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	<title>CHIcCHE &#187; CITTÀ</title>
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	<description>L&#039;altro volto delle città.</description>
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		<title>Quando mangiare diventa anche assaporare i gusti della storia, nella fattispecie, quella medioevale. &#8211; VITERBO
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 17:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CHIcCHE Guests</dc:creator>
				<category><![CDATA[DAL MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[CHIcCHE]]></category>
		<category><![CDATA[città dei papi]]></category>
		<category><![CDATA[dove mangiare a viterbo]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[il richiastro]]></category>
		<category><![CDATA[trattoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Sforzo immaginativo: piove da due giorni ininterrottamente, brezza fredda che congela naso e punta delle dita, jeans zuppi e raffreddore che non promette niente bene [...] - VITERBO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/05/12/quando-mangiare-diventa-anche-assaporare-i-gusti-della-storia-nella-fattispecie-quella-medioevale-viterbo/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fchicche.org%2F2012%2F05%2F12%2Fquando-mangiare-diventa-anche-assaporare-i-gusti-della-storia-nella-fattispecie-quella-medioevale-viterbo%2F&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Valentina</p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong>ittà: Viterbo</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Sforzo immaginativo: piove da due giorni ininterrottamente, brezza fredda che congela naso e punta delle dita, jeans zuppi e raffreddore che non promette niente bene…cosa c’è di meglio che potersi togliere i soprabiti bagnati e trovare caldo riparo in un rifugio delizioso in pietra e cotto nel pieno centro storico di Viterbo, quartiere San Pellegrino?</p>
<div id="attachment_5879" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/il-richiastro.jpg"><img class="size-medium wp-image-5879" title="&lt;p&gt;il richiastro&lt;/p&gt; " src="http://chicche.org/wp-content/uploads/il-richiastro-300x225.jpg" alt="Trattoria Il Richiastro (foto da squisitalia.com)" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Trattoria Il Richiastro (foto da squisitalia.com)</p></div>
<p>Cosa preferire ad un camino scoppiettante che si alimenta di continuo con le parole in libertà e le chiacchiere fitte fitte della coppia proprietaria del locale, due architetti eccentrici ed originali che si possono permettere di tenere aperto il loro bel ristorantino solo nel fine settimana, perché così a loro più aggrada?</p>
<p>Cosa vuoi di più che scaldarti pancia, ma anche cuore ed anima, con le zuppe fumanti e saporite della tradizione campagnola dei prodotti della terra, dalla verza ai fagioli, dalla cicoria alla zucca, dai funghi ai pomodorini? E cosa chiedere ancora dopo quegli intingoli e quelle salse che hanno così poco di terreno ed avvicinano al mistero del divino, e dopo quelle torte che sanno di pranzo della domenica in famiglia, ma senza tutte le rotture e le implicazioni del medesimo in casa????</p>
<p>…Nulla, infatti…</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;"> IL RICHIASTRO</span></p>
<p>Via della Marrocca, 18 - Viterbo (<a href="http://maps.google.it/maps?q=il+richiastro+viterbo&amp;hl=it&amp;ll=42.41815,12.107556&amp;spn=0.008237,0.018883&amp;client=safari&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;hq=il+richiastro&amp;hnear=0x1328d3499d9b8f73:0x4094f9ab239b260,Viterbo+VT&amp;view=map&amp;cid=17758287818732809960&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>T. 0761 228009</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Da sapere che</em></strong><strong>…</strong></span>Viterbo è considerata la “Città dei Papi”, dal momento che fu una importante sede papale durante il XIII secolo.</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi…</span></em></strong>Nel caratteristico quartiere medioevale di San Pellegrino c’è anche la Chiesa di Santa Rosa, la cui tradizionale processione è ormai fenomeno religioso di rilevanza non solo nazionale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Quando mangiare diventa anche assaporare i gusti della storia, nella fattispecie, quella medioevale</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OHqMORnWyUI" target="_blank">Eat Me Drink Me &#8211; Marilyn Manson</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Libri, cioccolata e vino.
</title>
		<link>http://chicche.org/2012/05/02/libri-cioccolata-e-vino/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 09:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CHIcCHE Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[ROMA]]></category>
		<category><![CDATA[CHIcCHE]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolata]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[trastevere]]></category>
		<category><![CDATA[vicolo del cinque]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Rivendita libri, cioccolata e vino offre ciò che lo stesso nome del posto evoca, insieme ad un tocco di leggero erotismo: è il connubio sublime che potete trovare a vicolo del Cinque, a Trastevere. Il locale, piccolo ma affollatissimo, offre specialità come la Sveltina, la Bottarella, il Succhiotto, il 69 e via dicendo con tanti altri fantasiosi shottini altamente ambigui [...] - ROMA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/05/02/libri-cioccolata-e-vino/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">C<span style="color: #ff0000;">HI</span></span></strong>: Leyla</p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong>ittà: Roma</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>C</strong></span><span style="color: #ff0000;"><strong>HE</strong></span>: <a href="http://www.facebook.com/CioccolateriaTrastevere" target="_blank"><strong>Rivendita</strong> <strong>libri</strong>, <strong>cioccolata</strong> e <strong>vino</strong></a> offre ciò che lo stesso nome del posto evoca, insieme ad un tocco di leggero erotismo: è il connubio sublime che potete trovare a vicolo del Cinque, a Trastevere.</p>
<div id="attachment_5859" class="wp-caption alignright" style="width: 244px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/cioco.jpg"><img class="size-medium wp-image-5859   " title="&lt;p&gt;cioco&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/cioco-300x225.jpg" alt="" width="234" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">La Bottarella (da Facebook).</p></div>
<p>Il locale, piccolo ma affollatissimo, offre specialità come la Sveltina, la Bottarella, il Succhiotto, il 69 e via dicendo con tanti altri fantasiosi shottini altamente ambigui (che vanno dai 3 ai 4 euro l&#8217;uno). Quello che però colpisce di più sono le frasi con cui le ragazze che gestiscono il locale accompagnano la bevuta: queste infatti, dopo aver preparato il drink in minuscoli bicchieri di cioccolato fondente, e dopo averlo ricoperto con panna, invitano a “prenderlo da sotto”, rigorosamente “tutto in una volta, altrimenti si ammoscia”. L&#8217;avventore deve stare al piccante gioco e consumare in breve tempo la sua Sveltina, con tanto di panna e cioccolato.</p>
<p>Bene ma – vi chiederete – cosa c&#8217;entrano i libri in tutto ciò?</p>
<p>Facile: basta andare nella sala accanto, dove si trova una modesta gamma di titoli nuovi, o scendere le scale che portano ad una cantina umida che ospita una spettrale collezione di libri usati.</p>
<p>Un angolo che risveglia i sensi, dunque, la Rivendita del vicolo del Cinque, regalando piacere allo spirito e alla carne.</p>
<p>Lo si potrebbe definire remotamente bohémien, se non fosse per l&#8217;assidua frequentazione di gente di ogni tipo.</p>
<p>Da provare.</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;"> RIVENDITA LIBRI CIOCCOLATA E VINO. </span></p>
<p>Vicolo del Cinque, 11/A, Roma 00153 (<a href="http://maps.google.it/maps?q=Vicolo+del+Cinque,+11%2FA,+Roma+00153&amp;hnear=Vicolo+de'+Cinque,+11,+00153+Roma,+Lazio&amp;gl=it&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Facebook: <a href="http://www.facebook.com/CioccolateriaTrastevere">http://www.facebook.com/CioccolateriaTrastevere</a></p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong>ci sono sere in cui le battute delle ragazze riescono meglio e sere in cui i doppi sensi sembrano non riuscire a pieno. Un po&#8217; di comprensione: quella che per tutti è una trovata simpatica da fare ogni tanto, per loro è ordinario lavoro! Il cioccolato comunque vale la pena: il locale offre anche, per chi voglia, praline di vario tipo.</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Nei dintorni&#8230;</span></em></strong>Vicolo del Cinque è il nucleo della movida trasteverina: il da fare non manca. Segnaliamo la Creperia del Cinque e il ristorante di carne Ciak, ma a cinque minuti c&#8217;è piazza di Santa Maria in Trastevere, per chi fosse interessato ad un tour più culturale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Libri, cioccolata e vino</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=v5h5N4ckikc&amp;ob=av3n" target="_blank">Gelato al cioccolato &#8211; Pupo</a>.</p>
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		<title>Un dito medio per Piazza Affari.
