordici campus (alcuni dei quali giganteschi e sorprendentemente multietnici) non avesse lasciato quartiere a una roccaforte del divertimento notturno a basso costo.</p>
<p>È vero, c’era Belleville, con i suoi squat di artisti provenienti da tutto il mondo, l’eredità dei libri di Pennac o i bar dove immigrati e vecchi poeti ubriachi si urlano addosso rabbia e nostalgia. E il quartiere latino, con i suoi pub irlandesi, che alternati ai caffè per turisti, si affacciano timidamente sui vicoli dell’ultima Parigi medioevale. E potevi pescare nel grande bordello di Montmartre, dove gli spacciatori di strada sono sempre al tuo servizio se accetti il rischio di uno scippo al coltello e la puzza di pollo fritto e kebab.</p>
<p>Ma dov’erano le passeggiate col bicchiere in mano all’aria aperta, i vecchi che ti urlavano le imprecazioni da dietro le persiane &#8211; quando non era una secchiata d’acqua &#8211; o le piazze gremite di ragazzi che sfidavano persino la tramontana di gennaio pur di poter rivendicare la propria appartenenza a qualche metro cubo di cemento? Dov’era la Parigi universitaria che cercavo?</p>
<p>Ebbene, questa città non esisteva, e non esiste nemmeno oggi sebbene qualcuno potrà decantarvi la virtù della famosa rue Oberkampf con i suoi quasi cinquanta cafè, per lo più cantine per ventenni in cerca di rhum agricolo, quarantenni a caccia di studentesse  e stranieri in cerca di night life a basso ritmo.</p>
<p>Ma lasciamo da parte questa mappatura – un po’ critica – del divertimento notturno e diciamoci le cose come stanno. Un quartiere universitario a Parigi non esiste per due semplici ragioni. La prima è che l’inverno nella Francia settentrionale dura troppo a lungo, e sei mesi l’anno di temperature sostenibili non sono sufficienti a una fauna di studenti stranieri  per marcare un proprio territorio urbano. In secondo luogo la città costa molto cara, e quindi i ragazzi, spesso vessati da affitti astronomici, preferiscono rintanarsi in serate casalinghe a base di musica, vino rosso e fiumi di vodka.</p>
<p>Eppure è proprio sul ciglio del canale Saint-Martin che i più nostalgici di voi potranno approfittare tranquillamente di una birra all’aria aperta seduti a contemplare le famiglie di anatre col sottofondo primaverile di una chitarra scordata e mille accenti provenienti da tutto il mondo. È qui che i caffè aperti fino alle tre di notte chiudono ancora un occhio se ti trascini un bicchiere di doppio malto fuori per una sigaretta o per appartarti con la tua ultima conquista americana, portoghese o indiana.</p>
<p>E se proprio i locali vi sembrano troppo borghesucci o onerosi  – vi segnalo comunque l’ottima selezione di birre del “Jemmapes”, sul <a href="http://www.larousse.com/it/dizionari/francese-italiano/quai/58537" target="_blank">Quai</a> omonimo e i vini di “Chez Prune” sulla riva opposta – ci sono sempre i droghieri arabi che non esiteranno per qualche euro a vendervi un paio di lattine di Heineken.</p>
<p>Se arrivate nel tardo pomeriggio magari potreste dare un’occhiata alle proposizioni letterarie dell’<a href="http://www.artazart.com/fr/" target="_blank">Artazart</a>, curiosa libreria di design. Per le fanciulle ci sono le proposte originali tra le vetrine accese di <a href="http://www.antoineetlili.com/" target="_blank">Antoine e Lili</a>.</p>
<p>Al contrario, se saprete aspettare l’arrivo della notte fonda con un po’ di fortuna vedrete spuntare qualche bomboletta spray, un paio di skate e le strisce di  tre o quattro felpe adidas . Ed eccovi servita una versione light della cultura street – per inciso qui le risse tra ragazzini e gli interventi della buoncostume si sprecano – a coronare la vostra serata da turisti in borghese.</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;">STASERA BIRRETTA AL CANALE? </span></p>
<p>Quai des jemmapes, Quai de Valmy (<a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Quai+des+jemmapes,+parigi&amp;aq=&amp;sll=48.867721,2.358068&amp;sspn=0.038336,0.076818&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Quai+de+Jemmapes,+75010+Paris,+Ile-de-France,+France&amp;z=15" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro:  5 ( Jacques Bonsergeant-Gare de l’est),   4-7 (Gare de l’est)</p>
<p><em><strong><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span> </strong></em>il canale come lo conosciamo oggi è una versione ripulita di quella che dieci anni fa era conosciuta nel sottobosco parigino come la Gruyere- o gruviera, a buon intenditore…  Se risalite un po’ il quai de Valmy verso nord potrete ancora trovare le tracce dei vecchi taggers in alcuni dei palazzi che hanno resistito alla bonifica immobiliare dell’ultimo decennio. Buona caccia!</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi&#8230;</span></em></strong> <a href="http://www.pointephemere.org/spip.php?article6" target="_blank">Il point-Ephemere</a>, ex centro sociale, ora discoteca hip-hop/rock che offre una valida opzione agli indecisi della notte</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Stasera birretta al canale? </span>suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qpOlaLTXP4E" target="_blank">David Bowie- Fame</a>.</p>
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		<title>Un mappamondo di sapori. Il Fouta Djalon.
