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	<title>CHIcCHE &#187; PARIGI</title>
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	<description>L&#039;altro volto delle città.</description>
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		<title>Sulle tracce del “Magistero”.
</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[leggenda]]></category>
		<category><![CDATA[magistero]]></category>
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		<description><![CDATA[Esiste una Parigi che si cela ai grandi circuiti turistici; una città che s’imbriglia tra vicoli stretti e palazzi sbilenchi lontano dai rumori delle grandi avenue e dalle luci acide delle vetrine.
Esiste e resiste, ancora oggi, una capitale pietrosa e umida, silenziosamente profonda e insospettabilmente maestosa che si nasconde agli sguardi superficiali dei più pigri scrutando furbamente
[...] -PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2011/11/16/sulle-tracce-del-%e2%80%9cmagistero%e2%80%9d/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>c</strong></span></em>ittà: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Esiste una Parigi che si cela ai grandi circuiti turistici; una città che s’imbriglia tra vicoli stretti e palazzi sbilenchi lontano dai rumori delle grandi avenue e dalle luci acide delle vetrine.</p>
<p>Esiste e resiste, ancora oggi, una capitale pietrosa e umida, silenziosamente profonda e insospettabilmente maestosa che si nasconde agli sguardi superficiali dei più pigri scrutando furbamente il viavai frenetico di migliaia di persone.</p>
<p>Quella che voglio presentarvi è una città timida e al contempo possente che, nonostante le ferite, ha saputo resistere a cambiamenti di governi, rivoluzioni, ricostruzioni e conquiste.</p>
<p>Lasciamoci trascinare dalla sua cordiale e gutturale lentezza, riposiamo le gambe e sediamoci un attimo ad ascoltare una delle tante storie che sa raccontare.</p>
<p>Eccoci di colpo calati nel cuore del tardo medioevo, nell’Anno del Signore 1350, il cui calendario ospita un evento importante e speranzoso per la vita della capitale.</p>
<p>Siamo in un periodo nero per la Francia. L’ombra della peste si è appena allontanata dal paese, lasciando dietro di sé una scia di desolazione e un focolaio di conflitti interni, mentre le armate inglesi si organizzano sulle coste della Normandia e della Bretagna con risultati che si riveleranno devastanti.</p>
<p>Ma il 1350 reca un barlume di speranza con l’incoronazione di Giovanni II, monarca cavaliere, che promette di rinverdire la potenza bellica dello stato francese e alleggerire il peso della depressione economica che grava ormai da un <strong>anno sulla capitale.</strong></p>
<p>Ed è in questo momento di sofferenza e giubilo che Parigi fa (probabilmente) la conoscenza di un giovane scrittore, sfuggito alla pestilenza che aveva ridotto in ginocchio Pontoise, sua città natale, per trovare asilo all’ombra delle grandi torri capitoline.</p>
<p>Questo giovanissimo studioso borghese muove i primi passi in una città complicata, piena di conflitti e povertà, ma che sempre riserva un posto a chi sa governare le lettere e le belle arti.</p>
<div id="attachment_5381" class="wp-caption alignright" style="width: 216px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/lapideflamel.jpg"><img class="size-medium wp-image-5381" title="&lt;p&gt;lapideflamel&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/lapideflamel-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lapide di Flamel conservata al Musée de Cluny.</p></div>
<p>Gli anni si susseguono, e mentre il paese subisce in continuazione le ingiurie di governi mal gestiti e conflitti di confine, la fortuna e la generosità di <strong>Nicolas Flamel</strong>, ormai uomo fatto, cominciano a dar bella mostra di sé di fronte all’opinione pubblica.</p>
<p>Scrittore, libraio e giurista ricercato, personalità pubblica di manifesta generosità (finanzia la costruzione di diverse opere pie e chiese tra cui Saint-Jaques la Boucherie) e nonostante tutto uomo di modeste abitudini, il nostro raccoglie intorno a sé il fiore della nuova borghesia intellettuale, in un susseguirsi di scambi culturali, politici ed economici che portano sempre più lustro alla sua figura.</p>
<p>Ed è proprio durante uno di questi mercati che Flamel mette le mani su un manoscritto di antica fattura, che risveglia in lui la memoria di un sogno fatto in gioventù. Nel sogno un angelo avvolto dalla luce di una nube dorata gli aveva predetto, mostrandogli proprio quello stesso testo:  “Osserva questo libro, Flamel. Tu ora non puoi comprenderlo, come molti altri, ma un giorno vi vedrai ciò che nessun altro ha saputo vedervi”.</p>
<p>Questa nuova acquisizione cambia la vita dello studioso dando inizio a quella che sarà nota nei secoli a venire come la leggenda di Flamel, l’alchimista che completò il “Magistero”.</p>
<p>Infatti, secondo alcuni storici delle arti ermetiche, Flamel fu uno dei pochi saggi che grazie a un commisto di scienza e fede fu in grado di portare a compimento la creazione della <strong>Pietra Filosofale</strong>, sostanza in grado  di tramutare il piombo in oro, donare la vita eterna e cambiare la natura della materia.</p>
<p>Flamel intraprende dunque una formazione alchemica, assecondato e persino aiutato dalla moglie Pernelle, lasciando crescere l’ossessione per il suo antico e incomprensibile libro. Comincia così a raccogliere studiosi e uomini di fede da ogni parte d’Europa, chiedendo loro consiglio, senza però mai mostrare il testo originale tenuto gelosamente nascosto.</p>
<p>Sconfortato dall’assenza di risultati, si decide a partire per la Spagna dove spera di trovare nella sapienza della dottrina Ebraica, cacciata nel 1394 dalla Francia a seguito degli editti di Carlo VI, una risposta sulla natura del testo, che sapeva essere di antichissima origine semitica.</p>
<p>Dopo un anno di frenetiche ricerche Flamel trova proprio in un ebreo, il maestro Canches, la prima chiave di lettura per iniziare la tanto agognata decifrazione.</p>
<p>Il nostro torna a Parigi, dove persegue nell’ampliamento delle sue fortune e nelle ricerche alchemiche fino alla data della sua morte, avvenuta nel 1418 come registrato sulla lapide conservata nel museo di Cluny.</p>
<p>A noi curiosi di oggi non è dato sapere se il ricco e famoso alchimista abbia davvero succeduto nel completare il magistero (vi lascio liberi di approfondire da soli), certo è che la nostra cara Parigi Medioevale, sempre prodiga di storie, vuole lasciarci con un indizio nascosto tra le tracce della sua antica geografia.</p>
<p>Raggiungete il confine meridionale del quarto arrondissement e posizionatevi i in uno dei più antichi giardini di Parigi dando le spalle al lato nord della tour Saint Jaques, punto d’inizio dello storico cammino di Santiago nonché unica memoria della scomparsa chiesa di Saint Jaques la Boucherie (proprio la chiesa finanziata, tra altri, dal nostro benefattore).</p>
<p>Prendete ora la via che vi sta di fronte, conosciuta anche come rue Flamel e raggiungete l’incrocio con la rue Pernelle. Tracciate con lo sguardo (o con le gambe se siete sportivi) il percorso delle due strade e poi ritornate al punto di partenza, all’ombra della torre.</p>
<p>Avete appena disegnato il “globo crucigero”, uno dei simboli più potenti della cristianità medioevale e in misura minore rappresentazione della materia prima nella tradizione alchemica cristiana.</p>
<p>La nostra passeggiata storica di oggi si conclude con questa curiosità. A chi sia esperto di queste tematiche, mi scuso per l’imprecisione e per aver dato credito a una versione trascurandone altre; a chi sia appassionato di misteri, auguro una pausa affascinante nel tram tram turistico. Per tutti gli altri grazie di avermi seguito fino a qui, sperando che vi siate lasciati stuzzicare.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">SULLE TRACCE DEL &#8220;MAGISTERO&#8221;.</span></strong></p>
<p>Torre Saint-Jaques, incrocio tra rue de Rivoli et rue Flamel 75004 (<a href="http://maps.google.it/maps?q=rue+de+Rivoli+et+rue+Flamel+75004+paris&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=48.858574,2.348864&amp;spn=0.010165,0.01929&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;hq=rue+de+Rivoli+et&amp;hnear=Rue+Nicolas+Flamel,+75004+Paris,+%C3%8Ele-de-France,+Francia&amp;sqi=2&amp;t=m&amp;z=16&amp;vpsrc=0" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: 1-11 (Hotel de ville) 1-4-7-11-14 (Chatelet, uscita place de Chatelet)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong>La chiesa Saint Jaques, la cui storia nasconde ben altri misteri per gli appassionati di alchimia e storia massonica, fu smontata pezzo per pezzo e venduta come pietra di costruzione nel 1797, durante la prima Repubblica. Sarebbe curioso sapere quanti e quali edifici della Parigi ottocentesca ospitino ancora oggi un pezzo dell’antica chiesa, di proporzioni notevoli vista la taglia della torre sopravvissuta.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;"><em>A due passi&#8230;</em></span></strong>La chiesa di Saint-Merry e la casa di Nicolas Flamel, che saranno oggetto di una storia di quartiere un po’ particolare.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Sulle tracce del Magistero</span></strong><strong> </strong>suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7eehMhx5VSI&amp;feature=related" target="_blank">Dead Can Dance – Mesmerism</a>.</p>
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		<title>Un tocco di british a Parigi.
</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 17:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[cosa vedere a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare&Company]]></category>
		<category><![CDATA[Tea & Tattered Pages]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai tempi dei tempi si sa che i francesi non hanno un grande rapporto con i vicini d’oltremanica, vuoi per competizione, vuoi per invidia/ammirazione. Le due nazioni si sono fronteggiate diverse volte, basti pensare alla Guerra dei cent’anni (116 per l’esattezza), o a quella dei sette anni.