</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 17:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[MILANO]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea a Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Cattelan]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità Milano]]></category>
		<category><![CDATA[da vedere a Milano]]></category>
		<category><![CDATA[L.O.V.E.]]></category>

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		<description><![CDATA[Niente di meglio di una giornata di primavera per andare alla scoperta degli angoli nascosti della città: a poche centinaia di metri dal Duomo, una mano di marmo alta 11 metri si erge proprio di fronte al tempio della finanza italiana con il solo dito medio teso, non lasciando adito a troppi dubbi sul suo significato. [...] - MILANO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/04/25/un-dito-medio-per-piazza-affari/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>CHI</strong></span>: Francesca</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>c</strong><span style="color: #000000;"><em>i</em></span></span><em>ttà</em>: Milano</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> CHE</span></strong>: Niente di meglio di una giornata di primavera per andare alla scoperta degli angoli nascosti della città, mi sono detta, ma tutto mi sarei aspettata tranne di trovarmi di fronte a questo! Niente di più azzeccato per rappresentare il mio pensiero nei confronti della Borsa direi&#8230;ma non me lo sarò sognato?</p>
<p>No, no, esiste davvero, proprio in piazza Affari a Milano, a poche centinaia di metri dal Duomo! Una mano di marmo alta 11 metri si erge proprio di fronte al tempio della finanza italiana con il solo dito medio teso, non lasciando adito a troppi dubbi sul suo significato.<br />
Come ho scoperto successivamente, l&#8217;opera è L.O.V.E. di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Cattelan" target="_blank">Maurizio Cattelan</a>, uno dei più noti artisti italiani contemporanei, che nel 2010 l&#8217;ha concepita proprio per collocarla in Piazza Affari.</p>
<p>Oltre al significato inequivocabile del &#8220;mandar a quel paese&#8221; la Borsa ed in generale  il mondo dei soldi, l&#8217;opera è stata interpretata in molti modi. Guardando la statua attentamente si nota che in realtà la mano è tesa ed ha 4 dita mozzate, cosa che ha fatto pensare ad un saluto fascista mutilato; spiegazione che si sposa tra l&#8217;altro con l&#8217;architettura fascista che caratterizza la piazza.</p>
<div id="attachment_5831" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/love.jpg"><img class="size-medium wp-image-5831 " title="&lt;p&gt;love&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/love-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">L.O.V.E. di Maurizio Cattelan 2010</p></div>
<p>Anche il nome L.O.V.E sembra un controsenso ed ha dato luogo a molte interpretazioni tra cui quella del critico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Bonami" target="_blank">Bonami</a>, secondo cui l&#8217;acronimo sta per &#8216;Love, Odio, Vendetta, Eternità&#8217; e vuole riassumere in sé tutto il senso dell&#8217;arte.</p>
<p>La mano originariamente fu parte integrante della mostra di Cattelan che si tenne a Palazzo Reale nel 2010 intitolata &#8220;Contro le ideologie&#8221; ; successivamente l&#8217;artista veneto la offrì in dono al comune di Milano a patto che non venisse spostata da Piazza Affari.<br />
I milanesi certamente ricorderanno le infinite polemiche che si sono accese all&#8217;epoca sull&#8217;accettazione o meno di questo &#8216;regalo&#8217;, ma alla fine vinse il buon senso e la volontà di confermare Milano come capitale italiana dell&#8217;arte contemporanea.</p>
<p>Il dito medio è ancora lì che si erge fiero anche se poco conosciuto a chi visita la città (forse perché nascosto tra i vicoli della vecchia Milano); discorso diverso per i brokers milanesi che se lo ritrovano come buongiorno ogni mattina.</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;"><strong>UN DITO MEDIO PER PIAZZA AFFARI</strong></span></p>
<p>Piazza Affari, Milano (<a href="http://maps.google.com/maps?q=piazza+Affari+Milano&amp;hl=en&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=38.41771,86.572266&amp;hq=piazza+Affari&amp;hnear=Milan,+Lombardy,+Italy&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>).</p>
<p>Metropolitana linea M1 Cordusio</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong><em>Da sapere che&#8230;</em></strong></span> Maurizio Cattelan è famoso per le sue opere provocatorie, una delle più famose è &#8220;<a href="http://www.perrotin.com/Maurizio_Cattelan-works-oeuvres-7127-2.html" target="_blank">Hollywood Landing in Sicily</a>&#8221; presentata alla Biennale di Venezia del 2001, per la quale ricostruì la famosa scritta di Hollywood sulle colline di Palermo, proprio sopra la discarica municipale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #0000ff;"><strong><em>A due passi&#8230;</em> </strong><span style="color: #000000;">siamo in pieno centro quindi vi trovate tra La Scala, il Duomo, Via Dante ed il Castello Sforzesco.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #0000ff;">Un dito medio per Piazza Affari</span> <span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;">suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mczuDw7luUM" target="_blank">Marco Masini &#8211; Vaffanculo</a>.</span></span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quando il vino insegna a cantare (in francese).
</title>
		<link>http://chicche.org/2012/04/05/quando-il-vino-insegna-a-cantare-in-francese/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 13:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[dove andare a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[le vieux belleville]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra tutte le incertezze e i dubbi che lo straniero formula inevitabilmente nel corso del suo soggiorno a Parigi, vi sono fortunatamente alcune verità che imparerà a riconoscere rapidamente, pena la sua stessa sopravvivenza! Oggi voglio prendermi la briga di mostrarvene due che reputo fondamentali.
Uno: ai parigini piace bere. Come in tutte le metropoli  [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/04/05/quando-il-vino-insegna-a-cantare-in-francese/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>:Giuliano</p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong><strong>ittà</strong>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Tra tutte le incertezze e i dubbi che lo straniero formula inevitabilmente nel corso del suo soggiorno a Parigi, vi sono fortunatamente alcune verità che imparerà a riconoscere rapidamente, pena la sua stessa sopravvivenza!</p>
<p>Oggi voglio prendermi la briga di mostrarvene due che reputo fondamentali.</p>
<p>Uno: ai parigini piace bere. Come in tutte le metropoli dell’Europa centro-settentrionale, anche qui si è radicata l’usanza del dopolavoro alcolico, che però sortisce su questo popolo, forse geneticamente predisposto al vino rosso e ai distillati da secoli di pratica, effetti rocamboleschi. E così, dal mercoledì al sabato i caffè e i ristoranti si riempiono di impiegati dalle camicie chiazzate, studenti in cerca di avventure e disoccupati affamati di socializzazione in una kermesse di incontri che non guarda a razza, colore, età o implicazioni future.</p>
<div id="attachment_5790" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/levieuxbelleville.jpg"><img class="size-medium wp-image-5790" title="&lt;p&gt;levieuxbelleville&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/levieuxbelleville-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Le Vieux Belleville.</p></div>
<p>Due: Qui la musica la fa da padrona. Dalla chanson française alla House, passando per il jazz Manouche, il rap e la afro-beat, ogni serata è buona per andare alla scoperta di un concertino di qualche tipo. Su un campione “tipo” di tre caffè scelti a caso il primo ha sempre un palco, il secondo una plancia di missaggio e il terzo troverà un modo per organizzarsi se necessario. Per non contemplare poi i teatrini, i centri sociali e i numerosi festival a basso costo che si organizzano durante tutto l’anno tra il centro della città e la provincia.</p>