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nostra promenade di oggi ci porta in uno di quei quartieri in cui il turista medio ha spesso l’impressione di aver sbagliato strada. Il decimo arrondissement – quartiere di stazioni, commerci all’ingrosso e lunghi viali caotici cosparsi d’odori pungenti- è una di quelle zone che respinge impulsivamente chi sbarca [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2011/01/21/un-mappamondo-di-sapori-il-fouta-djalon/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>c</em></span>ittà: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: La nostra <em>promenade</em> di oggi ci porta in uno di quei quartieri in cui il turista medio ha spesso l’impressione di aver sbagliato strada. Il decimo arrondissement – quartiere di stazioni, commerci all’ingrosso e lunghi viali caotici cosparsi d’odori pungenti- è una di quelle zone che respinge impulsivamente chi sbarca a Parigi in cerca di monumenti e luci sfavillanti. In questo piccolo organismo suburbano, che vive alimentato dal viavai pulsante del grande nucleo delle stazioni Nord ed Est della capitale, convivono un’infinità di comunità provenienti dall’Africa centro-settentrionale e dall’Asia meridionale.</p>
<p>Famiglie di indiani, bangladesi, marocchini, libanesi, turchi, senegalesi, egiziani, armeni ed etiopi si dividono le vetrine dei grandi boulevard che si snodano intorno alle stazioni, resistendo impunemente all’aggressività del mercato immobiliare di lusso e all’espansione silenziosa della comunità cinese. È qui che lo studente viene ad arredarsi casa, la casalinga ad acquistare le stoffe per le tende e il nostalgico a frugare nelle botteghe di robivecchi. Dietro i portoni dei palazzi screpolati dall’incuria puoi ancora reperire, grazie al passaparola, ogni genere di mercanzia, ed è sempre qui che si possono trovare i migliori negozi di costumi e parrucche della città. Insomma, un vero microcosmo che vive silenziosamente secondo leggi autonome e ha sviluppato un mercato parallelo che non ha pari tra le mura di Parigi.</p>
<p>Perché richiamarvi qui, in questo luogo di cui chi ha pochi giorni da spendere a Parigi, come molti di voi presumo, non può certo approfittare appieno?</p>
<p>Innanzitutto trovo che una piccola sbirciata all’underground parigino non faccia mai male allo spirito di scoperta. E poi sono pronto a scommettere che non sono pochi quelli tra di voi che si troveranno ad alloggiare, durante il loro soggiorno nella ville lumière, in uno dei numerosi alberghetti della zona (visto il discreto rapporto qualità-prezzo e la vicinanza al centro). Ma, cosa più importante, in questo quartiere si trova uno dei miei ristoranti preferiti della città.</p>
<p><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/maf.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4043" title="&lt;p&gt;maf&lt;/p&gt; " src="http://chicche.org/wp-content/uploads/maf-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /></a>Oggi si scopre la cucina senegalese e lo si fa al 27, boulevard Saint Martin (tecnicamente siamo ancora ai confini del 3° arrondissement). Sento già i più metropolitani di voi dire:  “Ma figurati, io all’africano ci sono già stato a casa mia. Ti pare che ci vado a mangiare proprio a Parigi? ” La risposta è tre volte sì, e per tre buone ragioni.</p>
<p>Tanto per cominciare, la cucina africana è parte integrante della cucina francese nella stessa misura in cui la comunità africana è parte integrante della comunità francese (perdonate la ripetizione ma a quest’assunto non si può sfuggire).</p>
<p>Secundis, la grande presenza di africani in questa metropoli fa si che la circolazione dei prodotti tipici di queste popolazioni abbia un riciclo continuo e mantenga un rapporto qualità prezzo più basso che in Italia.</p>
<p>Terzo, la classe dirigente bianca non si avvicina minimamente a questi luoghi, il che offre un’atmosfera di convivialità che a Parigi è spesso moneta rara.</p>
<p>Quindi fatevi coraggio e varcate con me le soglie del <strong>Fouta Djalon</strong>. Se capitate di martedì o giovedì allora siete veramente fortunati, perché è giornata di Mafé, piatto che qui si può gustare solo nei migliori ristoranti senegalesi di lusso o nelle mense sociali.</p>
<p>Siccome non ho intenzione né di spennarvi né di gettarvi a tradimento nel caos delle caritas francesi, vi invito a gustare &#8211; per soli dodici euro-  il nostro nutriente piattone a base di riso, pollo e salsa piccante, nell’atmosfera di questo modesto localino a gestione familiare.</p>
<p>Qualunque sia la vostra scelta sul menu mettetevi in ogni caso l’anima in pace. Qui si cucina solo su ordinazione e senza precottura: una garanzia di qualità forse, ma i tempi di attesa possono essere davvero lunghi. Di una cosa però sono certo; usciti dal Fouta non avrete problemi a saltare la cena.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">UN MAPPAMONDO DI SAPORI. IL FOUTA DJALON.</span></strong></p>
<p>27 boulevard saint martin (<a href="http://maps.google.it/maps?q=27+boulevard+saint+martin,+parigi&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=27+Boulevard+Saint-Martin,+75003+Paris,+Ile-de-France,+Francia&amp;gl=it&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: 5-8-9-11 (Republique) 8-9 (Strasbourg Saint Denis)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che</span></em></strong>: tanto per convalidare le precedenti affermazioni: il Fouta Djalon aderisce ad un’associazione, Racines, che si occupa di sponsorizzare la cucina africana nel mondo e di favorire l’esportazione di prodotti alimentari dall’Africa. Sul sito internet <a href="http://www.racines-sa.com/">www.racines-sa.com</a>, oltre alla lista dei ristoranti aderenti potete trovare un ricettario molto interessante per stuzzicare la creatività dello chef che è in voi.</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi</span></em></strong>: Il Canale Saint-martin con le sue birrerie rumorose e le sponde affollate, uno degli ultimi ritrovi “bohemien” della città (seguirà articolo).</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Un mappamondo di sapori. Il Fouta Djalon</span>. suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RG8Fi2_1gaE&amp;feature=&amp;p=D4FF2ABFCD7FA262&amp;index=0&amp;playnext=1" target="_blank">Youssou N’Dour – Sagal Ko</a>.</p>
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		<title>Passeggiando in una tela.