Riflettere su questa questione però mi ha fatto tornare in mente una scoperta contro tendenza, fatta proprio a Parigi [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2011/09/05/un-tocco-di%c2%a0british%c2%a0a-parigi/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Alessandra</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><em>c</em></span></strong>ittà: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Dai tempi dei tempi si sa che i francesi non hanno un grande rapporto con i vicini d’oltremanica, vuoi per competizione, vuoi per invidia/ammirazione. Le due nazioni si sono fronteggiate diverse volte, basti pensare alla Guerra dei cent’anni (116 per l’esattezza), o a quella dei sette anni.</p>
<p>Riflettere su questa questione però mi ha fatto tornare in mente una scoperta contro tendenza, fatta proprio a Parigi un mese fa. Per essere più specifici, nel cuore di Parigi, accanto alla cattedrale di Notre Dame.</p>
<p>Esistono a Parigi due posti speciali e unici nel loro genere, uno accanto all’altro: due deliziose librerie inglesi, che per la loro storia e particolarità potrebbero definirsi due musei.</p>
<div id="attachment_5219" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/16072011411-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-5219" title="Shakespeare and Company" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/16072011411-2-300x112.jpg" alt="Shakespeare and Company" width="300" height="112" /></a><p class="wp-caption-text">Shakespeare and Company</p></div>
<p>Una si chiama <a href="http://www.shakespeareandcompany.com/index.php" target="_blank">Shakespeare&amp;Company</a>, l’altra <a href="http://www.teaandtatteredpages.com/" target="_blank">Tea &amp; Tattered Pages</a> ed entrambe sono localizzate nel quartiere latino della patria dell’amore. La prima libreria venne aperta nell’estate del 1951 niente poco di meno che da George Whitman, poeta della Beat Generation insieme a Kerouac o Ginsberg, e nel corso degli anni è diventata un’istituzione.</p>
<p>L’interno della Shakespeare&amp;Company è assolutamente caratteristico, gli scaffali arrivano fino alla volta e ovunque è un tripudio di libri di ogni genere. Purché siano in lingua inglese. Il luogo è sempre affollatissimo, non solo da clienti ma anche e soprattutto da turisti incuriositi, vi vengono tenute periodicamente delle letture ed esposizioni. Al secondo piano la libreria esprime il suo meglio con salettestracolme di divani e scaffali, una sorta di santuario di post-it lasciati dai “fan” e un lucernaio pieno di oggetti strambi come macchinine, aeroplanini, fiori finti.</p>
<p>La Tea &amp; Tattered Pages si trova esattamente accanto all’altra libreria ed è accomunata alla sua vicina dalla tematica, infatti anche qui potrete trovare libri esclusivamente in inglese, ma potrete anche sorseggiare una specialità molto british, il tè. Infatti potrete tranquillamente sorseggiare una tazza del biondo infuso e sgranocchiare qualche biscotto mentre leggete un classico, come The Tempest in lingua originale. Entrambi i locali sono gestiti rigorosamente da personale inglese.</p>
<p>Una sorpresa dai colori della Union Jack nel cuore della romantica Parigi, con vista su Notre Dame…quasi uno sberleffo, giusto per non far mai assopire l’eterno amore/odio tra le due grandi nazioni!</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;">UN TOCCO BRITISH A PARIGI.</span></p>
<p><strong>Tea &amp; Tattered Pages</strong></p>
<p><a href="http://www.teaandtatteredpages.com/">http://www.teaandtatteredpages.com/</a></p>
<p>24 rue Mayet, Paris 75006 (Guarda la mappa)</p>
<p>Tel: 01.40.65.94.35</p>
<p>Fax: 01.42.19.05.54</p>
<p>e-mail: <a href="mailto:mail@teaandtatteredpages.com">mail@teaandtatteredpages.com</a></p>
<p>Orario estivo 2011: Lunedì- sabato dalle 11:00 alle 19:00.</p>
<p>Occasionalmente è aperto la domenica e oltre gli orari prestabiliti.</p>
<p><strong>Shakespeare&amp;Company</strong></p>
<p><a href="http://www.shakespeareandcompany.com/index.php">http://www.shakespeareandcompany.com/index.php</a></p>
<p>37 rue de la Bûcherie 75005 Paris (Guarda la mappa)</p>
<p>Tel: 0033(0)1 43 25 40 93</p>
<p><a href="mailto:news@shakespeareandcompany.com">news@shakespeareandcompany.com</a></p>
<p>Aperto ogni giorno dalle 10 di mattina alle 23 tranne il Sabato e la domenica, in cui l’orario di apertura è posticipato alle 11.</p>
<p>Per raggiungere entrambe le librerie</p>
<p>Metro: Duroc/ Falguière</p>
<p>Bus: 28, 39, 70, 82, 87, 89, 92</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che… </span></em></strong>La Metropolitana di Parigi, la cui costruzione iniziò in occasione dell&#8217;Expo del 1900, è un&#8217;opera particolare dal punto di vista artistico, in particolare se si osserva la lavorazione degli accessi delle stazioni in stile liberty. Ben 141 ingressi furono realizzati in stile Art Nouveau, così come l’interno di alcune stazioni.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>A due passi&#8230;</strong></em></span> Chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre, unica chiesa melkita di Parigi (i melkiti sono anche detti &#8220;Cattolici orientali&#8221;, &#8220;Cattolici bizantini&#8221; o &#8220;Greco cattolici).</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Un tocco di british a Parigi</span> suona come  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6oqXVx3sBOk&amp;ob=av3e" target="_blank">Coffee and TV &#8211; Blur</a>.</p>
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		<title>Stasera birretta al canale?
</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 08:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[Artazart]]></category>
		<category><![CDATA[Belleville]]></category>
		<category><![CDATA[canale Saint-Martin]]></category>
		<category><![CDATA[montmartre]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste un serpente d’acqua che attraversa il dorso della rive droite, un canale che dalla periferia nordorientale di Parigi scava i quartieri popolari fino rintanandosi e sbucando a più riprese prima di gettarsi nel porto della bastiglia.
Le squame di cemento di questo bestione fangoso grattano pigramente le rive dei vecchi mattatoi e i quartieri delle stazioni settentrionali tra mercatini turchi e  [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2011/04/12/stasera-birretta-al-canale/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div><span><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</span></div>
<div><span> </span></div>
<div><span> </span><strong><em><span style="color: #ff0000;">c</span></em></strong>ittà: Parigi</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Esiste un serpente d’acqua che attraversa il dorso della <em>rive droite</em>, un canale che dalla periferia nordorientale di Parigi scava i quartieri popolari, rintanandosi e sbucando a più riprese, prima di gettarsi nel porto della Bastiglia.</p>
<p>Le squame di cemento di questo bestione fangoso grattano pigramente le rive dei vecchi mattatoi e dei quartieri delle stazioni settentrionali tra mercatini turchi e giardini pubblici, mentre la coda schiarita scompare nell’orizzonte della banlieue parigina. Sempre qui,  le spire si stiracchiano sotto i numerosissimi ponticelli brulicanti di automobili posti a distanze così brevi e regolari da dare alla schiena della bestia l’aspetto striato e minaccioso di un pitone.</p>
<p>Questo corso d’acqua ha tanti nomi quanti i territori che ferisce, ma a noi interessa quello più modesto, il più vicino alla testa dell’animale e al cuore della città.</p>
<p>Eccoci dunque sulle sponde del canale Saint-Martin, il cui nome evoca una tranquilla sacralità da medioevo, ma le cui sponde ospitano una parte assai particolare della multiforme movida parigina.</p>
<div id="attachment_4796" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/canalourq_francesco_luciani.jpg"><img class="size-medium wp-image-4796" title="&lt;p&gt;canalourq_francesco_luciani&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/canalourq_francesco_luciani-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Canale dell&#39;Ourq - Credit Photo: Francesco Luciani</p></div>
<p>La prima volta che sbarcai a Parigi avevo 22 anni, e da buon universitario abituato ai quartieri nostrani del divertimento studentesco, mi misi subito alla ricerca di un approdo serale che mi ricordasse i vicoli di San Lorenzo a Roma, il caos della via Zamboni a Bologna o i canti del Portello a Padova . Fui stupito dal fatto che Parigi, nonostante i sui quattordici campus (alcuni dei quali giganteschi e sorprendentemente multietnici) non avesse lasciato quartiere a una roccaforte del divertimento notturno a basso costo.</p>
<p>È vero, c’era Belleville, con i suoi squat di artisti provenienti da tutto il mondo, l’eredità dei libri di Pennac o i bar dove immigrati e vecchi poeti ubriachi si urlano addosso rabbia e nostalgia. E il quartiere latino, con i suoi pub irlandesi, che alternati ai caffè per turisti, si affacciano timidamente sui vicoli dell’ultima Parigi medioevale. E potevi pescare nel grande bordello di Montmartre, dove gli spacciatori di strada sono sempre al tuo servizio se accetti il rischio di uno scippo al coltello e la puzza di pollo fritto e kebab.</p>
<p>Ma dov’erano le passeggiate col bicchiere in mano all’aria aperta, i vecchi che ti urlavano le imprecazioni da dietro le persiane &#8211; quando non era una secchiata d’acqua &#8211; o le piazze gremite di ragazzi che sfidavano persino la tramontana di gennaio pur di poter rivendicare la propria appartenenza a qualche metro cubo di cemento? Dov’era la Parigi universitaria che cercavo?</p>
<p>Ebbene, questa città non esisteva, e non esiste nemmeno oggi sebbene qualcuno potrà decantarvi la virtù della famosa rue Oberkampf con i suoi quasi cinquanta cafè, per lo più cantine per ventenni in cerca di rhum agricolo, quarantenni a caccia di studentesse  e stranieri in cerca di night life a basso ritmo.</p>
<p>Ma lasciamo da parte questa mappatura – un po’ critica – del divertimento notturno e diciamoci le cose come stanno. Un quartiere universitario a Parigi non esiste per due semplici ragioni. La prima è che l’inverno nella Francia settentrionale dura troppo a lungo, e sei mesi l’anno di temperature sostenibili non sono sufficienti a una fauna di studenti stranieri  per marcare un proprio territorio urbano. In secondo luogo la città costa molto cara, e quindi i ragazzi, spesso vessati da affitti astronomici, preferiscono rintanarsi in serate casalinghe a base di musica, vino rosso e fiumi di vodka.</p>