<p>La domanda che mi pongo è: se volessimo verificare questi due assunti in un colpo solo e rendere il tutto un’esperienza memorabile per il turista romantico che mette piede, magari per la prima volta, a Parigi, dove potremmo indirizzarci?</p>
<p>Risposta pronta in tasca, vi do per la seconda volta appuntamento a Belleville, tra le strade affollate e multietniche di un quartiere che avevamo già visitato durante la scoperta di uno dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://chicche.org/2010/03/20/signor-malaussene/" target="_blank">più famosi artisti francesi del nostro tempo</a></span>.</p>
<p>Oggi però ci addentriamo nella parte più alta e residenziale di questa cittadella, imboccando una viuzza che si stacca dal caos e dagli odori della rue de Belleville per raggiungere una delle terrazze più suggestive della Parigi popolare.</p>
<p>Scaliamo dunque la cima della rue Piat, recuperiamo un attimo il fiato e affacciamoci pure sul belvedere del parco di Belleville. Questa terrazza, animata l’estate dai tavolini dei caffè e da occasionali concertini di quartiere, è quasi sconosciuta al turista medio nonostante offra una vista quieta e magnifica che nemmeno la cima della Butte Montmartre, con i suoi chioschi di gelato, i violinisti e i caricaturisti può eguagliare. Appoggiate pure lo sguardo sul profilo rosso dei tetti incastrati nel tramonto, ma non attardatevi troppo; il freddo della sera si avvicina minaccioso e abbiamo un pasto caldo che ci attende con impazienza!</p>
<p>Volgete le spalle al palco e dirigetevi un po’ più a est, verso l’imbocco della rue des Envierges, una “ruelle” residenziale dall’aspetto alquanto anonimo se non un po’ sciatto.</p>
<p>Tra tutto quel cemento industriale immerso nella semi-oscurità, vi sarà facile riconoscere la nostra meta, un piccolo porticato di legno color canarino, la tenda rossa sfilacciata che mostra un’insegna bianca dalla grafica un po’ retro, quattro avventori appoggiati all’automobile di turno con il bicchiere e la sigaretta in mano e, <em>dulcis in fundo</em>, una melodia che si fa sempre più invadente man mano che ci si avvicina.</p>
<p>Non so voi, ma se c’è una cosa che adoro del vivere in città sono queste epifanie urbane che spuntano misteriosamente in luoghi.</p>
<p>E allora non abbiate paura, permettetemi pure di aprirvi la porta e fate il vostro ingresso trionfale al “<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.le-vieux-belleville.com/fr/bar-restaurant-musette-le-vieux-belleville.html" target="_blank">Vieux Belleville</a></span>”.</p>
<p>Aperto nel 1992 da Joseph Pantaleo, francese di origini siciliane, questo locale sorge sulle ceneri del cafè Escale, osteria dopolavoro della vecchia classe operaia del quartiere.</p>
<p>Il locale non è meraviglioso, tutt’altro. Gli anni passati a sorreggere il viavai di migliaia di avventori hanno formato una patina di vecchiume che ricopre tutta la sala, dal mobilio alla aria che si respira.  A nulla valgono le ristrutturazioni estive che il buon Joseph intraprende di anno in anno.</p>
<p>La cucina… “corretta” per usare un’espressione francese. Menu alla giornata rigorosamente presentato, lavagna alla mano, dal cameriere di turno. Piatti di carne abbondanti, dolci sfiziosi tipici della tradizione parigina e il tutto per un prezzo abbordabile, vino permettendo. In ogni caso nulla di brillante se si considera il panorama gastronomico locale.</p>
<p>La cosa che rende veramente speciale questo angolino di quartiere, di recente frequentato addirittura da qualche timida coppietta di giapponesi sperduti, è l’atmosfera.</p>
<p>Innanzitutto l’accoglienza. Nella mia esperienza quadriennale non ho mai visto un bar o ristorante a Parigi in cui la clientela del posto si mischiasse così facilmente ai nuovi arrivati.  Qui gli habitués, un misto di maghrebini, francesi e stranieri provenienti da tutto il mondo in sosta prolungata a Belleville discutono e scherzano con i nuovi clienti tra il bancone e i tavoli. Le tematiche di discussione non sono difficili da trovare; le uniche condizioni sono avere sempre un bicchiere in mano per un brindisi improvvisato e non avere pregiudizi di fronte al proprio interlocutore.</p>
<p>Ma la cosa migliore è che quando non si chiacchiera al Vieux Belleville beh… si canta!</p>
<p>Infatti per ben due sere a settimana (a volte anche tre secondo gli umori del padrone o quelli dei clienti) la sala si riempie delle note di alcuni delle più autorevoli e classici pezzi della chanson Française, interpretate da anziani e rispettati artisti del ventesimo arrondissement.</p>
<p>Il giovedì sera è il turno del vecchio Riton, con il suo metro e sessanta di buonumore, i baffi da ussaro e un giro vita che farebbe invidia a un mappamondo. Il suo organetto di Barberia, azionato rigorosamente a manovella, conosce tutto il repertorio di Polin, Brassens ed Aznavour ed il suono che produce vibra con malinconia e malizia.</p>
<p>Il sabato invece, pronti a scatenare l’ugola sulla fisarmonica di Minelle. Questa signora dal sorriso sguaiato e dallo sguardo tagliente, la cui mise ricorda spesso quella di una energica matrona della belle epoque, non vi darà tregua finché non darete almeno una volta prova delle vostre capacità canore sulle note di qualche vecchia canzone partigiana (insospettabilmente energica e incalzante l’interpretazione della nostra Bella Ciao!)</p>
<p>E allora lasciatevi pure trasportare dalla musica, mischiate la vostra voce a quella degli altri avventori, non abbiate paura di versarvi quel quinto bicchiere di Beaujolais e fatevi servire tutto il buonumore che volete da uno degli ultimi bistrot d’eccellenza della capitale.</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;">QUANDO IL VINO INSEGNA A CANTARE (IN FRANCESE).</span></p>
<p><strong>Il vieux Belleville, 12 rue des Envierges, 75020 Paris (<a href="http://maps.google.it/maps?q=12+rue+des+Envierges,+75020&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;hnear=12+Rue+des+Envierges,+75020+Paris,+%C3%8Ele-de-France,+Francia&amp;gl=it&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.le-vieux-belleville.com/fr/bar-restaurant-musette-le-vieux-belleville.html">http://www.le-vieux-belleville.com/fr/bar-restaurant-musette-le-vieux-belleville.html</a></strong></p>
<p>Metro 11 (Pyrénees)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong>Nonostante Parigi sia la città più visitata al mondo, mestieri come il fisarmonicista da strada, tipici della tradizione turistica locale, sono soppiantati da atmosfere sempre più discrete, locali design e compilation di musica lounge. Se però, come me, siete cultori del genere e non vi accontentate delle performance da metropolitana, potete sempre recarvi a pranzare in uno dei numerosi ristoranti disseminati per il mercato delle pulci di Saint-Ouen, il più grande d’Europa, dove tra fisarmoniche, chitarre gitane e voci graffiate troverete di che deliziare il vostro lato “retrò”.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;"><em>A due passi&#8230;</em></span></strong>Per chi volesse continuare la serata tra un bicchiere e tanta compagnia, il quartiere è pieno di locali a prezzi modici dall’atmosfera piacevole. Segnalo:</p>
<p>“Aux Folies” (8 rue de Belleville). Locale sempre pieno frequentato da artisti e fuorisede, dove spesso si fatica a trovare un posto a sedere.</p>
<p>“Le Culture Rapide” (Incrocio tra Rue Lacroix et rue de Belleville). Uno dei bar più economici del quartiere. Vive di concertini jazz, gare di Slam e uno zoccolo duro ma ospitale di avventori tra i 25 ed i 40. Decoro molto simpatico.</p>
<p>“La Zorba”. (137 rue du Faubourg du Temple) Per chi ha un po’ di pelo sullo stomaco, uno dei pochi bar da dopolavoro per operai artisti e clochard rimasti in tutta Parigi. Dopo le 23 si organizzano dj-set nella cantina.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Quando il vino insegna a cantare</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0ca5e_DF12Y&amp;feature=related" target="_blank">Juliette Greco –Accordeon</a>.</p>
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		<title>Kizomba al Café Cretcheu?