</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 09:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[auvers]]></category>
		<category><![CDATA[cezanne]]></category>
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		<description><![CDATA[Innanzitutto, bentornati sulla nostra “rubrica” francofila. Prima di intraprendere la nostra passeggiata mensile, mi duole annunciarvi che il presente articolo appoggia su una falsa informazione.
Ebbene sì, vi ho attirato tra le mie righe con la promessa di raccontarvi una favola parigina, ma in realtà oggi, in via del tutto eccezionale, mi arrischio a trasportarvi oltre i confini della mia amata città, lontano dal caos delle luci cittadine e dal frastuono dei grandi numeri.
Non me ne vogliano i fanatici della ville lumière [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/12/09/passeggiando-in-una-tela/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>c</strong></span><em>ittà</em>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Innanzitutto, bentornati sulla nostra “rubrica” francofila. Prima di intraprendere la nostra passeggiata mensile, mi duole annunciarvi che il presente articolo appoggia su una falsa informazione.</p>
<div id="attachment_3976" class="wp-caption alignright" style="width: 254px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/Paul_Cézanne_0343.jpg"><img class="size-medium wp-image-3976" title="&lt;p&gt;Paul_Cézanne_034&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/Paul_Cézanne_0343-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Auvers vista da Paul Cèzanne.</p></div>
<p>Ebbene sì, vi ho attirato tra le mie righe con la promessa di raccontarvi una favola parigina, ma in realtà oggi, in via del tutto eccezionale, mi arrischio a trasportarvi oltre i confini della mia amata città, lontano dal caos delle luci cittadine e dal frastuono dei grandi numeri.</p>
<p>Non me ne vogliano i fanatici della ville lumière, perché sono certo che il tema della <em>promenade</em> di oggi risveglierà l’interesse di molti.</p>
<p>Se vorrete farmi prova di buona fede, tutto ciò che vi chiedo è di svegliarvi di buon’ora una domenica qualunque, gustare una sana colazione a base di tè e madeleines nel vostro appartamentino sulle rive della Senna, prepararvi uno zaino da picnic e prendere il diretto delle nove che dalla stazione Nord di Parigi raggiunge il villaggio di Auvers sur Oise.</p>
<p>Il tutto dovrebbe prendere all’incirca dalle tre alle quattro ore, in base ai vostri ritmi mattutini di vacanzieri. In ogni caso sappiate che ne avrete per una mezz’ora scarsa di treno.</p>
<p>Perché proprio di domenica? Dovete sapere che ogni weekend, dall’inizio della primavera alla fine dell’autunno, le ferrovie francesi mettono a disposizione un treno speciale per tutti quei viaggiatori e turisti che desiderino intraprendere un pellegrinaggio artistico e spirituale nel ridente borgo di Auvers Sur Oise, altrimenti raggiungibile solo attraverso una serie d’infiniti e contorti scambi ferroviari.</p>
<p>“Che chicca è se ci vanno tutti?” Calmatevi: anche se è vero che la nostra meta odierna è tappa fortuita di qualche comitiva americana o giapponese, i numeri provano come (fortunatamente per noi) susciti ancora ben poco interesse nella comunità turistica europea.</p>
<p>E questo è un vero peccato, perché Auvers, oltre a essere un pittoresco borgo fluviale perfettamente conservato, gode di una certa fama nel mondo dell’arte  per aver ospitato il fior fiore della pittura paesaggistica ottocentesca.</p>
<p>Artisti del calibro di Daubigny, Cezanne, Corot e Pissarro hanno soggiornato nelle ridenti casupole che ancora costeggiano il corso di questo paesino immerso placidamente nella campagna piccarda e, camminando tra le sue vie, si sono lasciati ispirare dalla freschezza del vento di collina e dalla ricchezza tonale dei campi ingravidati dal fiume che attraversa queste terre.</p>
<p>È sui ciottoli di queste strade che sono nati alcuni dei quadri più rappresentativi dell’ottocento francese, tele che oggi viaggiano tra gallerie e musei di tutto il mondo occidentale.  E alcune delle case del centro sono state talmente ben restaurate che si ha ancora l’impressione di rivivere gli antichi paesaggi.</p>