<p>Eppure è proprio sul ciglio del canale Saint-Martin che i più nostalgici di voi potranno approfittare tranquillamente di una birra all’aria aperta seduti a contemplare le famiglie di anatre col sottofondo primaverile di una chitarra scordata e mille accenti provenienti da tutto il mondo. È qui che i caffè aperti fino alle tre di notte chiudono ancora un occhio se ti trascini un bicchiere di doppio malto fuori per una sigaretta o per appartarti con la tua ultima conquista americana, portoghese o indiana.</p>
<p>E se proprio i locali vi sembrano troppo borghesucci o onerosi  – vi segnalo comunque l’ottima selezione di birre del “Jemmapes”, sul <a href="http://www.larousse.com/it/dizionari/francese-italiano/quai/58537" target="_blank">Quai</a> omonimo e i vini di “Chez Prune” sulla riva opposta – ci sono sempre i droghieri arabi che non esiteranno per qualche euro a vendervi un paio di lattine di Heineken.</p>
<p>Se arrivate nel tardo pomeriggio magari potreste dare un’occhiata alle proposizioni letterarie dell’<a href="http://www.artazart.com/fr/" target="_blank">Artazart</a>, curiosa libreria di design. Per le fanciulle ci sono le proposte originali tra le vetrine accese di <a href="http://www.antoineetlili.com/" target="_blank">Antoine e Lili</a>.</p>
<p>Al contrario, se saprete aspettare l’arrivo della notte fonda con un po’ di fortuna vedrete spuntare qualche bomboletta spray, un paio di skate e le strisce di  tre o quattro felpe adidas . Ed eccovi servita una versione light della cultura street – per inciso qui le risse tra ragazzini e gli interventi della buoncostume si sprecano – a coronare la vostra serata da turisti in borghese.</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;">STASERA BIRRETTA AL CANALE? </span></p>
<p>Quai des jemmapes, Quai de Valmy (<a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Quai+des+jemmapes,+parigi&amp;aq=&amp;sll=48.867721,2.358068&amp;sspn=0.038336,0.076818&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Quai+de+Jemmapes,+75010+Paris,+Ile-de-France,+France&amp;z=15" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro:  5 ( Jacques Bonsergeant-Gare de l’est),   4-7 (Gare de l’est)</p>
<p><em><strong><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span> </strong></em>il canale come lo conosciamo oggi è una versione ripulita di quella che dieci anni fa era conosciuta nel sottobosco parigino come la Gruyere- o gruviera, a buon intenditore…  Se risalite un po’ il quai de Valmy verso nord potrete ancora trovare le tracce dei vecchi taggers in alcuni dei palazzi che hanno resistito alla bonifica immobiliare dell’ultimo decennio. Buona caccia!</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi&#8230;</span></em></strong> <a href="http://www.pointephemere.org/spip.php?article6" target="_blank">Il point-Ephemere</a>, ex centro sociale, ora discoteca hip-hop/rock che offre una valida opzione agli indecisi della notte</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Stasera birretta al canale? </span>suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qpOlaLTXP4E" target="_blank">David Bowie- Fame</a>.</p>
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		<title>Un mappamondo di sapori. Il Fouta Djalon.
</title>
		<link>http://chicche.org/2011/01/21/un-mappamondo-di-sapori-il-fouta-djalon/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 13:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[CHIcCHE]]></category>
		<category><![CDATA[cosa mangiare a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[cucina senagalese]]></category>
		<category><![CDATA[Fouta Djalon]]></category>

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		<description><![CDATA[La nostra promenade di oggi ci porta in uno di quei quartieri in cui il turista medio ha spesso l’impressione di aver sbagliato strada. Il decimo arrondissement – quartiere di stazioni, commerci all’ingrosso e lunghi viali caotici cosparsi d’odori pungenti- è una di quelle zone che respinge impulsivamente chi sbarca [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2011/01/21/un-mappamondo-di-sapori-il-fouta-djalon/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>c</em></span>ittà: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: La nostra <em>promenade</em> di oggi ci porta in uno di quei quartieri in cui il turista medio ha spesso l’impressione di aver sbagliato strada. Il decimo arrondissement – quartiere di stazioni, commerci all’ingrosso e lunghi viali caotici cosparsi d’odori pungenti- è una di quelle zone che respinge impulsivamente chi sbarca a Parigi in cerca di monumenti e luci sfavillanti. In questo piccolo organismo suburbano, che vive alimentato dal viavai pulsante del grande nucleo delle stazioni Nord ed Est della capitale, convivono un’infinità di comunità provenienti dall’Africa centro-settentrionale e dall’Asia meridionale.</p>
<p>Famiglie di indiani, bangladesi, marocchini, libanesi, turchi, senegalesi, egiziani, armeni ed etiopi si dividono le vetrine dei grandi boulevard che si snodano intorno alle stazioni, resistendo impunemente all’aggressività del mercato immobiliare di lusso e all’espansione silenziosa della comunità cinese. È qui che lo studente viene ad arredarsi casa, la casalinga ad acquistare le stoffe per le tende e il nostalgico a frugare nelle botteghe di robivecchi. Dietro i portoni dei palazzi screpolati dall’incuria puoi ancora reperire, grazie al passaparola, ogni genere di mercanzia, ed è sempre qui che si possono trovare i migliori negozi di costumi e parrucche della città. Insomma, un vero microcosmo che vive silenziosamente secondo leggi autonome e ha sviluppato un mercato parallelo che non ha pari tra le mura di Parigi.</p>
<p>Perché richiamarvi qui, in questo luogo di cui chi ha pochi giorni da spendere a Parigi, come molti di voi presumo, non può certo approfittare appieno?</p>
<p>Innanzitutto trovo che una piccola sbirciata all’underground parigino non faccia mai male allo spirito di scoperta. E poi sono pronto a scommettere che non sono pochi quelli tra di voi che si troveranno ad alloggiare, durante il loro soggiorno nella ville lumière, in uno dei numerosi alberghetti della zona (visto il discreto rapporto qualità-prezzo e la vicinanza al centro). Ma, cosa più importante, in questo quartiere si trova uno dei miei ristoranti preferiti della città.</p>
<p><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/maf.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4043" title="&lt;p&gt;maf&lt;/p&gt; " src="http://chicche.org/wp-content/uploads/maf-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /></a>Oggi si scopre la cucina senegalese e lo si fa al 27, boulevard Saint Martin (tecnicamente siamo ancora ai confini del 3° arrondissement). Sento già i più metropolitani di voi dire:  “Ma figurati, io all’africano ci sono già stato a casa mia. Ti pare che ci vado a mangiare proprio a Parigi? ” La risposta è tre volte sì, e per tre buone ragioni.</p>
<p>Tanto per cominciare, la cucina africana è parte integrante della cucina francese nella stessa misura in cui la comunità africana è parte integrante della comunità francese (perdonate la ripetizione ma a quest’assunto non si può sfuggire).</p>
<p>Secundis, la grande presenza di africani in questa metropoli fa si che la circolazione dei prodotti tipici di queste popolazioni abbia un riciclo continuo e mantenga un rapporto qualità prezzo più basso che in Italia.</p>
<p>Terzo, la classe dirigente bianca non si avvicina minimamente a questi luoghi, il che offre un’atmosfera di convivialità che a Parigi è spesso moneta rara.</p>
<p>Quindi fatevi coraggio e varcate con me le soglie del <strong>Fouta Djalon</strong>. Se capitate di martedì o giovedì allora siete veramente fortunati, perché è giornata di Mafé, piatto che qui si può gustare solo nei migliori ristoranti senegalesi di lusso o nelle mense sociali.</p>
<p>Siccome non ho intenzione né di spennarvi né di gettarvi a tradimento nel caos delle caritas francesi, vi invito a gustare &#8211; per soli dodici euro-  il nostro nutriente piattone a base di riso, pollo e salsa piccante, nell’atmosfera di questo modesto localino a gestione familiare.</p>
<p>Qualunque sia la vostra scelta sul menu mettetevi in ogni caso l’anima in pace. Qui si cucina solo su ordinazione e senza precottura: una garanzia di qualità forse, ma i tempi di attesa possono essere davvero lunghi. Di una cosa però sono certo; usciti dal Fouta non avrete problemi a saltare la cena.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">UN MAPPAMONDO DI SAPORI. IL FOUTA DJALON.</span></strong></p>
<p>27 boulevard saint martin (<a href="http://maps.google.it/maps?q=27+boulevard+saint+martin,+parigi&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=27+Boulevard+Saint-Martin,+75003+Paris,+Ile-de-France,+Francia&amp;gl=it&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: 5-8-9-11 (Republique) 8-9 (Strasbourg Saint Denis)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che</span></em></strong>: tanto per convalidare le precedenti affermazioni: il Fouta Djalon aderisce ad un’associazione, Racines, che si occupa di sponsorizzare la cucina africana nel mondo e di favorire l’esportazione di prodotti alimentari dall’Africa. Sul sito internet <a href="http://www.racines-sa.com/">www.racines-sa.com</a>, oltre alla lista dei ristoranti aderenti potete trovare un ricettario molto interessante per stuzzicare la creatività dello chef che è in voi.</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi</span></em></strong>: Il Canale Saint-martin con le sue birrerie rumorose e le sponde affollate, uno degli ultimi ritrovi “bohemien” della città (seguirà articolo).</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Un mappamondo di sapori. Il Fouta Djalon</span>. suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RG8Fi2_1gaE&amp;feature=&amp;p=D4FF2ABFCD7FA262&amp;index=0&amp;playnext=1" target="_blank">Youssou N’Dour – Sagal Ko</a>.</p>
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		<title>Passeggiando in una tela.
</title>
		<link>http://chicche.org/2010/12/09/passeggiando-in-una-tela/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 09:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[auvers]]></category>
		<category><![CDATA[cezanne]]></category>
		<category><![CDATA[escursione parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Innanzitutto, bentornati sulla nostra “rubrica” francofila. Prima di intraprendere la nostra passeggiata mensile, mi duole annunciarvi che il presente articolo appoggia su una falsa informazione.