</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 10:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice</dc:creator>
				<category><![CDATA[ROMA]]></category>
		<category><![CDATA[cafè cretcheu]]></category>
		<category><![CDATA[cosa fare a roma]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cafè Cretcheu, gestito da Manuel e Alcidio, italo-capoverdiani, è un locale aperto e conviviale dislocato in due piani, “uno per parlare e uno per ballare”, che dà ospitalità a Francisco e Ketson, angolani: Francisco insegna la kizomba, da poco alla ribalta sullo scenario internazionale, mentre Ketson è dj. Dall’anno scorso “ogni venerdì alle dieci e mezza iniziano ‘i momenti di Kizomba Romana’: il nostro intento è proprio quello di insegnare questa danza ai romani”, per di più gratuitamente! [...] - ROMA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/03/30/kizomba-al-cafe-cretcheu/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Alice</p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong>ittà: Roma</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: È la notte di Carnevale al Café Cretcheu. E venerdì, serata dedicata alla <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tv0B2kDOxsg" target="_blank">kizomba</a>, una danza che viene direttamente dal cuore dell’Africa, dall’Angola.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5783" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/Cafe-creteu.jpg"><img class="size-medium wp-image-5783" title="&lt;p&gt;Cafe creteu&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/Cafe-creteu-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Sala principale del Café Cretcheu, di fronte il tavolino dove si son sedute le chicchers, Alice, Manuela e Francesca <img src='http://chicche.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p></div>
<p>Il cafè Cretcheu, gestito da Manuel e Alcidio, <strong>italo-capoverdiani</strong>, è un locale aperto e conviviale dislocato in due piani, “uno per parlare e uno per ballare”, che dà ospitalità a Francisco e Ketson, angolani: Francisco insegna la kizomba, da poco alla ribalta sullo scenario internazionale, mentre Ketson è dj. Dall’anno scorso “ogni venerdì alle dieci e mezza iniziano ‘i momenti di Kizomba Romana’: il nostro intento è proprio quello di insegnare questa danza ai romani”, per di più gratuitamente! “All’inizio si registrava una maggiore presenza di angolani, ora ci sono più italiani”, dice Francisco, ma a guardarmi intorno sarebbe meglio dire “italiane”.</p>
<p><strong>L’origine della kizomba sembra particolarmente complessa e intrecciata a diverse culture</strong>, a parte il fatto che in italiano il nome suona particolarmente simpatico: cantata generalmente in portoghese, la kizomba ha una melodia romantica che si accompagna al ritmo africano. Nasce in Angola alla fine degli anni ’80 “come fusione tra il semba angolano – progenitore della samba” brasiliana e altre danze, tra cui il compas, la musica delle isole caraibiche francesi, soprattutto Haiti, “la kabetula – sempre angolana – e lo zouk delle Antille, già diffuso in Italia negli anni ‘90”. La kizomba si balla in tutti i paesi lusofoni africani ed europei, soprattutto in Guinea-Bissau, Portogallo, Mozambico, São Tomé e Príncipe, Timor Est, Brasile, il territorio di Macao… e ovviamente Capo Verde. Dall’Africa occidentale a quella orientale, dal Sud America al sud-est asiatico, dall’Europa alla Cina!, la kizomba sembra aver girato tutto il mondo.</p>
<p><strong>Al di là di tutte queste origini e fusioni, Francisco la definisce “un ballo di coppia alternativo al tango</strong>, ma rispetto a questo la kizomba è meno rigida e aperta alla creatività: la coppia può ballare anche separata. È più lenta rispetto al semba originale, che è più veloce, ma soprattutto è molto sensuale”. In effetti l’esatta origine del tango – sia la danza argentina che il nome – è persa nel mito. La teoria generalmente accettata dice che a metà ‘800 gli schiavi africani portati in Argentina iniziarono a influenzare la cultura locale. La parola tango potrebbe avere un’origine direttamente africana, significando “luogo chiuso” o “terra riservata”. Potrebbe anche derivare dal portoghese e dal verbo latino <em>tàngere</em>, che significa ‘toccare’. Ma qualunque sia la sua origine, la parola tango identificò il luogo dove gli schiavi africani e i neri liberi si riunivano per ballare.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5785" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/francisco.jpg"><img class="size-full wp-image-5785" title="&lt;p&gt;francisco&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/francisco.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Francisco (a sinistra) che balla la kizomba.</p></div>
<p>Pochi sanno che l’Angola è un paese che ha dato origine a molte danze che ne hanno influenzate altre, compresa il kuduro – nel titolo di un tormentone dell’estate 2011 proveniente da Porto Rico – genere di musica dance elettronica nata da sperimentazioni sonore avvenute nel paese negli anni ‘80. Ma ora è il momento della kizomba: “oggi va molto di moda – non a caso si stanno svolgendo una serie di festival internazionali e workshop – perché è interculturale, ha poche regole che la rendono una cornice stilistica di ballo adatta per tutto: all’interno possono inserirsi elementi di danze diverse, dalla salsa cubana, al merengue dominicano fino al cha cha cha latino americano”. In effetti cercando giusto un po’ su internet spuntano molti appuntamenti. <a href="http://www.festivalsero.com/style/kizomba-20" target="_blank">Il calendario della kizomba</a>, tra festival e congressi, sembra fittissimo e anche in questo caso gira tutto il mondo: in questi giorni è a Muscat, capitale dell’Oman, ma toccherà ogni paese, da Varsavia a Linburg, da Parigi a Helsinki e anche in Italia si svolgeranno varie tappe tra marzo e giugno 2012.</p>
<p><strong>Alla fine del mio giro esplorativo conosco Carlos</strong>: sembra un po’ ‘il saggio della kizomba’. Dopo un’oretta che siamo lì a registrare la situazione, cerca di introdurre me e le altre chicchers, “per non essere ospiti: qui ci conosciamo tutti, sappiamo di questo appuntamento, quindi voglio spiegarvi come funziona. Dovete provare la kizomba”. Ribatto che sono lì proprio per scriverne un articolo e lui è ancora più stupito: “ma come fai a scrivere di qualcosa se non lo vivi, se ti vergogni non conoscerai mai nulla, ti giuro che puoi stare nel fango e non sporcarti” aggiunge scherzando. Io più colpita di lui da queste esternazioni, mi butto e provo i passi base – destra-sinistra, avanti-indietro e ancora, destra-sinistra-destra-destra-sinistra… È stato un bel fango, da provare!</p>
<hr /><span style="color: #000080;"> CAFÈ CRETCHEU</span></p>
<p>Via Ancona 13, Roma, zona Porta Pia (Guarda la mappa)</p>
<p>Non ci sono insegne e da fuori può sembrare un negozio chiuso, quindi memorizzate bene il civico o seguite la musica…</p>
<p>Bus: 60, 90, 90D, 490, 495, &#8230; metro più vicina: Castro Pretorio &#8211; linea B</p>
<p>Aperto dal giovedì alla domenica, dalle 19. Si inizia con l’aperitivo dai sapori misti tra Italia e Africa: pasta, insalate, carne col riso…</p>
<p>Pagina <a href="http://www.facebook.com/pages/Caf%C3%A8-Cretcheu/92859337680" target="_blank">Facebook Cafè Cretcheu</a></p>
<p><strong><span style="color: #000080;"><em>Da sapere che…</em> </span></strong>se volete provare un cocktail capoverdiano chiedete ad Alcidio il Mon Na Tchon, una specie di caipiroska con Grogue – liquore capoverdiano -, lime, zucchero e fragola. Il nome significa “mani per terra”, potete intuire perché Alcidio l’abbia chiamato così…</p>
<p><strong><em><span style="color: #000080;">A due passi… </span></em></strong>Porta Pia e il Monumento al Bersagliere &#8211; simbolo della Presa di Roma o Breccia di Porta Pia che decretò la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale dei Papi &#8211; che recita: “Appena un secolo di storia, ma quanti sacrifici, quante battaglie e quanta gloria!”</p>
<p><span style="color: #000080;">Kizomba al Café Cretcheu</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LmmTiqD9UEE" target="_blank">Danza Kuduro di Don Omar feat. Lucenzo</a></p>
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		<title>Dialogo nel buio &#8211; MILANO
</title>
		<link>http://chicche.org/2012/03/22/dialogo-nel-buio-milano/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 19:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[MILANO]]></category>
		<category><![CDATA[cosa fare a milano]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità a milano]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo nel buio]]></category>
		<category><![CDATA[istituto ciechi di milano]]></category>

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		<description><![CDATA["Non occorre vedere per guardare lontano" questo è il motto dell' Istituto Ciechi di Milano che da 170 anni opera a favore dei non vedenti e che ha ideato una serie di eventi che vantano in questa città il primato di originalità ed unicità. L'associazione infatti organizza mostre, incontri ed esperienze imperdibili che cambieranno il vostro modo di percepire il buio e la cecità. Una delle esperienze di cui sono stata partecipe e che mi ha veramente impressionato è appunto il Dialogo nel Buio, un percorso nella completa oscurità [...] - MILANO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/03/22/dialogo-nel-buio-milano/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Francesca</p>