<p>Eppure, nonostante il pedigree di tutto rispetto, il vero fiore all’occhiello di Auvers si nasconde altrove, lontano dalla placida memoria  dei viali profumati di lavanda. Questo solare e accogliente villaggio bomboniera fu difatti teatro, nel 1891, di una tragedia che ancora affascina giovanissimi studenti di tutto il mondo.</p>
<p>Se abbandonate il corso di Auvers, conosciuto erroneamente come “viale degli impressionisti” e risalite la collina che si trova oltre i confini occidentali del paese, dovreste incappare in un crocicchio spoglio, circondato in primavera da nauseanti coltivazioni di cavoli e costeggiato sulla destra da un anonimo e poco invitante cimitero di campagna.</p>
<p>Solito esercizio d’immaginazione: raggiungete il centro di questo incrocio, chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi qui un 27 luglio qualsiasi, durante un fiammeggiante pomeriggio d’estate. Nubi nere vorticano davanti al vostro orizzonte mentre il sole ancora batte violentemente sui campi dorati di girasoli che vi avvolgono nella loro danza ritmata dalle folate di vento. D’un tratto uno stormo di corvi, disturbato forse dall’abbaiare di un cane lontano, si solleva in volo abbandonando il proprio rifugio all’ombra dei petali biondi, mentre voi, stancamente appoggiati sul vostro cavalletto, cercate di ritrarre col pennello la scena rurale…</p>
<p>Devo forse continuare o mi avete già scoperto? Ebbene sì, è proprio sulla sommità di questa collina che Vincent Van Gogh, dopo due mesi passati a Auvers in preda a furori di iperattività artistica (ben settanta tele dipinte in così poco tempo) e violente crisi depressive , si sparò un colpo al petto nel bel mezzo di un pomeriggio d’estate. Soli due giorni dopo morì in preda alle febbri tra le lenzuola di una stanzetta dell’hotel Ravoux, pensioncina trasformata oggi in museo commemorativo che accoglie chiunque giunga al paese uscendo dalla stazione centrale.</p>
<p>Il tempo a mia disposizione è scaduto e m’impedisce di accompagnarvi tra le ultime e avvincenti pagine della biografia del pittore oggi più venduto al mondo. Quindi vi lascio godere la fine del vostro soggiorno ad Auvers, magari seduti al caffè con un bicchiere di assenzio in mano, come usavano i nostri amati pittori, e vi ricordo che il treno del ritorno parte alle diciotto in punto dal binario due…</p>
<p>Ci si rivede a Parigi&#8230;</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">PASSEGGIANDO IN UNA TELA</span></strong></p>
<p>Auvers sur Oise, confine tra Ile de France e Piccardia (<a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Auvers+sur+Oise,+francia&amp;sll=49.05767,2.27211&amp;sspn=0.308671,0.614548&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Auvers-sur-Oise,+Val-d'Oise,+Ile-de-France,+France&amp;z=13" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Treno: Diretto delle nove tutte le domeniche dal 21 marzo al 21 novembre, partenza dalla Gare du Nord.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>Da sapere che…</strong></em></span> Non fu solo a causa del clima favorevole e delle splendide campagne che Auvers divenne luogo di soggiorno ambito da decine di pittori. Molto si deve anche alla figura del dottor Gachet, medico omeopata e mecenate che visse nel diciannovesimo secolo a cavallo tra Parigi e Auvers e che stimolò nella sua residenza di campagna molti dei più grandi sodalizi artistici di questo periodo. Per chi fosse interessato una sua ottima biografia si può trovare a quest’indirizzo <a href="http://www.nadar1874.net/Gachet.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;"><strong>A due passi…</strong></span></em> Le rive del fiume Oise, che ben poco hanno da invidiare a quelle della celebre Loira, sono meta ambitissima tra i francesi amanti di Cicloturismo. Se prevedete un week-end su due ruote all’insegna di buon cibo e grandi panorami vi invito a prendere in considerazione questo percorso che risale la Piccardia fino a gettarsi negli ultimi chilometri della senna.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Passeggiando in una tela</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dipFMJckZOM" target="_blank">Don Mac Lean, Vincent</a>.</p>
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		<title>It’s only Drum&amp;Bass but i like it!