Ebbene sì, vi ho attirato tra le mie righe con la promessa di raccontarvi una favola parigina, ma in realtà oggi, in via del tutto eccezionale, mi arrischio a trasportarvi oltre i confini della mia amata città, lontano dal caos delle luci cittadine e dal frastuono dei grandi numeri.
Non me ne vogliano i fanatici della ville lumière [...] - PARIGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/12/09/passeggiando-in-una-tela/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>c</strong></span><em>ittà</em>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Innanzitutto, bentornati sulla nostra “rubrica” francofila. Prima di intraprendere la nostra passeggiata mensile, mi duole annunciarvi che il presente articolo appoggia su una falsa informazione.</p>
<div id="attachment_3976" class="wp-caption alignright" style="width: 254px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/Paul_Cézanne_0343.jpg"><img class="size-medium wp-image-3976" title="&lt;p&gt;Paul_Cézanne_034&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/Paul_Cézanne_0343-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Auvers vista da Paul Cèzanne.</p></div>
<p>Ebbene sì, vi ho attirato tra le mie righe con la promessa di raccontarvi una favola parigina, ma in realtà oggi, in via del tutto eccezionale, mi arrischio a trasportarvi oltre i confini della mia amata città, lontano dal caos delle luci cittadine e dal frastuono dei grandi numeri.</p>
<p>Non me ne vogliano i fanatici della ville lumière, perché sono certo che il tema della <em>promenade</em> di oggi risveglierà l’interesse di molti.</p>
<p>Se vorrete farmi prova di buona fede, tutto ciò che vi chiedo è di svegliarvi di buon’ora una domenica qualunque, gustare una sana colazione a base di tè e madeleines nel vostro appartamentino sulle rive della Senna, prepararvi uno zaino da picnic e prendere il diretto delle nove che dalla stazione Nord di Parigi raggiunge il villaggio di Auvers sur Oise.</p>
<p>Il tutto dovrebbe prendere all’incirca dalle tre alle quattro ore, in base ai vostri ritmi mattutini di vacanzieri. In ogni caso sappiate che ne avrete per una mezz’ora scarsa di treno.</p>
<p>Perché proprio di domenica? Dovete sapere che ogni weekend, dall’inizio della primavera alla fine dell’autunno, le ferrovie francesi mettono a disposizione un treno speciale per tutti quei viaggiatori e turisti che desiderino intraprendere un pellegrinaggio artistico e spirituale nel ridente borgo di Auvers Sur Oise, altrimenti raggiungibile solo attraverso una serie d’infiniti e contorti scambi ferroviari.</p>
<p>“Che chicca è se ci vanno tutti?” Calmatevi: anche se è vero che la nostra meta odierna è tappa fortuita di qualche comitiva americana o giapponese, i numeri provano come (fortunatamente per noi) susciti ancora ben poco interesse nella comunità turistica europea.</p>
<p>E questo è un vero peccato, perché Auvers, oltre a essere un pittoresco borgo fluviale perfettamente conservato, gode di una certa fama nel mondo dell’arte  per aver ospitato il fior fiore della pittura paesaggistica ottocentesca.</p>
<p>Artisti del calibro di Daubigny, Cezanne, Corot e Pissarro hanno soggiornato nelle ridenti casupole che ancora costeggiano il corso di questo paesino immerso placidamente nella campagna piccarda e, camminando tra le sue vie, si sono lasciati ispirare dalla freschezza del vento di collina e dalla ricchezza tonale dei campi ingravidati dal fiume che attraversa queste terre.</p>
<p>È sui ciottoli di queste strade che sono nati alcuni dei quadri più rappresentativi dell’ottocento francese, tele che oggi viaggiano tra gallerie e musei di tutto il mondo occidentale.  E alcune delle case del centro sono state talmente ben restaurate che si ha ancora l’impressione di rivivere gli antichi paesaggi.</p>
<p>Eppure, nonostante il pedigree di tutto rispetto, il vero fiore all’occhiello di Auvers si nasconde altrove, lontano dalla placida memoria  dei viali profumati di lavanda. Questo solare e accogliente villaggio bomboniera fu difatti teatro, nel 1891, di una tragedia che ancora affascina giovanissimi studenti di tutto il mondo.</p>
<p>Se abbandonate il corso di Auvers, conosciuto erroneamente come “viale degli impressionisti” e risalite la collina che si trova oltre i confini occidentali del paese, dovreste incappare in un crocicchio spoglio, circondato in primavera da nauseanti coltivazioni di cavoli e costeggiato sulla destra da un anonimo e poco invitante cimitero di campagna.</p>
<p>Solito esercizio d’immaginazione: raggiungete il centro di questo incrocio, chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi qui un 27 luglio qualsiasi, durante un fiammeggiante pomeriggio d’estate. Nubi nere vorticano davanti al vostro orizzonte mentre il sole ancora batte violentemente sui campi dorati di girasoli che vi avvolgono nella loro danza ritmata dalle folate di vento. D’un tratto uno stormo di corvi, disturbato forse dall’abbaiare di un cane lontano, si solleva in volo abbandonando il proprio rifugio all’ombra dei petali biondi, mentre voi, stancamente appoggiati sul vostro cavalletto, cercate di ritrarre col pennello la scena rurale…</p>
<p>Devo forse continuare o mi avete già scoperto? Ebbene sì, è proprio sulla sommità di questa collina che Vincent Van Gogh, dopo due mesi passati a Auvers in preda a furori di iperattività artistica (ben settanta tele dipinte in così poco tempo) e violente crisi depressive , si sparò un colpo al petto nel bel mezzo di un pomeriggio d’estate. Soli due giorni dopo morì in preda alle febbri tra le lenzuola di una stanzetta dell’hotel Ravoux, pensioncina trasformata oggi in museo commemorativo che accoglie chiunque giunga al paese uscendo dalla stazione centrale.</p>
<p>Il tempo a mia disposizione è scaduto e m’impedisce di accompagnarvi tra le ultime e avvincenti pagine della biografia del pittore oggi più venduto al mondo. Quindi vi lascio godere la fine del vostro soggiorno ad Auvers, magari seduti al caffè con un bicchiere di assenzio in mano, come usavano i nostri amati pittori, e vi ricordo che il treno del ritorno parte alle diciotto in punto dal binario due…</p>
<p>Ci si rivede a Parigi&#8230;</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">PASSEGGIANDO IN UNA TELA</span></strong></p>
<p>Auvers sur Oise, confine tra Ile de France e Piccardia (<a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Auvers+sur+Oise,+francia&amp;sll=49.05767,2.27211&amp;sspn=0.308671,0.614548&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Auvers-sur-Oise,+Val-d'Oise,+Ile-de-France,+France&amp;z=13" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Treno: Diretto delle nove tutte le domeniche dal 21 marzo al 21 novembre, partenza dalla Gare du Nord.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>Da sapere che…</strong></em></span> Non fu solo a causa del clima favorevole e delle splendide campagne che Auvers divenne luogo di soggiorno ambito da decine di pittori. Molto si deve anche alla figura del dottor Gachet, medico omeopata e mecenate che visse nel diciannovesimo secolo a cavallo tra Parigi e Auvers e che stimolò nella sua residenza di campagna molti dei più grandi sodalizi artistici di questo periodo. Per chi fosse interessato una sua ottima biografia si può trovare a quest’indirizzo <a href="http://www.nadar1874.net/Gachet.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;"><strong>A due passi…</strong></span></em> Le rive del fiume Oise, che ben poco hanno da invidiare a quelle della celebre Loira, sono meta ambitissima tra i francesi amanti di Cicloturismo. Se prevedete un week-end su due ruote all’insegna di buon cibo e grandi panorami vi invito a prendere in considerazione questo percorso che risale la Piccardia fino a gettarsi negli ultimi chilometri della senna.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Passeggiando in una tela</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dipFMJckZOM" target="_blank">Don Mac Lean, Vincent</a>.</p>
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		<item>
		<title>It’s only Drum&amp;Bass but i like it!