<p><span style="color: #ff0000;">c</span>ittà: Milano</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: &#8221;Non occorre vedere per guardare lontano&#8221; questo è il motto dell&#8217; <a href="http://www.istciechimilano.it/it-IT/home.html" target="_blank">Istituto Ciechi di Milano</a> che da 170 anni opera a favore dei non vedenti e che ha ideato una serie di eventi che vantano in questa città il primato di originalità ed unicità. L&#8217;associazione infatti organizza mostre, incontri ed esperienze imperdibili che cambieranno il vostro modo di percepire il buio e la cecità.</p>
<p>Trovato per caso mentre passeggiavo alla scoperta del Quadrilatero del silenzio (<a href="http://chicche.org/2011/08/22/il-quadrilatero-del-silenzio-milano/" target="_blank">vedi chicca</a>) il palazzo dell&#8217;Istituto Ciechi è già una chicca di per se&#8217;. L&#8217;edificio di fine &#8217;800 si trova in una zona elegantissima di Milano ed ha un&#8217;estensione enorme perchè comprende sale per concerti, un chiesa, un asilo ed una casa famiglia. L&#8217;Istituto inoltre possiede numerose opere d&#8217;arte, una collezione di strumenti musicali, un archivio storico ed uno fotografico, oltre ad un museo interamente dedicato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Louis_Braille" target="_blank">Louis Braille</a>, l&#8217;ideatore del metodo di scrittura e lettura che rivoluzionò la vita dei ciechi. L&#8217;Istituto è visitabile ed accessibile da ciechi e non ed è possibile organizzare delle visite personalizzate con esperienze tattili.</p>
<p>Una delle esperienze di cui sono stata partecipe e che mi ha veramente impressionato è appunto il Dialogo nel Buio, un percorso di circa un&#8217;ora e mezza nella completa oscurità che si compie in un intricato labirinto (o almeno così mi è sembrato) di sale a tema.</p>
<div id="attachment_5764" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/dialogonelbuio.jpg"><img class="size-medium wp-image-5764" title="&lt;p&gt;dialogonelbuio&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/dialogonelbuio-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Dialogo nel buio. Una mostra che chiama i sensi. (foto da assesempione.info)</p></div>
<p>Si entra in gruppi di massimo 8 persone e bisogna lasciare borse, orologi e telefoni all&#8217;entrata per escludere qualsiasi fonte luminosa. Un ragazzo alla reception ci introduce al percorso e ci spiega ciò che sta per accadere accompagnandoci lungo un corridoio in penombra per far abituare gli occhi. Alla fine del corridoio inizia il buio vero, verissimo! ed il ragazzo ci abbandona per lasciarci alla nostra vera guida, una signora non vedente che ci accompagna nell&#8217;esplorazione. I primi minuti sono quelli più difficili, nei quali ciò che ci preoccupa è che non sappiamo dove siamo e che i gesti più semplici, come camminare ci sembrano impossibili. Con l&#8217;aiuto di un bastone riusciamo piano a piano a prendere confidenza e la guida con incredibile scioltezza ci fa orientare, ci trova, ci prende per mano e ci porta sulla giusta via.</p>
<p>Nella fase successiva prendiamo confidenza con il bastone e grazie alle nostre voci e alle indicazioni della nostra guida ci orientiamo. Incredibile come gli altri sensi sopperiscono alla mancanza della vista e a come riusciamo a riconoscere e percepire la posizione degli altri grazie alla voce o al suono dei passi. Passiamo attraverso varie sale adibite a giardino con piante vere, uccellini che cinguettano, il vento e poi la spiaggia con il mare, infine un mercato e la strada cittadina tra le macchine e i rumori del traffico. Lungo il percorso la nostra guida ci invita a riconoscere ciò che ci circonda con il tatto, i profumi ed i rumori e il tempo scorre più velocemente.</p>
<p>Presto ci troviamo nell&#8217;ultima parte del percorso, dove è stato allestito un bar, con gente che ride e che scherza e che canta accompagnata da un pianoforte. Sempre tutto rigorosamente al buio, prendiamo un aperitivo serviti e riveriti da baristi non vedenti che si muovono con i bicchieri in mano tra le persone ed i tavoli con incredibile scioltezza, e noi lì terribilmente impacciati cercando il nostro bicchiere agitando le mani nel vuoto! Dopo un brindisi insieme la nostra guida ci abbandona e noi rimaniamo li qualche momento in più per goderci gli ultimi atti di questa esperienza. Che dire, uscendo da lì mi sono sentita come appena scesa dalle montagne russe, ma delle montagne russe con un senso, quello della vita.</p>
<p>Altre sono le iniziative interessanti dell&#8217;Istituto e che mi sono ripromessa di provare: ogni sera al Cafè Noir c&#8217;è l&#8217;aperitivo con musica dal vivo, al ristorante Tratto Nero si possono degustare delle meravigliose cene e tutti i giovedì c&#8217;è il Teatro, il tutto nella splendida cornice del Palazzo dell&#8217;Istituto e tutto ovviamente rigorosamente al buio.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">DIALOGO NEL BUIO</span></strong></p>
<p><a href="http://www.dialogonelbuio.org/" target="_blank">www.dialogonelbuio.org</a></p>
<p>Istituto dei Ciechi di Milano, via Vivaio 7 Milano (<a href="http://maps.google.it/maps?q=via+vivaio+7+milano&amp;hl=it&amp;ll=45.468995,9.204226&amp;spn=0.008322,0.021136&amp;sll=45.468464,9.204233&amp;sspn=0.008322,0.021136&amp;hnear=Via+Vivaio,+7,+20122+Milano,+Lombardia&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>).</p>
<p>MM Linea 1 Palestro; Autobus: Linee 54, 61, 94; Tram: 29, 30, 23, 9.</p>
<p>Tel. 02 76 39 44 78 Prenotazione obbligatoria</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></strong> esistono diverse esperienze sensoriali di questo tipo in Italia e nel mondo, ad esempio Dans Le Noir (<a href="http://www.danslenoir.com/" target="_blank">www.danslenoir.com</a>) organizza cene al buio a Parigi, a Londra e a Barcellona, ma diffidate dalle imitazioni perchè ho sentito in giro che si possono prendere anche molte sole!</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>A due passi&#8230; </strong><span style="color: #000000;">i giardini Indro Montanelli e il <a href="http://chicche.org/2011/08/22/il-quadrilatero-del-silenzio-milano/" target="_blank">Quadrilatero del Silenzio</a>.</span></span></p>
<p>Il Dialogo nel Buio suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=MaUpSOZntf4" target="_blank">Claudio Baglioni &#8211; E tu</a></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></span></p>
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		<title>Un castello per condominio.
</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 22:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[castel beranger]]></category>
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		<category><![CDATA[curiosità parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi parliamo di un uomo di grande creatività, un fantasista che per vent’anni ha imposto al conservatorismo della Parigi borghese la sua visione originale creando uno stile visivo di cui nessuno ebbe il coraggio di prendere l’eredità ma che ancora oggi marca il tessuto della capitale francese. Di un misterioso castello che è un condominio. Di una visita che è un'esperienza in un luogo delle meraviglie [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/03/14/un-castello-per-condiminio/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">c</span></strong>ittà: Parigi</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Cari lettori sempre a caccia di nuovi spunti, è un piacere ritrovarvi.</p>
<p>Oggi parliamo di un uomo di grande creatività, un fantasista che per vent’anni ha imposto al conservatorismo della Parigi borghese la sua visione originale creando uno stile visivo di cui nessuno ebbe il coraggio di prendere l’eredità ma che ancora oggi marca il tessuto della capitale francese.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hector_Guimard" target="_blank">Hector Guimard</a> giunse a Parigi nel lontano 1882, ancora diciannovenne, per intraprendere gli studi di architettura alla Scuola Nazionale di Arti Decorative.  Dopo sette anni di formazione e due di gavetta, dove il nostro venne a conoscenza dei principi teoretici del grande architetto Viollet-Le Duc sull’utilizzo del metallo nell’architettura e sulla valorizzazione dello stile neogotico, Guimard ricevette la sua prima comanda: l’Hotel (residenza) Roszé, situato nel sedicesimo arrondissement.</p>
<div id="attachment_5721" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche001.jpg"><img class="size-medium wp-image-5721" title="&lt;p&gt;parigi-beranger-chicche001&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche001-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Benvenuti nel condominio delle meraviglie.</p></div>
<p>La realizzazione di questa sorta di villetta urbana, situata nel cuore dell’antico villaggio di Auteuil, integrò alle regole architettoniche allora in voga presso il buongusto borghese, gli elementi di uno stile nuovo, “moderno”, sorto a chiazze nell&#8217;Europa di fine Ottocento e poco esaltato in una città ancora traumatizzata dalle grandi riforme urbanistiche Haussmaniane.</p>