</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 13:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[bastiglia]]></category>
		<category><![CDATA[batofar]]></category>
		<category><![CDATA[bibliotheque national de france]]></category>
		<category><![CDATA[chicche parigi]]></category>
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		<description><![CDATA[Appuntamento alle undici e trenta sulle scalinate dell’Opera Bastille, tra i gruppi di “banlieue” ubriachi e gli studenti fuori sede. Da lì s’imbocca nel primo drugstore aperto sulla piazza per le prime spese e s’infilano le bottiglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/10/09/it%e2%80%99s-only-drumbass-but-i-like-it/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>c</strong></span>ittà</em>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Facendo una scorsa dei miei ultimi articoli mi rendo conto di aver spesso dipinto Parigi con accenti eterei e nostalgici e di aver infiocchettato quella che invece è una città pulsante, aggressiva e ribollente di vita.</p>
<p>Quando penso a questa metropoli vedo, nei suoi intrecci culturali, l’ultima grande città di confine prima delle capitali nord europee.</p>
<p>Sapevate ad esempio che da un paio d’anni Parigi è raggiungibile da Londra e Amsterdam con meno di quattro ore di treno? Per non parlare dei collegamenti aerei con Berlino. Il discorso vale anche in senso contrario naturalmente, ed è per questo che la capitale francese fa un po’ da filtro per quella cultura “Underground” che da sempre raggiunge in ritardo i paesi mediterranei.</p>
<p>E quindi per una volta parliamo pure del sottosuolo parigino. Seguitemi, popolo della notte (e curiosi) perché vi farò accedere ad uno dei miei pozzi preferiti.</p>
<p>Prima di ritrovarci, il mio consiglio è di non stressarsi tutta la giornata tra musei e marce chilometriche e soprattutto di prevedere la totale assenza di programmi per il mattino successivo. Altro imperativo è di infilare nel portafoglio una banconota da cinquanta fresca di distributore (perché l’Underground, a Parigi, costa come tutto il resto).</p>
<p>Come forse avrete capito da titolo e premessa, oggi si parla di musica (anche se i più schizzinosi potrebbero non essere d’accordo) e in particolar modo di musica danzereccia. Chi non è convinto è avvisato, gli altri vengano pure con me.</p>
<p>Appuntamento alle undici e trenta sulle scalinate dell’<strong>Opera Bastille</strong>, tra i gruppi di “banlieue” ubriachi e gli studenti fuori sede. Da lì s’imbocca nel primo drugstore aperto sulla piazza per le prime spese e s’infilano le bottiglie nelle borse delle signore o, se non ne avete, sotto la zip dei giubbotti.</p>
<p>Fatti i dovuti acquisti ci lasciamo alle spalle la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bastiglia_(Parigi)" target="_blank">Bastiglia</a> con i suoi tafferugli notturni e la sua polizia arrabbiata e, gambe in spalla, ci avviciniamo al lungosenna. Una volta raggiunti gli argini del fiume tirate pure fuori le bottiglie con discrezione e preparatevi a una passeggiata alcolica di un paio di chilometri. Per la cronaca, saremmo potuti arrivare in metro ma, dato che siete qui anche in veste di turisti, ho deciso di regalarvi un po’ di scorci by night.</p>
<p>Se non siete stati troppo ingordi negli acquisti, dovreste svuotare le scorte  giusto in tempo per scorgere, sull’altro argine del fiume, una serie di barconi da pesca e battelli da crociera ancorati alla meno peggio, molti dei quali illuminati a festa. Via via che ci avviciniamo al prossimo ponte riusciamo anche ad afferrare qualche nota latinoamericana e a scorgere il via vai ridanciano degli avventori nascosti dal buio. Vi tranquillizzo subito, non è là che siamo diretti.</p>
<p>Attraversiamo il fiume e proseguiamo un po’ in direzione <a href="http://www.bnf.fr/fr/acc/x.accueil.html" target="_blank">Bibliotheque Nationale</a>, ma questa volta scendiamo sui “quais” tra le coppie di sangue misto e le note di salsa.</p>
<p>Avanziamo ancora un mezzo chilometro prestando attenzione al repentino cambiamento di fauna. Eccoci circondati da gruppi compatti di giacche  in pelle, berretti paillettati e felpe con cappuccio.  Qui i rapporti numerici uomo-donna si invertono e il volume delle conversazioni si alza di vari decibel tanto che ci sembra di essere ritornati per un attimo al punto di partenza.</p>
<p>Ora lasciate perdere per un momento la contemplazione del sottobosco e osservate bene la riva di fronte a voi. Ecco ergersi un battello rosso, la forma allungata e lo scafo metallico, che illumina la zona circostante da un faro curiosamente montato al centro del ponte.</p>
<div id="attachment_3394" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/042309-1626-10bestnight7.jpg"><img class="size-medium wp-image-3394" title="Il Batofar (da listphobia.com)" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/042309-1626-10bestnight7-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Il Batofar (da listphobia.com)</p></div>
<p>Siamo finalmente arrivati al <strong>Batofar</strong>, meta ultima del nostro peccaminoso passeggiare.  Antico battello-faro della flotta atlantica in disuso, questo barcone metallico fu restaurato nel 1998 e trasformato nella più curiosa e aggiornata discoteca elettronica della capitale.</p>
<p>Qui la programmazione varia continuamente, dall’elettrojazz all’hardcore, passando per minimal techno, elettrorock, jungle e drum&amp;bass. Doveroso dire che le abitudini del pubblico cambiano a seconda del tipo di serata e che il posto ha un vero e proprio riciclo sociale di cui ci si accorge alla seconda o terza visita.</p>