</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 13:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
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		<category><![CDATA[batofar]]></category>
		<category><![CDATA[bibliotheque national de france]]></category>
		<category><![CDATA[chicche parigi]]></category>
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		<description><![CDATA[Appuntamento alle undici e trenta sulle scalinate dell’Opera Bastille, tra i gruppi di “banlieue” ubriachi e gli studenti fuori sede. Da lì s’imbocca nel primo drugstore aperto sulla piazza per le prime spese e s’infilano le bottiglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/10/09/it%e2%80%99s-only-drumbass-but-i-like-it/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>c</strong></span>ittà</em>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Facendo una scorsa dei miei ultimi articoli mi rendo conto di aver spesso dipinto Parigi con accenti eterei e nostalgici e di aver infiocchettato quella che invece è una città pulsante, aggressiva e ribollente di vita.</p>
<p>Quando penso a questa metropoli vedo, nei suoi intrecci culturali, l’ultima grande città di confine prima delle capitali nord europee.</p>
<p>Sapevate ad esempio che da un paio d’anni Parigi è raggiungibile da Londra e Amsterdam con meno di quattro ore di treno? Per non parlare dei collegamenti aerei con Berlino. Il discorso vale anche in senso contrario naturalmente, ed è per questo che la capitale francese fa un po’ da filtro per quella cultura “Underground” che da sempre raggiunge in ritardo i paesi mediterranei.</p>
<p>E quindi per una volta parliamo pure del sottosuolo parigino. Seguitemi, popolo della notte (e curiosi) perché vi farò accedere ad uno dei miei pozzi preferiti.</p>
<p>Prima di ritrovarci, il mio consiglio è di non stressarsi tutta la giornata tra musei e marce chilometriche e soprattutto di prevedere la totale assenza di programmi per il mattino successivo. Altro imperativo è di infilare nel portafoglio una banconota da cinquanta fresca di distributore (perché l’Underground, a Parigi, costa come tutto il resto).</p>
<p>Come forse avrete capito da titolo e premessa, oggi si parla di musica (anche se i più schizzinosi potrebbero non essere d’accordo) e in particolar modo di musica danzereccia. Chi non è convinto è avvisato, gli altri vengano pure con me.</p>
<p>Appuntamento alle undici e trenta sulle scalinate dell’<strong>Opera Bastille</strong>, tra i gruppi di “banlieue” ubriachi e gli studenti fuori sede. Da lì s’imbocca nel primo drugstore aperto sulla piazza per le prime spese e s’infilano le bottiglie nelle borse delle signore o, se non ne avete, sotto la zip dei giubbotti.</p>
<p>Fatti i dovuti acquisti ci lasciamo alle spalle la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bastiglia_(Parigi)" target="_blank">Bastiglia</a> con i suoi tafferugli notturni e la sua polizia arrabbiata e, gambe in spalla, ci avviciniamo al lungosenna. Una volta raggiunti gli argini del fiume tirate pure fuori le bottiglie con discrezione e preparatevi a una passeggiata alcolica di un paio di chilometri. Per la cronaca, saremmo potuti arrivare in metro ma, dato che siete qui anche in veste di turisti, ho deciso di regalarvi un po’ di scorci by night.</p>
<p>Se non siete stati troppo ingordi negli acquisti, dovreste svuotare le scorte  giusto in tempo per scorgere, sull’altro argine del fiume, una serie di barconi da pesca e battelli da crociera ancorati alla meno peggio, molti dei quali illuminati a festa. Via via che ci avviciniamo al prossimo ponte riusciamo anche ad afferrare qualche nota latinoamericana e a scorgere il via vai ridanciano degli avventori nascosti dal buio. Vi tranquillizzo subito, non è là che siamo diretti.</p>
<p>Attraversiamo il fiume e proseguiamo un po’ in direzione <a href="http://www.bnf.fr/fr/acc/x.accueil.html" target="_blank">Bibliotheque Nationale</a>, ma questa volta scendiamo sui “quais” tra le coppie di sangue misto e le note di salsa.</p>
<p>Avanziamo ancora un mezzo chilometro prestando attenzione al repentino cambiamento di fauna. Eccoci circondati da gruppi compatti di giacche  in pelle, berretti paillettati e felpe con cappuccio.  Qui i rapporti numerici uomo-donna si invertono e il volume delle conversazioni si alza di vari decibel tanto che ci sembra di essere ritornati per un attimo al punto di partenza.</p>
<p>Ora lasciate perdere per un momento la contemplazione del sottobosco e osservate bene la riva di fronte a voi. Ecco ergersi un battello rosso, la forma allungata e lo scafo metallico, che illumina la zona circostante da un faro curiosamente montato al centro del ponte.</p>
<div id="attachment_3394" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/042309-1626-10bestnight7.jpg"><img class="size-medium wp-image-3394" title="Il Batofar (da listphobia.com)" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/042309-1626-10bestnight7-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Il Batofar (da listphobia.com)</p></div>
<p>Siamo finalmente arrivati al <strong>Batofar</strong>, meta ultima del nostro peccaminoso passeggiare.  Antico battello-faro della flotta atlantica in disuso, questo barcone metallico fu restaurato nel 1998 e trasformato nella più curiosa e aggiornata discoteca elettronica della capitale.</p>
<p>Qui la programmazione varia continuamente, dall’elettrojazz all’hardcore, passando per minimal techno, elettrorock, jungle e drum&amp;bass. Doveroso dire che le abitudini del pubblico cambiano a seconda del tipo di serata e che il posto ha un vero e proprio riciclo sociale di cui ci si accorge alla seconda o terza visita.</p>
<p>Ma la nostra serata è di quelle dure, mettiamoci dunque in fila sulla passerella come i condannati e sopportiamo in silenzio le mani pesanti dei buttafuori armati di bomber e torce.</p>
<p>Una volta entrati abbiamo due scelte. La prima è restare sul ponte e profittare della saletta superiore con lo spazio fumatori (rigorosamente all’aperto per gli amanti del freddo continentale) e un dj-set arrabattato ma piacevole, che i più utilizzano per i momenti di pausa.</p>
<p>La seconda opzione è quella di pagare una decina d’euro e scendere fino alla stiva dove, invece che una discoteca, troveremo uno dei più allegri carnai della città. Qui fanno bella presenza mazzi di luci stroboscopiche, i migliori dj parigini e londinesi e una carta dei cocktail accettabile (dettaglio raro nei club parigini). Insomma tutte le carte per regalarsi una serata con i controfiocchi a condizione di sorpassare l’impatto con la vampata di calore e anidride carbonica che accoglie tutti i nuovi avventori.</p>
<p>Se abbiamo fatto bene i conti siamo arrivati giusto in tempo per afferrare un drink di benvenuto senza troppi problemi. Sappiate che il locale si riempie verso l’una e mezza di notte e una volta raggiunta la capienza massima non solo è quasi impossibile entrare, ma diventa una vera impresa raggiungere il banco degli alcolici. Tenete il dettaglio a mente per la vostra  prossima visita.</p>
<p>Nel frattempo vi lascio godere la serata, il fiume di bassi e l’alba che seguirà.</p>
<p>A domani per il bollettino di guerra!</p>
<hr /><span style="color: #0000ff;"><strong>IT&#8217;S ONLY BRUM&amp;BASS BUT I LIKE IT!</strong></span></p>
<p><a href="http://www.batofar.org/" target="_blank">batofar.org</a></p>
<p>Port de la Gare, Paris (<a href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;q=port+la+gare,+paris&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Port+de+la+Gare,+75013+Paris,+Ile-de-France,+Francia&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: 14 viola (Bibliotheque Nationale)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong> il Batofar è anche centro culturale, sala d’esposizione, istituto per corsi d’arte e ristorante!  Per chi quindi non si sente danzereccio e vizioso, il posto vale comunque la pena di una puntata, vista l’originalità del luogo e l’offerta. Per gli altri invece un avviso! L’utilizzo di sostanze stupefacenti è severamente proibito e i controlli sono abbastanza stretti, quindi una volta saliti a bordo fate i bravi o vi ritroverete di corsa a piangere sul molo con l’impronta di una pedata nel sedere.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>A due passi&#8230;</strong></em></span> la bibliotheque François Mitterand e il <a href="http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento/" target="_blank">13 arrondissement</a>.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">It’s only Drum&amp;Bass but i Like it!</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=IIYkow_5Xg4&amp;feature=related" target="_blank">Prodigy – Voodoo People -Pendulum remix</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi è Albert Khan?
</title>
		<link>http://chicche.org/2010/09/20/chi-e-albert-khan/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[albert kahn]]></category>
		<category><![CDATA[musei a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[nei dintorni di parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Spero che ieri siate andati a letto presto e che vi siate tenuti una mezza giornata da spendere senza pensieri, perché la passeggiata di oggi ci allontana dalle nostre mete usuali, spingendoci a oltrepassare il confine della grande metropoli.

Boulogne, la località che andremo a visitare, si trova infatti a un paio di chilometri dal confine sud occidentale di Parigi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/09/20/chi-e-albert-khan/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">c</span></strong><em>ittà</em>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Spero che ieri siate andati a letto presto e che vi siate tenuti una mezza giornata da spendere senza pensieri, perché la passeggiata di oggi ci allontana dalle nostre mete usuali, spingendoci a oltrepassare il confine della grande metropoli.</p>
<div id="attachment_3263" class="wp-caption alignright" style="width: 228px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/jardinkhan03.jpg"><img class="size-medium wp-image-3263" title="&lt;p&gt;jardinkhan03&lt;/p&gt;" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/jardinkhan03-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Un angolo del fantastico giardino.</p></div>
<p>Boulogne, la località che andremo a visitare, si trova infatti a un paio di chilometri dal confine sud occidentale di Parigi. Se chiedete agli abitanti della regione circostante, la maggior parte vi risponderà che Boulogne-Billancourt &#8211; questo il nome completo della nostra cittadina &#8211; non è altro che uno dei tanti tentacoli che la grande metropoli getta al di fuori del proprio raccordo anulare. Il centro stesso del paese si raggiunge facilmente grazie a una delle tante metropolitane che traversano il cuore della Grande Ville.</p>
<p>Di opinione ben diversa sono gli abitanti di questo centro piccolo borghese, che tengono a mantenere la loro indipendenza sociale e economica per nascondere il proprio portafogli alle grinfie dell’ affamatissima amministrazione parigina,.</p>
<p>Se poi ci aggiungiamo che gli stessi Parigini D.O.C. non hanno nessuna voglia di essere equiparati agli abitanti di un triste e anonimo agglomerato di uffici e palazzine giardinate, capirete perché quella di oggi vi viene presentata come una gita fuori porta.</p>
<p>Prima di incamminarci voi potrete controbattere: ”Non ce l’hai venduta molto bene. Che ci sarà mai di così interessante in una periferia residenziale da sacrificare una mattinata di sudata vacanza?”</p>