<p>L’”<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Art_Nouveau" target="_blank">Art Nouveau</a>” &#8211; questo il nome francese di una corrente che nel corso di trent’anni sconvolse con mille nomi e forme diverse gli accademismi del vecchio continente, creando le basi per la nobilitazione di forme espressive odierne quali il design e l’illustrazione – che ispira d’ora in avanti Guimard è destinata a impiantarsi nella memoria visiva di chiunque abbia visitato almeno una volta la Ville Lumière.</p>
<p>Ma andiamo per gradi. Permettetemi innanzitutto di mostrarvi “de visu” il vero motivo di tutto questo girotondo storico. Appuntamento all’incrocio tra Rue de l’Assomption et Rue Jean de La Fontaine – ci si arriva facilmente scendendo alla stazione  della metropolitana di Ranelagh. “Dove ci hai portato, cos’è quel grosso stadio di metallo circondato da palazzine grigie e cantieri? Non c’è niente di niente qui!”</p>
<p>Niente paura, non è uno scherzo di cattivo gusto. Il luogo di appuntamento, se posso osare, è ben scelto e lo stadio di metallo altri non è che la sede di Radio France, equivalente transalpina della nostra Rai.Vedete, il sedicesimo arrondissement di Parigi, uno dei più grandi e dispersivi della città, è fatto così. Grandi avenue minacciose, circondate da palazzine costruite nell&#8217;ultimo quarantennio, alternate a silenziosissime aree residenziali, dove non troverete nulla da fare se non lunghe passeggiate meditative. E, disseminate a caso tra queste due realtà così antitetiche, si nascondono delle vere e proprie perle dell’architettura francese, tra cui quella che vi mostrerò oggi.</p>
<p>Risaliamo dunque la più placida rue La Fontaine fino al civico 14, ma senza alzare gli occhi, mi raccomando. Eccoci arrivati di fronte ad un largo arco di pietra sorretto da due colonne smussate i cui motivi floreali fiancheggiano l’accesso ad un misterioso corridoio che scintilla appena nella penombra. Mi piacerebbe farvi entrare, ma le inferriate color verde foglia del cancello principale – il cui motivo fa pensare a una rissa tra note e chiavi di violino degenerata su uno spartito – si aprono solo per pochi fortunati. In compenso possiamo sempre schiacciare le guance tra le grate e scoprire così il meraviglioso androne decorato da motivi di metallo e gres focato che cela i segreti di questo meraviglioso condominio.</p>
<p>Avete sentito bene, il “Castel Beranger” a discapito del suo nome è un condomino a tutti gli effetti, e anche abbastanza popolato se non ho fatto male i calcoli delle finestre. Se osservate la parete esterna a sinistra di questo singolare portone scorgerete immediatamente due date &#8211; 1895-1898 &#8211; un nome &#8211; quello di Hector Guimard &#8211; e una didascalia che recita pressappoco“Palazzo vincitore del concorso delle facciate della città di Parigi”.</p>
<p>Tra la realizzazione dell’Hotel Roszé e l’inizio dei lavori per il Castel Beranger trascorsero quattro anni, due realizzazioni e un viaggio a Bruxelles dove Guimard scoprì nell’opera del contemporaneo Victor Horta (considerato il padre dell’architettura Art Nouveau) le possibilità di questo stile che ha come imperativi la rottura dell’angolo retto e il richiamo dell’arte alla natura. Ora che avete ben chiare alcune basi – mi perdonino gli esperti &#8211; allontaniamoci dal portone e raggiungiamo l’incrocio tra rue La Fontaine e un viottolo privato la cui targhetta recita “hameau”(borgo) Beranger. Potete finalmente alzare gli occhi e lasciarvi invadere dai torrioni colorati che incorniciano la facciata di questa palazzina alle cui finestre, disposte alle altezze più disparate, si appendono gatti di pietra e draghi d’acciaio che fanno bella mostra di sé incuranti dei passanti.</p>
<p>Ma il vero fiore all’occhiello del Castel Beranger lo si scopre visitando il cortile interno del condominio, esplorazione che vi lascio volentieri intraprendere da soli, basta imboccare il viottolo di questo fantasmagorico borgo. Mi raccomando la discrezione, vi trovate in una proprietà privata!</p>
<p>Prima di lasciarvi vi regalo l’ultima chicca della nostra visita. Il successo del Castel Beranger valse al suo fondatore un appalto ben più importante. Guimard fu infatti incaricato di disegnare tutti gli accessi della metropolitana di Parigi- allora in costruzione &#8211; molti dei quali sopravvivono ancora oggi lasciando un marcato ricordo dell’opera dell’artista nella memoria cittadina e in quella del turista che per forza di cose si trova spesso a spostarsi nella ragnatela del Metro Parisien.</p>
<hr size="2" /><strong><span style="color: #0000ff;">UN CASTELLO PER CONDIMINIO</span></strong></p>
<p>Le Castel Beranger</p>
<p>14 Rue Jean de La Fontaine, incrocio Hameau Beranger (<em><a href="http://maps.google.it/maps?q=14+Rue+Jean+de+la+Fontaine,+Paris,+France&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=18.194768,43.286133&amp;oq=14+Rue+Jean+de+La+Fontaine,+paris&amp;hnear=14+Rue+Jean+de+la+Fontaine,+75016+Paris,+%C3%8Ele-de-France,+Francia&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a></em>)</p>
<p>Metro: 9, Ranelagh</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong> come accennato in precedenza Guimard impose il suo stile sul gusto dell’epoca. L’opinione pubblica della borghesia a lui contemporanea non ebbe reazioni positive al fiorire di quel nuovo “Style Metro” che deturpava la maestosa sobrietà dei grandi boulevard. L’artista non ebbe seguaci, e il suo stile morì con lui a New York, dove trovò asilo durante le persecuzioni a causa della moglie ebrea.  Solo negli anni Sessanta iniziò un processo di riscoperta dell’opera Guimardiana, sulla quale a detta degli esperti,rimangono ancora delle ombre numerose ombre.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi&#8230;</span></em></strong> Rue La Fontaine nasconde altre realizzazioni interessanti dell’architetto, ma se proprio non ne potete più di passeggiate istruttive vi consiglio una pausa caffè tra i vialetti del Village Auteuil, (potete usare la stazione della metro Eglise d’Auteuil come riferimento, prima di perdervi un po’). In questa sorta di villaggio di lusso dall’atmosfera retro e comprensivo di tutte le comodità potrete scoprire il rifugio della upper-class parigina.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Un castello per condominio</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=c_NyNHSaF44" target="_blank">Debussy – Arabesque</a>.</p>
<hr /><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5740" title="&lt;p&gt;parigi-beranger-chicche002&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche002-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /> </a> <a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche003.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5741" title="&lt;p&gt;parigi-beranger-chicche003&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/parigi-beranger-chicche003-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
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		<title>Farm Cultural Park, Sicilia teatro di cultura e arte. - FAVARA (AG)
</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 12:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[DAL MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[agrigento]]></category>
		<category><![CDATA[andrea bartoli]]></category>
		<category><![CDATA[farm cultural park]]></category>
		<category><![CDATA[favara]]></category>
		<category><![CDATA[marrakech]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[valle dei templi]]></category>

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		<description><![CDATA[Esistono luoghi che per motivi personali, perché evocano ricordi o magari perché semplicemente esercitano una magia sulle nostre sensazioni, hanno una valenza speciale per ognuno di noi. Nel mio caso, un flusso di “good vibrations” si fa strada nella mente nel ricordare una terra che ho visitato tempo fa - fin troppo tempo fa – e che è riuscita a conquistarmi in brevissimo con i suoi colori, sapori [...] - DAL MONDO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/03/08/farm-cultural-park-sicilia-teatro-di-cultura-e-arte-%c2%a0-favara-ag/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Alessandra</p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong>ittà: Favara (AG)</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>:<strong> </strong>Esistono luoghi che per motivi personali, perché evocano ricordi o magari perché semplicemente esercitano una magia sulle nostre sensazioni, hanno una valenza speciale per ognuno di noi. Nel mio caso, un flusso di “good vibrations” si fa strada nella mente nel ricordare una terra che ho visitato tempo fa &#8211; fin troppo tempo fa – e che è riuscita a conquistarmi in brevissimo con i suoi colori, sapori, odori e con il suo calore, la Sicilia. Una terra straordinaria, capace di stupire e affascinare, che però purtroppo convive con grosse problematiche, come accade ai territori di gran parte del Paese.</p>
<p>Ma, appunto, quest’isola ha l’intrinseca capacità di spiazzarti e donarti bellezza pura, aiutata dalla sua meravigliosa natura e dalla sua lunga storia. Ma non può essere sempre e solo il passato a regalarci tali perle; è necessario un costante rinnovamento, una sperimentazione continua e la tensione verso un futuro creativo e produttivo. Questi in definitiva sono gli ingredienti dell’essenza di un luogo in cui sperimentazione artistica ed entroterra siculo si incontrano, fondendo diversi livelli e angolazioni di “bellezza”.</p>