<p>Ma la nostra serata è di quelle dure, mettiamoci dunque in fila sulla passerella come i condannati e sopportiamo in silenzio le mani pesanti dei buttafuori armati di bomber e torce.</p>
<p>Una volta entrati abbiamo due scelte. La prima è restare sul ponte e profittare della saletta superiore con lo spazio fumatori (rigorosamente all’aperto per gli amanti del freddo continentale) e un dj-set arrabattato ma piacevole, che i più utilizzano per i momenti di pausa.</p>
<p>La seconda opzione è quella di pagare una decina d’euro e scendere fino alla stiva dove, invece che una discoteca, troveremo uno dei più allegri carnai della città. Qui fanno bella presenza mazzi di luci stroboscopiche, i migliori dj parigini e londinesi e una carta dei cocktail accettabile (dettaglio raro nei club parigini). Insomma tutte le carte per regalarsi una serata con i controfiocchi a condizione di sorpassare l’impatto con la vampata di calore e anidride carbonica che accoglie tutti i nuovi avventori.</p>
<p>Se abbiamo fatto bene i conti siamo arrivati giusto in tempo per afferrare un drink di benvenuto senza troppi problemi. Sappiate che il locale si riempie verso l’una e mezza di notte e una volta raggiunta la capienza massima non solo è quasi impossibile entrare, ma diventa una vera impresa raggiungere il banco degli alcolici. Tenete il dettaglio a mente per la vostra  prossima visita.</p>
<p>Nel frattempo vi lascio godere la serata, il fiume di bassi e l’alba che seguirà.</p>
<p>A domani per il bollettino di guerra!</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;"><strong>IT&#8217;S ONLY BRUM&amp;BASS BUT I LIKE IT!</strong></span></p>
<p><a href="http://www.batofar.org/" target="_blank">batofar.org</a></p>
<p>Port de la Gare, Paris (<a href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;q=port+la+gare,+paris&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Port+de+la+Gare,+75013+Paris,+Ile-de-France,+Francia&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: 14 viola (Bibliotheque Nationale)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong> il Batofar è anche centro culturale, sala d’esposizione, istituto per corsi d’arte e ristorante!  Per chi quindi non si sente danzereccio e vizioso, il posto vale comunque la pena di una puntata, vista l’originalità del luogo e l’offerta. Per gli altri invece un avviso! L’utilizzo di sostanze stupefacenti è severamente proibito e i controlli sono abbastanza stretti, quindi una volta saliti a bordo fate i bravi o vi ritroverete di corsa a piangere sul molo con l’impronta di una pedata nel sedere.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>A due passi&#8230;</strong></em></span> la bibliotheque François Mitterand e il <a href="http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento/" target="_blank">13 arrondissement</a>.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">It’s only Drum&amp;Bass but i Like it!</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=IIYkow_5Xg4&amp;feature=related" target="_blank">Prodigy – Voodoo People -Pendulum remix</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi è Albert Khan?
</title>
		<link>http://chicche.org/2010/09/20/chi-e-albert-khan/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[albert kahn]]></category>
		<category><![CDATA[musei a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[nei dintorni di parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Spero che ieri siate andati a letto presto e che vi siate tenuti una mezza giornata da spendere senza pensieri, perché la passeggiata di oggi ci allontana dalle nostre mete usuali, spingendoci a oltrepassare il confine della grande metropoli.

Boulogne, la località che andremo a visitare, si trova infatti a un paio di chilometri dal confine sud occidentale di Parigi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/09/20/chi-e-albert-khan/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">c</span></strong><em>ittà</em>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Spero che ieri siate andati a letto presto e che vi siate tenuti una mezza giornata da spendere senza pensieri, perché la passeggiata di oggi ci allontana dalle nostre mete usuali, spingendoci a oltrepassare il confine della grande metropoli.</p>
<div id="attachment_3263" class="wp-caption alignright" style="width: 228px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/jardinkhan03.jpg"><img class="size-medium wp-image-3263" title="&lt;p&gt;jardinkhan03&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/jardinkhan03-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Un angolo del fantastico giardino.</p></div>
<p>Boulogne, la località che andremo a visitare, si trova infatti a un paio di chilometri dal confine sud occidentale di Parigi. Se chiedete agli abitanti della regione circostante, la maggior parte vi risponderà che Boulogne-Billancourt &#8211; questo il nome completo della nostra cittadina &#8211; non è altro che uno dei tanti tentacoli che la grande metropoli getta al di fuori del proprio raccordo anulare. Il centro stesso del paese si raggiunge facilmente grazie a una delle tante metropolitane che traversano il cuore della Grande Ville.</p>
<p>Di opinione ben diversa sono gli abitanti di questo centro piccolo borghese, che tengono a mantenere la loro indipendenza sociale e economica per nascondere il proprio portafogli alle grinfie dell’ affamatissima amministrazione parigina,.</p>