<p>Ebbene, vi stupirò con una delle migliori mete che vi abbia mai offerto -<em>de</em> <em>gustibus</em> permettendo- .</p>
<p>Per capire dove andremo a parare, dovete sapere che Boulogne divenne, alla fine dell’Ottocento, la residenza adottiva di uno dei personaggi più interessanti che la Francia abbia mai conosciuto.</p>
<p>Albert Khan, questo il nome pubblico con cui si presentò il finanziere tedesco Abraham Khan, è oggi ricordato come uno degli ultimi mecenati della repubblica dei lumi.</p>
<p>Famoso e facoltosissimo banchiere, amante della fotografia, dei viaggi e dell’architettura, il nostro signor Khan si mise in testa, una volta fatta fruttare la sua fortuna con discutibili investimenti nel commercio di oro e diamanti, di creare il più grande archivio privato di sapere antropologico mai visto. Per raggiungere il suo obiettivo, pensò bene d’indire una serie di bandi pubblici allo scopo di promuovere spedizioni di ricerca in diverse regioni del globo.</p>
<p>Fu così che naque la “Foundation Albert Khan”, uno dei più grandi archivi letterari, cinematografici e fotografici sulla civiltà mondiale dell’inizio del ventesimo secolo.</p>
<p>Albert ci ha lasciato ormai da più di un sessantennio, dopo una vita di successi e una morte ingloriosa (andò in bancarotta durante l’occupazione nazista), ma il suo archivio è ancora vivo e disponibile, su richiesta di consultazione, al 14 rue du Port, proprio accanto al municipio di Boulogne. In questa “biblioteca-museo” inoltre vengono regolarmente tenute esposizioni tematiche su varie sezioni dell’archivio stesso, alcune delle quali spaventosamente dettagliate e ricche di  curiosità.</p>
<p>E se la pura sete di conoscenza non vi bastasse sappiate che, nel biglietto d’ingresso alle esposizioni (due miseri euro) è incluso anche un tour nei sontuosi giardini privati del mecenate che vengono spesso scambiati, non a torto, per la vera attrazione di questo luogo.</p>
<p>Il giardino Albert Kahn si divide difatti in due sezioni. La prima, confinante con la strada pubblica, si ispira all’architettura neoclassica dell’ottocento, con grandi sezioni rettangolari dedicate alla floricultura ed una serra squadrata dalle grandi vetrate, inaccessibile al pubblico.</p>
<p>La seconda, molto più grande e appariscente ci ricorda un vero e proprio giardino privato giapponese, con percorsi acciottolati, un lago circondato da giunchi, diverse statue in pietra lavica e un gazebo in legno e carta da riso che evoca immediatamente la scena di un anime a sfondo storico o di un film di Kurosawa, dipende da quanti anni avete e/o da dove pendete. In ogni caso, se decidete di regalarvi questa visita, io vi consiglio di lasciar perdere l’orologio e – per i più visionari – di armarvi di macchina fotografica e quaderno dei bozzetti.</p>
<p>In ogni caso, buon tuffo nel passato.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">CHI E&#8217; ALBERT KAHN</span></strong></p>
<p>14, rue du Port (Boulogne-Billancourt) &#8211; (<a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=14+Rue+du+Port,+Boulogne-Billancourt,+France&amp;sll=48.854776,2.413559&amp;sspn=0.221378,0.676346&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Rue+du+Port,+92100+Boulogne-Billancourt,+Hauts-de-Seine,+Ile-de-France,+Francia&amp;z=16" target="_blank">Guarda la mappa</a>).</p>
<p>Metro: Boulogne- Pont de St Claud (linea 10 arancione)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong> stando a quello che dicono alcuni parigini è possibile infiltrarsi, con la dovuta accortezza, nel giardino durante le ore notturne. Ora, io non ho mai sperimentato di persona, ma se conoscete qualche parigino un po’ “flaneur” e scavezzacollo, provate a vedere se riuscite a rimediare una visita fuori orario. In ogni caso a mio parere ne vale la pena.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>A due passi&#8230;</strong></em></span> se proprio vi sentite coraggiosi, raggiungete il Pont de St-Claud e risalite la Senna tenendo il fiume sulla destra. È un’ora di passeggiata tra grattacieli, piccoli comuni residenziali e aree commerciali che sfocia sul famoso complesso della Defense. Consigliato solo agli amanti del genere.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Chi è Albert Khan</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=O4bBuCRRAes" target="_blank">Ennio Morricone – Nuovo Cinema Paradiso</a>.</p>
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		<title>Un mappamondo di sapori.
</title>
		<link>http://chicche.org/2010/07/23/un-mappamondo-di-sapori-giappone/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 11:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[cosa mangiare a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Ristorante Higum]]></category>
		<category><![CDATA[Rue Saint’Anne]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è chi dice che una sola cucina al mondo possa rivaleggiare con la nostra, e che questa cucina sia francese.
Personalmente, dopo due anni passati in Francia tra dolci e succulente scoperte, sono costretto ad affermare – forse per nostalgia o per abitudinarietà – di essere ancora partigiano. Nonostante ciò devo ammettere [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/07/23/un-mappamondo-di-sapori-giappone/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>:<strong> </strong>Giuliano</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">c</span></strong><em>ittà</em>:<strong> </strong>Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span><span style="font-weight: normal;">: </span></strong>C’è chi dice che una sola cucina al mondo possa rivaleggiare con la nostra, e che questa cucina sia francese.</p>
<p>Personalmente, dopo due anni passati in Francia tra dolci e succulente scoperte, sono costretto ad affermare – forse per nostalgia o per abitudinarietà – di essere ancora partigiano. Nonostante ciò devo ammettere che, per chi si reca in una capitale internazionale come Parigi, le sorprese culinarie, e non parlo solo di quelle locali, possono essere veramente infinite.</p>
<p>Per quelli che tra di voi si sentono temerari e alla ricerca di nuovi sapori, sappiate che grandi città come Parigi, Londra o New York, con la loro storia ricca di immigrazione e i loro mille sobborghi etnici possono offrire cucine introvabili nelle cittadine nostrane (e spesse volte anche a Roma capitale, a meno di non spendere cifre improponibili).</p>
<p>Siate coraggiosi, quindi e osate pure la dove i nostri connazionali storcono per lo più la bocca. Scoprirete sapori che la nostra tavola non ha mai conosciuto, e se proprio dovesse andar male sappiate che sono accanto a voi, kit di pronto soccorso alla mano (scherzo).</p>
<p>Ma bando ai preamboli ed iniziamo pure il nostro tour multietnico della cucina parigina, che in questa prima puntata ha deciso di strizzare l’occhio al lontano oriente, proprio li dove si leva il sole….</p>
<p>Parigi è piena di ristorantini di sushi con menu prodotti in serie che vanno dai 10 ai 15 euro. Molti di questi ristoranti, per lo più gestiti da famiglie cinesi, contano sull’incapacità visiva degli avventori di distinguere tra le varie etnie orientali e sulle pacchiane decorazioni di ceramica laccata (e non sottovalutiamo la capacità innata del maki di lasciarsi mangiare a quintali senza farti ingrassare!!).</p>
<div id="attachment_2729" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/higuma.jpg"><img class="size-medium wp-image-2729" title="Ristorante Higuma in rue Saint'Anne (hangukconnection.com)" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/higuma-225x300.jpg" alt="Ristorante Higuma in rue Saint'Anne (hangukconnection.com)" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ristorante Higuma in rue Saint&#39;Anne (hangukconnection.com)</p></div>
<p>Non fatevi ingannare! Se veramente volete provare della vera cucina nipponica, provate a recarvi nel 2° arrondissement tra l’Opera e il museo del Louvre, in una strada conosciuta col nome di <strong>rue Saint’Anne</strong>.</p>
<p>Se arrivate in orario di pranzo, non sarà difficile riconoscerla. Vedrete una schiera di colletti bianchi dagli occhi a mandorla in fila davanti a numerose porticine riempite di “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kanji" target="_blank">Kanji</a>”. Del resto ci troviamo accanto all’ambasciata del Sol Levante, nonché in uno dei quartieri d’affari più prolifici della capitale.</p>
<p>Attenti a tentare la vostra sorte se optate per una cena romantica. Non sono pochi i francesi che decidono di passare una serata mangereccia all’insegna di Sakè e Lamen, visti i prezzi abbordabili praticati da questi posti (16 euro massimo per un menu più bevanda) e l’atmosfera conviviale.</p>
<p>Per quanto riguarda il menu, la cosa si fa assai complessa. Alcuni di questi ristoranti servono zuppe calde e sformati di riso 365 giorni all’anno, altri si attengono sulla formula più occidentale che consiste in: tagliere di sushi + riso e zuppa di alghe (sconsiglio). I più raffinati propongono varianti assai costose ma prelibate di “tempura” (un grande piattone di sapori misti, per lo più a base di pesce).</p>
<p>Alla varietà di scelta si aggiunge il fatto che tra i vari frequentatori della rue Saint’Anne, ciascuno ha il suo “spot” preferito. Il mio si chiama “Higuma” e si trova proseguendo in direzione del Louvre. In ogni caso non lasciatevi intimidire dall’imbarazzo della scelta e osate pure, soprattutto se il ristorante che avevate prescelto vi sorprende con una fila chilometrica fuori dalla porta (impossibile prenotare nella Saint’Anne)</p>
<p>Io vi aspetto come sempre al rientro, per raccogliere i vostri commenti in attesa di sfornare la prossima puntata.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">UN MAPPAMONDO DI SAPORI (GIAPPONE)</span></strong></p>
<p>Rue Saint’Anne (<a href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;q=Rue+saint%E2%80%99anne,+parigi&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;hq=Rue+saint%E2%80%99anne,&amp;hnear=Parigi,+%C3%8Ele-de-France,+Francia&amp;ei=IndJTO6pCNCYONah6JUD&amp;ved=0CB4QtgMwAA&amp;z=15" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: 4 septembre (linea 3 verde) e/o palais royal (linea 1 gialla)</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;"><strong>Da sapere che&#8230;</strong></span></em> gran parte del personale che lavora in questi ristoranti è composto da giovani stagisti universitari che, appena sbarcati in terra straniera, barattano un posto sottopagato come cameriere o lavapiatti per ottenere un permesso di soggiorno semestrale. Sono facili da riconoscere rispetto agli “anziani” a causa dei loro inchini servili e dei sorrisi a trentadue denti tipici del protocollo giapponese.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;"><strong>A due pass</strong></span></em><strong><span style="color: #0000ff;"><em>i&#8230;</em></span></strong> salendo e mantenendo la sinistra si raggiunge l’opera Garnier con le sue volte affrescate e i suoi tetti placcati d’oro. In direzione sud invece raggiungiamo la senna e i cancelli dell’antico palais Royal, che costudiscono i corridoi sotterranei del Louvre con i loro infiniti archivi</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Un mappamondo di sapori (Giappone)</span> suona come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=109fd7yyJ7A" target="_blank">Pizzicato Five- Tout va bien</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Periferie in mutamento.