<div id="attachment_5711" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/Farm-Cultural-Park.jpg"><img class="size-medium wp-image-5711 " title="&lt;p&gt;Farm Cultural Park&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/Farm-Cultural-Park-300x86.jpg" alt="" width="300" height="86" /></a><p class="wp-caption-text">Farm Cultural Park (foto da artribune.com)</p></div>
<p>Teatro della nostra nuova chicca è Favara, comune in provincia di Agrigento distante pochi chilometri dalla Valle dei Templi, ospite del<strong> </strong>protagonista<strong> </strong>delle nostre attenzioni, il progetto &#8220;Farm Cultural Park&#8221;.  Ideato con l’intento di riqualificare il bel centro storico della cittadina, incastonato in un territorio dalla storia millenaria, il parco culturale è nato con l’intento di divenire un importante attrazione turistica sia a livello locale che regionale, con la finalità di dare un apporto positivo alla condizione economica, sociale e turistica dell’area.</p>
<p>Il progetto – che non riceve sovvenzioni pubbliche &#8211; ha visto la luce poco meno di due anni fa, grazie al volere di Andrea Bartoli, notaio devoto all’arte contemporanea e alla ricerca costante di artisti baciati dal cosiddetto fattore X, innamoratosi della cittadina del territorio agrigentino. È nato così un vero e proprio distretto artistico e più in generale culturale. Il Farm Cultural Park accoglie spazi espositivi, residenze per artisti, il Farm Cultural Camp – 4 tende militari installate per ospitare opere che vengono trasportate in giro per il mondo e nelle quali potete ricevere informazioni sul progetto &#8211; e tanto altro ancora.</p>
<p>Dal 25 giugno 2010, data di nascita del Park, sono decine e decine le esposizioni degli artisti che si sono susseguite nei bellissimi spazi messi a disposizione per il progetto, 7 cortili traboccanti di creatività, arte, design, innovazione, voglia di trasmettere emozioni e concetti. L’idea del Farm Cultural Park risiede nella fusione di tre concept che stanno alla base di altrettanti importanti luoghi della culltura mondiale: il Palais de Tokyo di Parigi, Place Jemee El Fna di Marrakech e il mercato londinese di Camden Town, insomma un mix esplosivo degli aspetti che contraddistingono questi magnifici quanto diversi posti.</p>
<p>Ma non è finita qui! C’è anche la possibilità di sorseggiare un drink nella White Cube, una sala vicina nelle fattezze ad un loft british, o fare acquisti nel Farm Design Concept Store dove trovare “complementi d’arredo, oggetti di design, libri d’arte, architettura, design, grafica, web e advertising, moda e fotografia d’autore”. E se vi venisse l’idea di pernottare in questo posto magico…il Park propone due alternative: il FARM Camp Butera, una vera e propria masseria settecentesca costellata di opere di artisti nazionali ed internazionali, o il FARM Pink Garden Apartment, un delizioso appartamento situato nel centro storico di Favara.</p>
<p><strong>Tanti gli eventi, promossi dal progetto sia in loco che altrove; ad esempio, nel futuro prossimo Farm Cultural Park sarà ospite di</strong><strong> </strong>Art Factory 2 &#8211; che si terrà a Catania presso Le Ciminiere &#8211; dal 23 al 25 marzo 2012, e presenzierà all’appuntamento del 29 Marzo &#8211; Partire_Tornare_Restare – nella cornice di Selinunte Castelvetrano, ospitato da Luigi Prestinenza Puglisi, Orazio La Monaca e l&#8217;associazione di architetti Aiac, senza scordare i festeggiamenti per la seconda candelina del Park, che si terranno il 30 Giugno 2012.</p>
<p>Inoltre, chi volesse entrare a far parte del progetto può iniviare la propria candidatura per poter accedere ai tirocini proposti: vitto, alloggio e rimborso spese , ma soprattutto la possibilità di entrare a far parte di questa grande avventura! Mille idee, mille mondi si aprono visitando questo luogo così speciale, e si va via con l’esaltazione in corpo, provare per credere!Una Sicilia bella, viva e creativa, tutta da scoprire.</p>
<hr size="2" /><span style="color: #0000ff;">FARM CULTURAL PARK, SICILIA TEATRO DI CULTURA E ARTE.</span></p>
<p>FARM Cultural Park &#8211; Cortile Bentivegna, 92026 Favara (AG)</p>
<p>Telefono +39.0922.34534 &#8211; +39.320.1793171</p>
<p>Sito web <a href="http://www.farm-culturalpark.com/" target="_blank">http://www.farm-culturalpark.com</a></p>
<p>E-mail <a href="mailto:info@farm-culturalpark.com">info@farm-culturalpark.com</a></p>
<p>Profilo Facebook Farm Cultural Park <a href="https://www.facebook.com/farmculturalpark" target="_blank">https://www.facebook.com/farmculturalpark</a></p>
<p>Orario:</p>
<p>Da Martedì a Venerdì 10:00-13:00/16:00-20:00<br />
Sabato e Domenica 11:00-13:00/16:00-22:00</p>
<p>Come arrivare:</p>
<p>Da Palermo: SS 189 Palermo Agrigento direzione Favara</p>
<p>Da Catania: A19 Catania Caltanissetta, SS 640 Caltanissetta Agrigento direzione Favara</p>
<p>Arrivati a Favara proseguite per Piazza Cavour, parcheggiate, e a 5 minuti a piedi siete arrivati ai Sette Cortili.</p>
<p>L’ingresso è gratuito in tutti gli spazi.</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">D</span><span style="color: #0000ff;">a sapere che</span></em></strong><span style="color: #0000ff;">…</span>le tende del Farm Cultural Camp vengono utilizzate per divulgare i valori e gli obiettivi del progetto al di fuori dell’isola: vengono infatti selezionati progetti di residenza itineranti, provenienti da differenti ambiti artistici e creativi (per capirci, anche la cucina è intesa come arte!) che possono essere sviluppati in qualsivoglia parte del globo, realizzati grazie alla partecipazione attiva delle persone comuni, in modo da veicolare la conoscenza del progetto Farm Cultural Park.</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi…</span></em></strong> la Valle dei Templi, con il Giardino della Kolymbetra, e per farsi un tuffo nel mare blu…Scala dei Turchi, sulla costa di Realmonte, vicino a Porto Empedocle. E per mangiare…che ve lo dico a fare! Se avete la possibilità fatevi consigliare da qualche gentile autoctono, sono certa che non rimarrete delusi!</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Farm Cultural Park, Sicilia teatro di arte e cultura</span></em> suona come <a href="http://youtu.be/TCeD_6Y3GQc" target="_blank">The Beach Boys &#8211; Good vibrations</a>.</p>
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		<title>Dorothy Circus Gallery.
</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 10:56:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CHIcCHE Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[ROMA]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandra Mazzanti]]></category>
		<category><![CDATA[cosa vedere a roma]]></category>
		<category><![CDATA[dorothy circus gallery]]></category>
		<category><![CDATA[surrealismo pop]]></category>

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		<description><![CDATA[La Dorothy Circus Gallery, piccolo spazio onirico nato nel 2007 dove prima o poi ogni artista di Surrealismo Pop che si rispetti è finito o andrà a finire – ne siamo certi –, si è ormai da qualche tempo trapiantata dal Pigneto al Centro Storico, trovando oggi la sua sede a Via dei Pettinari, verso Campo de' Fiori. E' quindi facile, camminando per le stradine del quartiere, trovarsi accanto al dipinto murale di un San Sebastiano pop, a volte [...] - ROMA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/03/01/dorothy-circus-gallery/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Leyla</p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong>ittà: Roma</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: La <a href="http://www.dorothycircusgallery.com/" target="_blank">Dorothy Circus Gallery</a>, piccolo spazio onirico nato nel 2007 dove prima o poi ogni artista di Surrealismo Pop che si rispetti è finito o andrà a finire – ne siamo certi –, si è ormai da qualche tempo trapiantata dal Pigneto al Centro Storico, trovando oggi la sua sede a Via dei Pettinari, verso Campo de&#8217; Fiori.</p>
<div id="attachment_5690" class="wp-caption alignright" style="width: 168px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/logo.gif"><img class="size-full wp-image-5690" title="&lt;p&gt;logo&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/logo.gif" alt="Dorothy Circus Gallery." width="158" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Dorothy Circus Gallery.</p></div>
<p>E&#8217; quindi facile, camminando per le stradine del quartiere, trovarsi accanto al dipinto murale di un San Sebastiano pop, a volte anche una suonatrice d&#8217;arpa dall&#8217;altro lato della strada, fiutare qualcosa di magico nell&#8217;atmosfera e convincersi ad entrare in quella piccola galleria d&#8217;arte raffinata e surreale dove Alexandra Mazzanti, la proprietaria, ha allestito nel tempo le mostre di svariati artisti contemporanei.</p>
<p>Nella sede del Pigneto hanno esposto Nicoletta Ceccoli, Ron English, Travis Louie, e molti altri: la sede del centro si fa oggi un angolo sempre in fermento in cui svariate mostre si succedono, con inaugurazioni in cui capita di trovare, elevata alla potenza, l&#8217;atmosfera tendente al dark che si ha abitualmente fra quelle mura, di sorseggiare ad esempio drinks dentro provette oblunghe o di trovare strane inquietanti figure in maschera che si aggirano insieme agli avventori. La visita alla galleria diventa, per la gioia dei collezionisti come dei passanti curiosi, un vero e proprio viaggio in un&#8217;altra dimensione.</p>