<p>Se poi ci aggiungiamo che gli stessi Parigini D.O.C. non hanno nessuna voglia di essere equiparati agli abitanti di un triste e anonimo agglomerato di uffici e palazzine giardinate, capirete perché quella di oggi vi viene presentata come una gita fuori porta.</p>
<p>Prima di incamminarci voi potrete controbattere: ”Non ce l’hai venduta molto bene. Che ci sarà mai di così interessante in una periferia residenziale da sacrificare una mattinata di sudata vacanza?”</p>
<p>Ebbene, vi stupirò con una delle migliori mete che vi abbia mai offerto -<em>de</em> <em>gustibus</em> permettendo- .</p>
<p>Per capire dove andremo a parare, dovete sapere che Boulogne divenne, alla fine dell’Ottocento, la residenza adottiva di uno dei personaggi più interessanti che la Francia abbia mai conosciuto.</p>
<p>Albert Khan, questo il nome pubblico con cui si presentò il finanziere tedesco Abraham Khan, è oggi ricordato come uno degli ultimi mecenati della repubblica dei lumi.</p>
<p>Famoso e facoltosissimo banchiere, amante della fotografia, dei viaggi e dell’architettura, il nostro signor Khan si mise in testa, una volta fatta fruttare la sua fortuna con discutibili investimenti nel commercio di oro e diamanti, di creare il più grande archivio privato di sapere antropologico mai visto. Per raggiungere il suo obiettivo, pensò bene d’indire una serie di bandi pubblici allo scopo di promuovere spedizioni di ricerca in diverse regioni del globo.</p>
<p>Fu così che naque la “Foundation Albert Khan”, uno dei più grandi archivi letterari, cinematografici e fotografici sulla civiltà mondiale dell’inizio del ventesimo secolo.</p>
<p>Albert ci ha lasciato ormai da più di un sessantennio, dopo una vita di successi e una morte ingloriosa (andò in bancarotta durante l’occupazione nazista), ma il suo archivio è ancora vivo e disponibile, su richiesta di consultazione, al 14 rue du Port, proprio accanto al municipio di Boulogne. In questa “biblioteca-museo” inoltre vengono regolarmente tenute esposizioni tematiche su varie sezioni dell’archivio stesso, alcune delle quali spaventosamente dettagliate e ricche di  curiosità.</p>
<p>E se la pura sete di conoscenza non vi bastasse sappiate che, nel biglietto d’ingresso alle esposizioni (due miseri euro) è incluso anche un tour nei sontuosi giardini privati del mecenate che vengono spesso scambiati, non a torto, per la vera attrazione di questo luogo.</p>
<p>Il giardino Albert Kahn si divide difatti in due sezioni. La prima, confinante con la strada pubblica, si ispira all’architettura neoclassica dell’ottocento, con grandi sezioni rettangolari dedicate alla floricultura ed una serra squadrata dalle grandi vetrate, inaccessibile al pubblico.</p>
<p>La seconda, molto più grande e appariscente ci ricorda un vero e proprio giardino privato giapponese, con percorsi acciottolati, un lago circondato da giunchi, diverse statue in pietra lavica e un gazebo in legno e carta da riso che evoca immediatamente la scena di un anime a sfondo storico o di un film di Kurosawa, dipende da quanti anni avete e/o da dove pendete. In ogni caso, se decidete di regalarvi questa visita, io vi consiglio di lasciar perdere l’orologio e – per i più visionari – di armarvi di macchina fotografica e quaderno dei bozzetti.</p>
<p>In ogni caso, buon tuffo nel passato.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">CHI E&#8217; ALBERT KAHN</span></strong></p>
<p>14, rue du Port (Boulogne-Billancourt) &#8211; (<a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=14+Rue+du+Port,+Boulogne-Billancourt,+France&amp;sll=48.854776,2.413559&amp;sspn=0.221378,0.676346&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Rue+du+Port,+92100+Boulogne-Billancourt,+Hauts-de-Seine,+Ile-de-France,+Francia&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>).</p>
<p>Metro: Boulogne- Pont de St Claud (linea 10 arancione)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong> stando a quello che dicono alcuni parigini è possibile infiltrarsi, con la dovuta accortezza, nel giardino durante le ore notturne. Ora, io non ho mai sperimentato di persona, ma se conoscete qualche parigino un po’ “flaneur” e scavezzacollo, provate a vedere se riuscite a rimediare una visita fuori orario. In ogni caso a mio parere ne vale la pena.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>A due passi&#8230;</strong></em></span> se proprio vi sentite coraggiosi, raggiungete il Pont de St-Claud e risalite la Senna tenendo il fiume sulla destra. È un’ora di passeggiata tra grattacieli, piccoli comuni residenziali e aree commerciali che sfocia sul famoso complesso della Defense. Consigliato solo agli amanti del genere.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Chi è Albert Khan</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=O4bBuCRRAes" target="_blank">Ennio Morricone – Nuovo Cinema Paradiso</a>.</p>
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		<title>Un mappamondo di sapori.
</title>
		<link>http://chicche.org/2010/07/23/un-mappamondo-di-sapori-giappone/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 11:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[cosa mangiare a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Ristorante Higum]]></category>
		<category><![CDATA[Rue Saint’Anne]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è chi dice che una sola cucina al mondo possa rivaleggiare con la nostra, e che questa cucina sia francese.