</title>
		<link>http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento/</link>
		<comments>http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 09:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[PARIGI]]></category>
		<category><![CDATA[avenue de france]]></category>
		<category><![CDATA[baudelaire]]></category>
		<category><![CDATA[chicche parigi]]></category>
		<category><![CDATA[cosa vedere a parigi]]></category>
		<category><![CDATA[flaneur]]></category>
		<category><![CDATA[stazione Austerlitz]]></category>

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		<description><![CDATA[Innanzitutto ben ritrovati. Dopo un lungo periodo di assenza fa piacere rincontrarsi sulle pagine di CHIcCHE, mentre si aspetta l’estate. Per chi di voi ha deciso di abbandonarsi alla pigrizia di un viaggio culturale (magari immergendosi tra i vialoni di qualche esausta capitale europea come la mia Paris), ecco qui un percorso rilassante da godere una volta esauriti festival, musei e tracciati storici.

Per introdurre la passeggiata di oggi devo però spendere [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>:<strong> </strong>Giuliano</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">c</span><em><span style="font-weight: normal;">ittà</span></em></strong>:<strong> </strong>Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>:<strong> </strong>Innanzitutto ben ritrovati. Dopo un lungo periodo di assenza fa piacere rincontrarsi sulle pagine di CHIcCHE, mentre si aspetta l’estate. Per chi di voi ha deciso di abbandonarsi alla pigrizia di un viaggio culturale (magari immergendosi tra i vialoni di qualche esausta capitale europea come la mia Paris), ecco qui un percorso rilassante da godere una volta esauriti festival, musei e tracciati storici.</p>
<p>Per introdurre la passeggiata di oggi devo però spendere qualche parola per presentarvi un personaggio che si incontra sempre più di rado tra le vie di Parigi e che il caso ha voluto ci omaggiasse proprio oggi con la sua presenza.</p>
<p>Eccolo qui il nostro signor “<strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fl%C3%A2neur" target="_blank">flaneur</a></strong><em>”</em>, con la sua camicia a quadri e i pantaloni a falde larghe che se la passeggia quietamente, la testa alta e l’aria noncurante, lungo le rive di una Senna afosa. Questo personaggio, coniato dalla fantasia baudelairiana, è un giovane senza età, con poche preoccupazioni per la testa, qualche soldo in tasca e molto tempo da spendere, il cui passatempo preferito consiste nel piacere solitario dell’esplorazione urbana. In realtà il flaneur si carica, forse inconsapevolmente, di un ruolo e di una responsabilità importanti. Egli è l’unico rappresentante della memoria storica e sociale di una città in costante mutamento.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Baudelaire" target="_blank">Baudelaire</a>, il suo creatore, lo descrive come un “botanico del marciapiede”, un cartografo che traccia le proprie mappe nelle suole delle scarpe e che si appropria del cemento pubblico come fosse il suo parco giochi gratuito e personale.</p>
<p>Non starò a parlarvi oltre di questa figura, su cui studiosi più allenati di me hanno speso pagine di trattati. Desidero solo invitarvi a seguire, con un po’ di discrezione, il nostro flaneur personale. Tenetevi a debita distanza e non fatevi troppe domande. In cambio vi prometto di restare accanto a voi e soddisfare dove posso la vostra curiosità.</p>
<p>Lasciamo il Pont des Arts per costeggiare il fiume sulla Rive Gauche, direzione Notre Dame. Superiamo la vecchia signora e fiancheggiamo i confini del quartiere latino fin dove il boulevard saint Germain non incrocia il quai des Tournelles per sfociare sul recinto alberato del Jardin des Plantes. Proseguiamo ancora un po’ lungo il fiume fino a lasciarci alle spalle la Parigi storica il cui ultimo baluardo, la Gare d’Austerlitz, affoga nel caos del traffico cittadino.</p>
<p>Mentre cerchiamo di districarci tra i semafori troppo precipitosi, quasi non ci accorgiamo che la nostra guida ha lasciato il tracciato del lungosenna per arrampicarsi, mani in tasca, lungo un viale luminoso circondato  da modesti grattacieli.</p>
<div id="attachment_2497" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/avenuefrance001.jpg"><img class="size-medium wp-image-2497" title="Avenue de France." src="http://chicche.org/wp-content/uploads/avenuefrance001-224x300.jpg" alt="Avenue de France." width="224" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Avenue de France.</p></div>
<p>Abbiamo appena imboccato l’<strong>avenue de France</strong> che una ciurma di ragazzini biondi tra i dodici e i quindici anni quasi ci travolge a colpi di skateboard. Non possiamo fare a meno di lanciare un’imprecazione sottovoce mentre notiamo una scalinata di marmo che, spezzando il percorso del marciapiede, si inerpica costeggiando una grata che segna il confine nord della stazione Austerlitz.</p>
<p>Superato il pericolo adolescenziale, acceleriamo il passo per raggiungere il nostro cicerone che nel frattempo si è fermato, il lungo naso aguzzo ben proteso, per gettare lo sguardo al di là dell’inferriata. Cercando di indovinare la traiettoria dei suoi pensieri ci avviciniamo anche noi alla griglia che sembra gettarsi nel vuoto, per scoprire con stupore infantile di sovrastare uno degli ultimi depositi ferroviari abbandonati di Parigi. Ammassate in un angolo, vecchie locomotive stanche ciondolano in attesa di essere ricoperte dalla ruggine mentre l’erba cresce tra le assi dei binari e sulle banchine ricoperte di tags.</p>
<p>Nel tentativo di emulare la nostra guida, lanciamo lo sguardo oltre questo silenzioso canyon e notiamo in lontananza una serie di cantieri dai colori accesi, le cui gru gettano la loro ombra su un mucchietto di palazzine ocra. Voi non potete saperlo, ma qui dove ora vedete grattacieli scintillanti, ristoranti di lusso e marciapiedi alberati, un tempo si ergeva uno dei quartieri popolari più affollati della capitale.</p>
<p>Il trezième, come lo chiamano i francesi, fu insieme a Belleville uno dei quartieri industriali della Parigi novecentesca.  Quasi nulla è rimasto delle vecchie case in “<a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Pierre_de_taille" target="_blank">pierre de taille</a>” che si snodavano lungo i ciottoli umidi dell’antico arrondissement . Perfino le palazzine, che furono innalzate al loro posto durante la sanatoria operata dal comune alla fine degli anni trenta, oggi resistono con fatica all’incalzare dei nuovi quartieri giardino previsti per la futura classe dirigente.</p>
<p>È difficile immaginare come questi vialoni, dove oggi si ergono le sedi di alcune delle più importanti istituzioni amministrative di Parigi (tra cui la cassa di risparmio francese), un tempo fossero ricoperti da gruppi affastellati di casette decrepite e dallo schiamazzo maleodorante dei vecchi mercati rionali.</p>
<p>Immaginate le strade acciottolate intrise dall’odore degli orinatoi svuotati al mattino e il viavai dei volti stanchi ricoperti di fuliggine.  Cercate di figurarvi la fila degli operai che all’alba, impilati sulle banchine della Senna, attende di salire sui battelli adibiti al trasporto di carbone e i gruppi di bambini che giocano a campana in attesa del richiamo materno che annuncia il pranzo.</p>
<p>Guardate pure le puttane che lasciano i loro appartamenti al tardo pomeriggio per raggiungere in silenzio i bordelli di Montparnasse e brindate alla vita con i vecchi che attendono l’arrivo del tramonto tra un pastis e qualche chanson. Date libero sfogo alla fantasia e forse capirete perché il nostro flaneur, che nel frattempo ha avuto modo di dileguarsi in questo lago di cemento bollente, abbia scelto di accompagnarci proprio qui.</p>
<hr /><strong><span style="color: #0000ff;">PERIFERIE IN MUTAMENTO</span></strong></p>
<p>Avenue Pierre Mendès France (poi Avenue de France) (<a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=25.865776,39.506836&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Avenue+de+France,+75013+Paris,+Ile-de-France,+Francia&amp;layer=x&amp;g=avenue+de+france,+paris&amp;ll=48.830604,2.376804&amp;spn=0.022233,0.038581&amp;z=15" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: Gare d’Austerlitz (linea 5 arancione)</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che&#8230;</span></em></strong> le rotaie su cui ora vi trovate si congiungono con la vecchia rete di trasporti commerciali su treno, anch’essa ormai in disuso. Provate a seguire il corso dei binari e vedere dove vi porta. Se proprio avete paura di perdervi, provate a farvi aiutare da questo sito internet (<a href="http://les-frigos.com/">http://les-frigos.com/</a>).</p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">A due passi&#8230; <span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #333333;">a</span></span></span></span></em></strong>vanzate per bene lungo l’avenue de France e raggiungerete una delle più grandi biblioteche europee, la BNF (Bibliotheque Nationale de France). Oltre che per la sua ambiziosità architettonica che merita, dato che siete qui, almeno una rapida occhiata, la BNF è nota per contenere almeno una copia di ogni testo pubblicato in Francia negli ultimi 50 anni circa (non sono riuscito a verificare la data esatta).</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Periferie in mutamento</span> suona come  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BtS0rwQK_pI" target="_blank">Last Goodbye - Jeff Buckley</a>.</p>
<hr />Traduci il post&#8230;</p>
<div style="text-align: left; margin-top: 20px;"><a title="Translate Italian to Chinese" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento//&amp;langpair=it%7Czh-CN&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Chinese" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Chinese.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to English" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento//&amp;langpair=it%7Cen&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to English" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/English.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to French" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento//&amp;langpair=it%7Cfr&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to French" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/French.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to German" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento//&amp;langpair=it%7Cde&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to German" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/German.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to Greek" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento//&amp;langpair=it%7Cel&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Greek" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Greek.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to Japanese" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento//&amp;langpair=it%7Cja&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Japanese" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Japanese.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to Portuguese" rel="nofollow" href="http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento//&amp;langpair=it%7Cpt&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Portuguese" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Portuguese.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to Spanish" rel="nofollow" href="http://chicche.org/2010/06/23/periferie-in-mutamento//&amp;langpair=it%7Ces&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Spanish" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Spanish.jpg" alt="" /></a></div>
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		<title>In memoria di madame Guillottine.