<p>Sempre cariche di spunti le tematiche su cui vertono le singole esposizioni: erotizzanti, lussuriose, peccaminose ma al tempo stesso oniriche, grottescamente innocenti, immancabilmente inquietanti. E&#8217; proprio questo tocco di oscurità che caratterizza la Dorothy Circus Gallery e la distingue dalle altre gallerie di arte Pop, entrarci è un&#8217;esperienza che va assolutamente fatta.</p>
<p>Troverete anche un fornito book-shop dove comprare art-toys d&#8217;autore.</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;"> DOROTHY CIRCUS GALLERY.</span></p>
<p><a href="http://www.dorothycircusgallery.com/">www.dorothycircusgallery.com</a></p>
<p>Via dei Pettinari, 76 &#8211; Roma  (<a href="http://maps.google.it/maps?q=via+dei+pettinari+76+roma&amp;hnear=Via+dei+Pettinari,+76,+00186+Roma,+Lazio&amp;gl=it&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>T. 06/7021179</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi&#8230;</span></em></strong>La Dorothy, nella sua attuale sede si trova a due passi da piazza Campo de&#8217; Fiori, l&#8217;ideale è quindi concludere il pomeriggio onirico ed artistico con un bell&#8217;aperitivo in compagnia sotto la statua di Giordano Bruno!</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>Da sapere che&#8230;</strong></em></span>La D.C.G E’ entrata tra le 100 gallerie e musei più importanti del mondo nella classifica della rivista americana Juxtapoz!</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Dorothy Circus Gallery</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fzsCWvxGhdU&amp;feature=related&amp;noredirect=1" target="_blank">Joanna Newsom – Monkey &amp; Bear</a>.</p>
<hr />Per chi non avesse chiaro cos&#8217;è il Low Brow o Pop Surrealism, ci avvaliamo dell&#8217;illustre spiegazione fornita su art-bit.net:</p>
<p>“Corrente artistica nata sul finire degli anni &#8217;60 nell&#8217;area di Los Angeles, California, il lowbrow e il pop surrealism nascono da una fusione alchemica inconsueta, una miscela multiculturale nella quale si mescolano richiami al mondo ludico dell&#8217;infanzia e aspetti di un onirico carnevale noir, reinventando così una realtà ectoplasmatica che riflette la complessità odierna. Gli allucinati automatismi psichici del surrealismo si accoppiano alla cultura hot rod dei bolidi truccati americani, ai fumetti underground ed alla musica punk , creando un calibrato caos nel quale regna l&#8217;anarchia iconografica. Pin-ups anni ‘50 sembrano strizzare l&#8217;occhio a provocanti lolite, odierne rivali di un&#8217;Alice gotica che saltellano ridanciane sulle note dei Pixies o dei Cure, mentre scenari degni del più ispirato Bosch si coprono di strani animali, buffi ominidi e innocui demoni. Atmosfere paradossali in cui si muovono sinuose presenze che talvolta rimandano alle inquietudini visionarie dei film di David Lynch. E&#8217; l&#8217;incontro di svariate culture, la Street Culture , il pop puro, la Tattoo Art , l&#8217;illustrazione più bizzarra, il mondo solipsistico dei manga: in sintesi, tutto ciò che nasce dal territorio e da sottoculture che si nutrono di videogames, indie music e sci-fiction, fino ad approdare alle figure dei coloriti teschi infarciti di rose del Dia de los Muertos messicano. “Lowbrow” è l&#8217;esatta contrapposizione di “Highbrow” termine colloquiale americano che viene comunemente usato quale sinonimo di alto spessore culturale e riferito alla letteratura, alla musica ed alla cinematografia come alle arti in genere. Robert Williams, cartoonist americano e fondatore del magazine di cultura lowbrow Juxtapoz è l&#8217;ideatore, sul finire degli anni ‘70, di tale neologismo lessicale che lascia intendere la potenza di un movimento nato dai bassifondi, dalle realtà di quartiere e schierato contro un sistema culturale elitario in decadenza. “Lowbrow” e “ pop surrealismo” abbandonano i canoni informali e minimalisti per tornare ad un nuovo e splendido figurativo ricco di contenuti moderni. Arte di forte impatto e immediata leggibilità che per anni è stata sistematicamente evitata dalla critica e dal sistema artistico. Negli ultimi anni grazie alle meraviglie visuali di grandi artisti quali Mark Ryden, Todd Schoor, Jeff Soto, Joe Sorren, Shepard Fairey, Tim Biskup e ed al supporto letterario di veri e propri manifesti quali Weirdo Deluxe di Matt Dukes Jordan e Pop Surrealism: The Rise Of Underground Art di Robert Williams, Carlo McCormick, Larry Reid e Kirsten Anderson tale genere artistico è entrato a pieno titolo e con i dovuti meriti a far parte del mondo dell&#8217;arte contemporanea.”</p>
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		<title>Scarpe in mostra.
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 21:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela</dc:creator>
				<category><![CDATA[BARCELLONA]]></category>
		<category><![CDATA[barrio gotico]]></category>
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		<category><![CDATA[cosa vedere a barcellona]]></category>
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		<description><![CDATA[In quel di Barcellona, in una piccola piazza circolare molto affascinate, secondo il mio modesto parere, si trova il Museo della Calzatura che espone un’insolita e interessante collezione di scarpe di tutte le epoche. In questo piccolo ma attrattivo museo puoi apprezzare sandali giganti che nell’antichità avvertivano al passante analfabeta che il negozio vendeva scarpe (!) 0ppure le scarpe con punte affilatissime che il governo francese [...] - BARCELLONA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2012/02/10/scarpe-in-mostra/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<div id="attachment_5667" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/Museu-Calçat.Barcelona.t4.jpg"><img class="size-medium wp-image-5667" title="&lt;p&gt;Museu-Calçat.Barcelona.t4&lt;/p&gt; " src="http://chicche.org/wp-content/uploads/Museu-Calçat.Barcelona.t4-300x124.jpg" alt="Museu del Calçat (foto da barcelonaturisme.com)" width="300" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">Museu del Calçat (foto da barcelonaturisme.com)</p></div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Manuela</p>
<p><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong>ittà: Barcellona</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: In quel di Barcellona, in una piccola piazza circolare molto affascinate, secondo il mio modesto parere, si trova il <strong>Museo della Calzatura</strong> che espone un’insolita e interessante collezione di scarpe di tutte le epoche. In questo piccolo ma attrattivo museo puoi apprezzare sandali giganti che nell’antichità avvertivano al passante analfabeta che il negozio vendeva scarpe (!) 0ppure le scarpe con punte affilatissime che il governo francese proibì nel XVI secolo considerandole armi letali e che oggi, paradossalmente, sono tornate di moda!</p>
<p>Nelle tante vetrine sono esposte scarpe di seta, stivali, babbucce orientali, gli stivali originali di un moschettiere, i sandali dei pastori dell&#8217;Impero Romano e tanti altri modelli che spiegano l’evoluzione della scarpa dal I secolo ai giorni nostri. Ma anche attrezzi di calzolai, macchinari e tutti tipi di pellame e utili propri del mestiere.</p>
<p>Esiste un appartato dedicato a scarpe di personaggi illustri o popolari, tra i quali risalgono quelli di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pau_Casals" target="_blank">Pau Casals</a>, <a href="http://www.nuriafeliu.cat/" target="_blank">Núria Feliu</a> e Charlie Rivel</em>, così come il primo stivale catalano di montagna che salì all’ Everest calzato da <em>Carles Vallès</em>, tra altre curiosità.</p>
<p>Un altro pezzo che spicca nella collezione per curiosità è la copia di una scarpa alta 1,22 metri, entrata nel libro dei record Guinness come la scarpa più grande del mondo, che ha le stesse misure del piede della statua di Colombo, situata nella Porta della Pace della città.</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;">SCARPE IN MOSTRA.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Museu del Calçat</span></p>
<p>Plaça Sant Felip Neri, 5  08002 Barcelona, Spagna (<a href="http://maps.google.it/maps?q=museo+del+cal%C3%A7at+barcellona&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=41.385374,2.174928&amp;spn=0.008452,0.01929&amp;client=safari&amp;oe=UTF-8&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;hq=museo+del+cal%C3%A7at&amp;hnear=0x12a4987126ed28f5:0x400fae021a40330,Barcellona,+Spagna&amp;view=map&amp;cid=12325213258795884365&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: Liceu, L3</p>
<p>T.: +34 933 014 533</p>
<p>Orario: da martedì a domenica e festivi dalle 11 alle 14.</p>
<p>Pe maggiori informazioni clicca <a href="http://www.bcn.es/cgi-bin/eveure_eq.pl?id=92086000933" target="_blank">qui</a>.</p>
<p><em><strong><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></strong></em>il biglietto per visitare il museo costa solamente 2,50 euro. Per gruppo a partire dalle 10 persone 2 euro e per i bambini dai 5 agli 11 anni l&#8217;ingresso è gratuito.</p>
<p><em><strong><span style="color: #0000ff;">A due passi&#8230;</span></strong></em>di numero e di fatto perché nella stessa piazza si trova la <a href="http://chicche.org/2010/03/15/i-segni-della-guerra-civile/" target="_blank">chiesa di San Filippo Neri</a>.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Scarpe in mostra</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hmbUNF1Q4R8" target="_blank">Paolo Nutini &#8211; New Shoes</a>.</p>
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