Personalmente, dopo due anni passati in Francia tra dolci e succulente scoperte, sono costretto ad affermare – forse per nostalgia o per abitudinarietà – di essere ancora partigiano. Nonostante ciò devo ammettere [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/07/23/un-mappamondo-di-sapori-giappone/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>:<strong> </strong>Giuliano</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">c</span></strong><em>ittà</em>:<strong> </strong>Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span><span style="font-weight: normal;">: </span></strong>C’è chi dice che una sola cucina al mondo possa rivaleggiare con la nostra, e che questa cucina sia francese.</p>
<p>Personalmente, dopo due anni passati in Francia tra dolci e succulente scoperte, sono costretto ad affermare – forse per nostalgia o per abitudinarietà – di essere ancora partigiano. Nonostante ciò devo ammettere che, per chi si reca in una capitale internazionale come Parigi, le sorprese culinarie, e non parlo solo di quelle locali, possono essere veramente infinite.</p>
<p>Per quelli che tra di voi si sentono temerari e alla ricerca di nuovi sapori, sappiate che grandi città come Parigi, Londra o New York, con la loro storia ricca di immigrazione e i loro mille sobborghi etnici possono offrire cucine introvabili nelle cittadine nostrane (e spesse volte anche a Roma capitale, a meno di non spendere cifre improponibili).</p>
<p>Siate coraggiosi, quindi e osate pure la dove i nostri connazionali storcono per lo più la bocca. Scoprirete sapori che la nostra tavola non ha mai conosciuto, e se proprio dovesse andar male sappiate che sono accanto a voi, kit di pronto soccorso alla mano (scherzo).</p>
<p>Ma bando ai preamboli ed iniziamo pure il nostro tour multietnico della cucina parigina, che in questa prima puntata ha deciso di strizzare l’occhio al lontano oriente, proprio li dove si leva il sole….</p>
<p>Parigi è piena di ristorantini di sushi con menu prodotti in serie che vanno dai 10 ai 15 euro. Molti di questi ristoranti, per lo più gestiti da famiglie cinesi, contano sull’incapacità visiva degli avventori di distinguere tra le varie etnie orientali e sulle pacchiane decorazioni di ceramica laccata (e non sottovalutiamo la capacità innata del maki di lasciarsi mangiare a quintali senza farti ingrassare!!).</p>
<div id="attachment_2729" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/higuma.jpg"><img class="size-medium wp-image-2729" title="Ristorante Higuma in rue Saint'Anne (hangukconnection.com)" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/higuma-225x300.jpg" alt="Ristorante Higuma in rue Saint'Anne (hangukconnection.com)" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ristorante Higuma in rue Saint&#39;Anne (hangukconnection.com)</p></div>
<p>Non fatevi ingannare! Se veramente volete provare della vera cucina nipponica, provate a recarvi nel 2° arrondissement tra l’Opera e il museo del Louvre, in una strada conosciuta col nome di <strong>rue Saint’Anne</strong>.</p>
<p>Se arrivate in orario di pranzo, non sarà difficile riconoscerla. Vedrete una schiera di colletti bianchi dagli occhi a mandorla in fila davanti a numerose porticine riempite di “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kanji" target="_blank">Kanji</a>”. Del resto ci troviamo accanto all’ambasciata del Sol Levante, nonché in uno dei quartieri d’affari più prolifici della capitale.</p>
<p>Attenti a tentare la vostra sorte se optate per una cena romantica. Non sono pochi i francesi che decidono di passare una serata mangereccia all’insegna di Sakè e Lamen, visti i prezzi abbordabili praticati da questi posti (16 euro massimo per un menu più bevanda) e l’atmosfera conviviale.</p>
<p>Per quanto riguarda il menu, la cosa si fa assai complessa. Alcuni di questi ristoranti servono zuppe calde e sformati di riso 365 giorni all’anno, altri si attengono sulla formula più occidentale che consiste in: tagliere di sushi + riso e zuppa di alghe (sconsiglio). I più raffinati propongono varianti assai costose ma prelibate di “tempura” (un grande piattone di sapori misti, per lo più a base di pesce).</p>
<p>Alla varietà di scelta si aggiunge il fatto che tra i vari frequentatori della rue Saint’Anne, ciascuno ha il suo “spot” preferito. Il mio si chiama “Higuma” e si trova proseguendo in direzione del Louvre. In ogni caso non lasciatevi intimidire dall’imbarazzo della scelta e osate pure, soprattutto se il ristorante che avevate prescelto vi sorprende con una fila chilometrica fuori dalla porta (impossibile prenotare nella Saint’Anne)</p>
<p>Io vi aspetto come sempre al rientro, per raccogliere i vostri commenti in attesa di sfornare la prossima puntata.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">UN MAPPAMONDO DI SAPORI (GIAPPONE)</span></strong></p>
<p>Rue Saint’Anne (<a href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;q=Rue+saint%E2%80%99anne,+parigi&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;hq=Rue+saint%E2%80%99anne,&amp;hnear=Parigi,+%C3%8Ele-de-France,+Francia&amp;ei=IndJTO6pCNCYONah6JUD&amp;ved=0CB4QtgMwAA&amp;z=15" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: 4 septembre (linea 3 verde) e/o palais royal (linea 1 gialla)</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;"><strong>Da sapere che&#8230;</strong></span></em> gran parte del personale che lavora in questi ristoranti è composto da giovani stagisti universitari che, appena sbarcati in terra straniera, barattano un posto sottopagato come cameriere o lavapiatti per ottenere un permesso di soggiorno semestrale. Sono facili da riconoscere rispetto agli “anziani” a causa dei loro inchini servili e dei sorrisi a trentadue denti tipici del protocollo giapponese.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;"><strong>A due pass</strong></span></em><strong><span style="color: #0000ff;"><em>i&#8230;</em></span></strong> salendo e mantenendo la sinistra si raggiunge l’opera Garnier con le sue volte affrescate e i suoi tetti placcati d’oro. In direzione sud invece raggiungiamo la senna e i cancelli dell’antico palais Royal, che costudiscono i corridoi sotterranei del Louvre con i loro infiniti archivi</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Un mappamondo di sapori (Giappone)</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=109fd7yyJ7A" target="_blank">Pizzicato Five- Tout va bien</a>.</p>
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