</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 21:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono  in molti i viaggiatori che, passando per Parigi, non perdono occasione per una visita spirituale al Père Lachaise, il gotico e monumentale cimitero che ospita  le tombe di alcuni illustri personaggi della storia Francese ed Europea.
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float:none;clear:left;padding:0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button_count" share_url="http://chicche.org/2010/05/03/in-memoria-di-madame-guillottine/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHI</span></strong>: Giuliano</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-style: normal;">c</span></strong></span>ittà</em>: Parigi</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">CHE</span></strong>: Sono  in molti i viaggiatori che, passando per Parigi, non perdono occasione per una visita spirituale al Père Lachaise, il gotico e monumentale cimitero che ospita  le tombe di alcuni illustri personaggi della storia Francese ed Europea.</p>
<p>Questo enorme camposanto, che con i suoi tortuosi vialoni alberati rappresenta la superficie verde più grande della città, fu eletto come ultima dimora da nomi del calibro di Delacroix, Flaubert, Oscar Wilde (la cui tomba coperta di rossetto e graffiti è un monumento all’isteria adolescenziale) e, palma d’oro delle visite, il leader dei Doors Jim Morrison.</p>
<p>Non tutti sanno però che, a pochi metri dai portoni del cimitero, potreste incappare, con un po’ di fortuna, in un&#8217;altra illustre “lapide” che per importanza e atmosfera non ha nulla da invidiare alle sue più conosciute vicine.</p>
<p>Se siete incuriositi da questa premessa, una volta terminata la caccia alle vostre tombe preferite provate a uscire dall’ingresso principale del cimitero, su boulevard de Menilmontant e a discendere rue de la Roquette, giusto di fronte a voi.</p>
<p>Una volta raggiunto l’incrocio con la più modesta rue de la croix Faubin (non più di duecento metri) fermatevi e date un’occhiata intorno.</p>
<p>Alla vostra destra dovreste avere il cancello d’ingresso a un grande parco pubblico, guardato a vista da una coppia di grandi uccelliere in legno. Davanti a voi la strada scende per perdersi nel caos cittadino, di cui non si vede la fine, mentre alla vostra sinistra la Croix Faubin, più simile a un viottolo che non a una strada, sprofonda nell’anonimato di una zona residenziale.</p>
<p>Prima di mandarmi a quel paese e  tornare alla metro più vicina, date una rapida occhiata sotto i vostri piedi. All’altezza del passaggio pedonale dovreste trovare cinque lastre rettangolari disposte a croce, ben infossate nel cemento.</p>
<div id="attachment_2042" class="wp-caption alignright" style="width: 274px"><a href="http://chicche.org/wp-content/uploads/peugnez.jpg"><img class="size-medium wp-image-2042 " title="Place Roquette (da laroquette.site.voila.fr)" src="http://chicche.org/wp-content/uploads/peugnez-264x300.jpg" alt="" width="264" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Place Roquette (da laroquette.site.voila.fr)</p></div>
<p>Se tutto è andato bene, vi trovate su una delle piazze di esecuzione più prolifiche di Parigi, e le lastre che vedete non sono altro che i supporti per la ghigliottina che per oltre mezzo secolo servì fedelmente le esigenze repubblicane della più temuta tra le carceri cittadine, ed ora costituiscono la sola testimonianza di un capitolo nero della storia francese.</p>
<p>Ora concentratevi un attimo e non muovetevi, perché voglio tentare con voi un esercizio di ricostruzione visiva.</p>
<p>Pronti?</p>
<p>Osservate il porticato all’ingresso del parco che vi sta di fronte e abbattete tutti gli alberi che vedete, fino ad appianare l’intera superficie dell’area. Al loro posto cercate di figurarvi un grande e tozzo edificio grigio, i cui cancelli, guardati a vista da baffuti poliziotti in mantella, accolgono il triste e continuo viavai di gruppi di ragazzini, vestiti di pochi stracci. Avete appena ricostruito il carcere della piccola Roquette, la più grande prigione femminile e minorile di Francia, famosa per la sua estensione, la forma esagonale simile a quella di un bastione medioevale e gli interminabili corridoi, una rete lunga più di due chilometri.</p>
<p>Ora volgete lo sguardo in tutte le direzioni e provate ad eliminare la maggior parte degli edifici intorno a voi.</p>
<p>Immaginatevi circondati da una grande area rettangolare. Per comodità e drammaticità posizionate la nostra ghigliottina al centro di questa piazza, un tempo alberata.</p>
<p>Adesso avanzate una decina di metri sulla rue de la Croix Faubin e poi voltatevi in direzione del parco.</p>
<p>Fatto? Vi trovate ora sotto il portico di ingresso della Grande Roquette, dove un tempo venivano imprigionati i condannati a morte e i futuri deportati, e quei dieci metri che avete appena percorso sono il tratto di strada che divideva il futuro decapitato dal patibolo, di cui ora osservate i resti.</p>
<p>La prigione della grande Roquette, che, contrariamente a quanto si può credere, era di dimensioni decisamente più modeste rispetto alla sorella minore, deve il suo appellativo ad una triste ed immensa fama. Dal  1851 al 1899 fu infatti il centro di detenzione dei peggiori criminali provenienti da gran parte dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Île-de-France" target="_blank">Ile de France</a>. Figuratevi che il nome ufficiale della struttura era “Deposito dei Condannati”.</p>
<p>Chi vi entrava era sottoposto a condizioni detentive durissime e ne usciva solamente per essere trasferito nei campi di lavoro coloniale o, non di rado, davanti al patibolo.</p>
<p>La Grande Roquette fu abbattuta dopo quasi 50 anni di attività e ben 69 esecuzioni, nonché una delle più grandi fucilazioni pubbliche avvenute all’epoca della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comune_di_Parigi" target="_blank">Comune</a>. La Petite Roquette sopravvisse fino al 1974, quando fu demolita provocando non poco rumore nelle cronache locali.</p>
<p>Di quest’ultima struttura oggi non rimane altro che il grande porticato, che funge ormai da ingresso per un ridente giardino piantato verso la fine degli anni settanta e che, insieme alle cinque pietre sulle quali vi trovate, costituisce l’unica testimonianza di un macabro ma affascinante spaccato della storia parigina.</p>
<p><em>Un ringraziamento particolare a Thomas e a <a href="http://laroquette.site.voila.fr/">http://laroquette.site.voila.fr/</a> per le immagini e l’aiuto nella ricerca delle fonti</em></p>
<p><em>Un gros merci à Thomas et a </em><a href="http://laroquette.site.voila.fr/"><em>http://laroquette.site.voila.fr/</em></a><em> pour les images et l’aide à la recherche des ressourcés.</em></p>
<hr /><span style="color: #0000ff;"><strong> IN MEMORIA DI MADAME GUILLOTTINE</strong></span></p>
<p>Rue de la Croix Faubin, incrocio con Rue de la Roquette (<a href="http://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&amp;hl=it&amp;msa=0&amp;ll=48.861341,2.385385&amp;spn=0.005985,0.020707&amp;z=16&amp;msid=114117655123765677064.000485b7fabfcd8d25140" target="_blank">Guarda la mappa</a>)</p>
<p>Metro: Voltaire (linea 9  oro) o Père Lachaise (linea 2 blu)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em><span style="color: #0000ff;">Da sapere che</span></em></strong>: Le esecuzioni avvenivano all’alba. La ghigliottina, o “<em>Veuve</em>” (Vedova), veniva portata durante la notte, trasportata su un carro da un deposito situato a pochi isolati di distanza. Le teste dei condannati più illustri, come quella dell’italiano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Pranzini" target="_blank">Enrico Pranzini</a>, erano poi utilizzate per creare dei calchi utilizzati come maschere mortuarie. Se volete saperne di più, recatevi al <a href="http://www.prefecturedepolice.interieur.gouv.fr/La-prefecture-de-police/Service-de-la-memoire-et-des-affaires-culturelles/Le-musee-de-la-prefecture-de-polic" target="_blank">museo della prefettura di Polizia di Parigi</a>, dove potete “ammirare” alcune delle maschere sopravvissute al tempo.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;"><em>A due passi</em></span></strong>: Provate a scendere ancora lungo la Rue de la Roquette. Dopo una lunga passeggiata tra bistrot, kebab house e ristoranti cinesi sfocerete dritti dritti su Place de la Bastille.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">In memoria di Madame Guillotin</span>e suona come <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=o0MIFHLIzZY&amp;annotation_id=annotation_255832&amp;feature=iv" target="_blank">Johnny Cash – Ain’t no Grave</a></strong></p>
<hr /><a href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http://wp.me/pzYq3-vN//&amp;linkname=Un'architettura sconosciuta"><img src="http://static.addtoany.com/buttons/share_save_171_16.png" alt="Share" /></a></p>
<p>Traduci il post&#8230;</p>
<div style="text-align: left; margin-top: 20px;"><a title="Translate Italian to Chinese" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/inmemoriadimadameguillotine//&amp;langpair=it%7Czh-CN&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Chinese" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Chinese.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to English" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/inmemoriadimadameguillotine//&amp;langpair=it%7Cen&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to English" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/English.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to French" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/inmemoriadimadameguillotine//&amp;langpair=it%7Cfr&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to French" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/French.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to German" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/inmemoriadimadameguillotine//&amp;langpair=it%7Cde&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to German" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/German.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to Greek" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/inmemoriadimadameguillotine//&amp;langpair=it%7Cel&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Greek" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Greek.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to Japanese" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/inmemoriadimadameguillotine//&amp;langpair=it%7Cja&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Japanese" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Japanese.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to Portuguese" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/inmemoriadimadameguillotine//&amp;langpair=it%7Cpt&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Portuguese" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Portuguese.jpg" alt="" /></a> <a title="Translate Italian to Spanish" rel="nofollow" href="http://www.google.com/translate_p?u=http://chicche.org/inmemoriadimadameguillotine//&amp;langpair=it%7Ces&amp;hl=it&amp;ie=UTF8" target="_blank"><img style="cursor: pointer;" title="Translate Italian to Spanish" src="http://digilander.libero.it/iolecalblogspot/flags/Spanish.jpg" alt="" /></a></div>
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